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23 settembre 2017

Lo specchio e Biancaneve


La Russia, ancora prima dell’invasione dell’Ucraina nel 2014, ha sempre messo in mostra una sistematica politica di gravi provocazioni e minacce contro gli obiettivi militari degli Stati Uniti, Europa e Giappone, fino ad includere quelle nucleari. La loro regolarità e pervasività, con i pericolosi incrementi d’attività negli ultimi due anni, indicano che sono parte di un sistema politico. Il 14 aprile un aereo russo ha eseguito un “virata” a 100 metri da un volo di ricognizione americano RC-135; in data 11 e 12 aprile aerei russi hanno simulato attacchi contro la USS Donald Cook nel Mar Baltico; nel mese di ottobre 2015 un jet della US Navy ha intercettato due jet TU-142 russi mentre volavano a 500 metri dalla portaerei USS Ronald Reagan nel Pacifico, e nel mese di giugno un jet S-24 ha volato nel raggio di 500 metri da una porta aerei americana nel Mar Nero. Nel frattempo, il Giappone sta rimescolando i suoi combattenti a livelli di Guerra Fredda per rispondere alle intrusioni dei bombardieri russi e degli aerei cinesi nel suo sud. Mosca ha anche lanciato numerose sonde sottomarine contro la Svezia, la Finlandia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, e ha minacciato la Svezia e la Danimarca con le armi nucleari. Queste sono tattiche standard per i russi.

Nel 2008, il ministro degli Esteri Lavrov e gli altri funzionari del suo gabinetto, hanno minacciato la Polonia di attacchi nucleari se Varsavia avesse accettato le difese missilistiche americane, e nel 2009, le esercitazioni russe contro la Polonia sono culminate in un attacco nucleare simulato su Varsavia; mentre nel 2010 in Asia, Mosca ha effettuato un attacco nucleare simulato contro l’esercito cinese.
Pertanto, ci viene spontaneo chiederci “perché la Russia ama vivere così pericolosamente?”. Ci sono diverse risposte che gli stessi russi suggeriscono: in primo luogo, le minacce proclamate ad alta voce e le foto che suscitano ansia o proteste in Occidente, aiutano Mosca a rafforzare la sua auto-percezione di potenza militare invincibile, di Nazione impossibile da affrontare e che spaventa il decadente Occidente; ma altrettanto importante è che l’immagine d’invincibilità e di capacità di minacciare gli altri impunemente gioca bene anche in casa. Dal momento che Putin non può più offrire “pane”, cioè progresso economico, ora offre “circhi”, vale a dire a buon, ma rischioso mercato, le avventure all’estero che, tuttavia, rendono apparentemente forte la Russia.

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Tali azioni e minacce rafforzano la perenne necessità dell’élite russa di trovare conferme della sua postura di bronzo per arrivare ad avere sostegno interno. In questo senso, questi episodi assomigliano allo specchio della regina cattiva della favola di Biancaneve, che costantemente si specchiava chiedendo chi fosse la più bella del reame. Le esercitazioni sono come un narcotico per l’élite e per il popolo. In secondo luogo, questi episodi che hanno le loro radici sovietiche, se non zariste, rappresentano sforzi offensivi o sfacciataggine con l’intenzione di spaventare la NATO con le minacce nucleari, ma in particolare, con il solo scopo di spaventare i governi occidentali e le loro popolazioni.

Tuttavia, una tale analisi genera a sua volta una terza osservazione. La Russia si comporta in questo modo perché è, come innumerevoli osservatori hanno scritto o detto, uno stato mafioso o governato come la mafia. In questo contesto, è del tutto evidente che il segno distintivo del regime di Putin in patria e all’estero è diventato, se non lo è sempre stato, l’intimidazione. Queste tattiche evidenziano che la psicologia e il carattere del regime sono essenzialmente derivati dalla cultura dell’intimidazione. Andrei Soldatov e Irina Borogan hanno ben disegnato il regime di Putin: “il suo sistema è tutto intimidazione, il più delle volte come strumento di controllo usa la reale coercizione”.
Ma dal momento che l’intimidazione esprime un rapporto psicologico tra le parti coinvolte, ha perfettamente senso che gli scrittori russi, anche prima della guerra in Ucraina, usassero la guerra dell’informazione e la manipolazione mirata, come l’elemento più importante della guerra moderna, creando degli stati psicologici particolari. Di conseguenza, le intimidazioni continuano, le sonde sono regolari, come ad esempio nel Baltico, e servono, tra i tanti obiettivi, a mantenere psicologicamente fuori equilibrio le popolazioni e i leader dei paesi target.

Nella riunione di Monaco in Germania sulla sicurezza del 2015, i generali russi hanno espresso ai delegati occidentali che ogni sforzo della NATO per riprendere la Crimea sarebbe stato considerato come un attacco e avrebbe innescato “uno spettro di risposte nucleari”. A parte l’ovvia minaccia fisica e il quoziente d’intimidazione, le informazioni veicolate in questo caso, volevano manipolare le reazioni psicologiche degli avversari e di conseguenza le loro politiche che ne derivano. Per molti aspetti, queste tattiche pericolose rappresentano degli sforzi per dimostrare il maschilismo e la virilità russa, e vogliono mettere in evidenza il fatto che la Russia è disposta a vivere pericolosamente, ma rappresenta anche della spavalderia perché sa che l’Occidente non risponderà o non s’abbasserà. Se gli Stati Uniti o qualcun altro dovesse agire per legittima difesa ed effettivamente abbattesse un aereo russo, Putin a quel punto dovrà raddoppiare la sua scommessa o essere esposto come un giocatore d’azzardo.

La Russia può guadagnare dei punti temporanei da tali attività narcotiche; ma l’aumento della posta in palio porta il tossicodipendente alla ricerca di una quantità maggiore di farmaco, e, la troppa ingestione finisce quasi sempre con la morte del tossicodipendente o con una malattia grave. Quindi dobbiamo chiederci per quanto tempo Putin può permettersi di vivere pericolosamente?

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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