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26 settembre 2017

La Russia vira a destra o a sinistra


A volte è molto difficile capire da quale parte sta pendendo il governo russo, ci sono delle decisioni che fanno ben sperare, ma sono inevitabilmente subito deluse dalla successiva mossa del governo.
Un passo avanti e due passi indietro è spesso il modo in cui si muovono le politiche di ogni paese, ma con la Russia il percorso è più casuale.
Prendiamo per esempio l’HIV / AIDS. Il numero dei casi diagnosticati in Russia è ora di più di 1 milione, il governo, dopo decenni che in questo campo non ha fatto nulla, ora, per evitare un acuirsi della crisi, è in procinto di emettere una nuova politica che affronterà considerevolmente il problema.

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Anche se ha i suoi difetti, il progetto politico è stato universalmente salutato, a partire dalle ONG e le organizzazioni sanitarie, come un passo in avanti positivo di un governo che fino ad oggi ha dimostrato poco più che indifferenza verso le persone con l’HIV – in particolare i gruppi più vulnerabili, gli utenti che usano droghe per via endovenosa e i lavoratori del sesso. Le carenze del nuovo progetto includeranno il continuo fallimento di sanzionare le pratiche che sono standard in Occidente, come i programmi con il metadone, ma è la prima volta da anni, che il ministero della salute ha affrontato l’epidemia in modo significativo per tenerla sotto controllo.
Normale, che quando si vede un cambiamento sismico come questo, in una direzione positiva, ti fa pensare che le cose in Russia stiano girando e che cominci ad apparire un volto più umano. Dopo tutto, ci sarà anche un corso di educazione sessuale per gli studenti universitari che si propone d’insegnare come si trasmette il virus: questo è un enorme passo avanti, considerando che la Chiesa ortodossa predica l’astinenza come migliore forma di prevenzione.

Purtroppo però, la sensazione di speranza e di ottimismo è di breve durata. La nomina di Tatyana Moskalkova, come difensore civico russo dei diritti umani, ha spento la candela molto rapidamente.
Moskalkova è stata un importante generale del ministero degli interni russo e ha ricevuto una pistola con incise sopra le sue iniziali per i servizi resi. Poi ha aderito al partito filo-governativo, Russia Giusta, e ha vinto un seggio in parlamento, dove ha sostenuto leggi, come il divieto di adozioni di bambini russi da parte di americani e ha sostenuto la prigionia delle due ragazze di Pussy Riot; ha proposto un disegno di legge destinato a punire le “violazioni della morale”, ma è stato respinto, e nel contempo ha anche cercato di far rinominare l’Ufficio federale di sicurezza dopo la Ceka – la prima incarnazione della polizia segreta sovietica, che era sinonimo di omicidi diffusi, tra cui la campagna del “Terrore Rosso” del 1921 sotto Lenin. Le stime del numero di persone uccise durante quel periodo è di oltre un milione e mezzo.

Per difendere la sua nomina, Moskalkova ha sostenuto che uno dei compiti più importanti sarà quello di contrastare le “strutture occidentali e americane” che utilizzano i diritti umani come “arma di ricatto, la speculazione, le minacce e i tentativi di destabilizzare e mettere pressione sulla Russia”.
Alcun critici segnalano che Moskalkova sia “una grande persona, ma il suo lavoro nella polizia sovietica e nella polizia sotto Eltsin non possa darci alcuna ragione di pensare che lei sia in grado e voglia difendere i diritti umani”.
Lei invece afferma che si concentrerà sulla protezione dei diritti socio-economici russi, come i pagamenti degli stipendi, le pensioni e l’assistenza medica – un ordine del giorno che è in linea con i temi che molto preoccupano i russi; ma non fa ben sperare le ONG, i gruppi per i diritti umani e gli attivisti per i diritti civili.

Il suo precedente sostegno nel definire le ONG (che lavorano per i disabili, cronici o malati mentali, gli orfani, i lavoratori del sesso, tossicodipendenti e altri gruppi vulnerabili) che ricevono finanziamenti esteri come agenti stranieri, presta peso alla paura della comunità dei diritti umani che questo sia davvero un grande passo nella direzione sbagliata.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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