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18 novembre 2017

Il progetto spaziale di Putin è decollato


Finalmente la Russia ha lanciato dal suo primo porto spaziale, il Cosmodromo Vostochny, il suo primo razzo. Questo, che fa parte di uno dei megaprogetti a firma del presidente Vladimir Putin, è stato afflitto da problemi fin dall’inizio, e, il lancio non ne ha fatto eccezione. Mercoledì, sotto gli occhi del presidente, il primo tentativo è andato buco, tanto che Putin irritato ha dovuto fermarsi un giorno in più e rimproverare i funzionari addetti. Il progetto dimostra i modi in cui la Russia non sia ancora riuscita a scrollarsi di dosso le vecchie abitudini del suo passato sovietico.

Putin ha ordinato la costruzione dello spazioporto nel 2007, nella regione di Blagoveshchensk, nell’estremo oriente russo. Il progetto è stato motivato politicamente: il vecchio spazioporto sovietico di Baikonur, si trova in Kazakistan. Dopo che l’Unione Sovietica è crollata, la Russia ha ereditato il programma spaziale dell’ex superpotenza e ha affittato l’impianto di Astana per 115 milioni di dollari all’anno.
Il contratto di locazione si esaurisce nel 2050, ma le autorità kazake non sono sempre state a loro agio con la disposizione, ed i funzionari hanno spesso parlato di rinegoziare l’accordo. Putin, nel frattempo, è sempre stato alla ricerca dell’autosufficienza: gran parte del programma spaziale russo è orientato verso la difesa e il Cremlino non voleva più dipendere da uno Stato straniero, seppur amico.

Il cosmodromo doveva iniziare ad operare nel 2015, ma i ritardi e il superamento dei costi previsti ne ha reso impossibile l’esecuzione. La corruzione è stata il singolo e più grande motivo: non è mai stato indetto nessun bando di gara e la maggior parte delle costruzioni sono dipese da imprese private. Un’indagine del 2015 del servizio di notizie russe RBC, ha rivelato che per i contratti di edificazione non era mai stata presentata un’offerta. Decine di uomini d’affari politicamente collegati, tra cui un vecchio amico di Putin, Gennady Timchenko, hanno preso in totale 4,6 miliardi di dollari per completare il progetto; ma alcuni di coloro che hanno ricevuto il denaro non sono riusciti ad eseguire il lavoro; altri sono finiti in tribunale per non aver pagato gli stipendi ai lavoratori.
All’inizio dello scorso anno, il revisore dei conti del bilancio della Russia ha stimato che durante la costruzione fossero stati sottratti 2 miliardi di dollari.

Vostochny-giugno2015

Il lavoro effettivo è iniziato nel 2012, ma l’anno successivo era già chiaro che alla scadenza il lavoro non sarebbe stato pronto. Putin sapeva che la corruzione stava succhiando dal progetto e ha insistito con dei procedimenti penali e con varie forze dell’ordine ha iniziato due dozzine d’indagini; ma non è mai stato incriminato nessuno, mentre il vice primo ministro Dmitry Rogozin, che supervisiona l’industria della difesa e aerospaziale, che gli è stata data la responsabilità personale del progetto, ha visitato il sito più di 50 volte per controllare lo stato dei lavori.
Infine, lo spazioporto è stato finito e mercoledì doveva innescare il suo primo lancio con un razzo che avrebbe portato in orbita tre satelliti. Il lancio era previsto per le ore 11:00. Putin ha preso posto alle 10:15. All’inizio tutto sembrava a posto, ma un minuto prima del decollo, il lancio è stato annullato per un malfunzionamento.
Frettolosamente il presidente ha indetto una riunione della commissione governativa durante la quale ha ricordato ai funzionari con le facce ceree, che i malfunzionamenti possono succedere, ma che lui non voleva aver a che fare con la “sciatteria e l’insufficiente controllo dei processi più elementari che sono così importanti in questo settore”.
“La Russia rimane il leader in termini di numeri di lancio – ha sottolineato PutinQuesto è un dato di fatto e questo va bene; ma abbiamo a che fare con un gran numero di malfunzionamenti e questo è un guaio”.

Dopo il discorso ha annunciato che si sarebbe fermato per vedere il secondo tentativo di lancio, previsto per le ore 05:00 del giorno successivo.
Così, come se la sua vita fosse stata appena salvata, Rogozin ha twittato: “Ce l’abbiamo fatta – aggiungendo la più sorridente emoticon possibile. Putin, tuttavia, non ha sorriso. Ha schiaffeggiato ironicamente Rogozin, ed ha rimproverato ancora una volta i capi del programma spaziale russo. Mercoledì, s’è scoperto che il guaio era derivato da un cablaggio difettoso del sistema di controllo della valvola del carburante.
Lo spettacolo di Putin ha fatto notizia, e i commenti sui social network sono stati di volta in volta celebrativi e sarcastici. Eppure, questo è tutto quello che è stato: uno spettacolo. Il nuovo spazioporto è ben lungi dall’essere in grado di sostituire Baikonur. Il prossimo lancio dal cosmodromo non è previsto prima del 2018, e anche allora non sarà pronto per razzi pesanti.

Come altri megaprogetti di Putin – le Olimpiadi di Sochi del 2014 e il ponte sullo Stretto di Kerch in Crimea, per citarne due – il cosmodromo mette in mostra lo schema familiare di come vengono fatte le cose nella Russia di Putin. I micro-magnati del presidente e gli uomini d’affari a lui collegati s’arricchiscono, pur facendo un lavoro scadente, e i burocrati sono più interessati a mettere su uno spettacolo propagandistico per Putin piuttosto che guardare agli effettivi risultati.
I progetti non esattamente falliscono, a volte, come nel caso dei giochi di Sochi, guardano al mondo come successi spettacolari; eppure, quando hanno le loro radici le imprese megalomani di Putin, lo spreco e l’inefficienza sono sempre massicce, forse più che in epoca sovietica.

Questo non si può cambiare con i rimproveri e le visite presidenziali ai cantieri edili, la Russia non ha ancora perso la mania del controllo statale e del furto associato, anche se durante il periodo sovietico è stata in grado di competere con le economie capitaliste; ma ora che la Russia è sotto pressione economica – proprio come l’Unione Sovietica alla fine del 1980 – ha disperatamente bisogno di liberarsi da quelle catene.

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