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24 settembre 2017

Divagazioni su Minsk 2


Qualcosa mi sfugge: o ci sono funzionari che sono in malafede, o non capiscono niente. Gli altamente stimati rappresentanti occidentali, sostenendo che non c’è alternativa, insistono che l’Ucraina debba modificare la Costituzione; introduca uno “status speciale” per i territori occupati dai separatisti filo-rusi di Donetsk e Lugansk; dichiari l’amnistia per i militanti; metta in esecuzione già a luglio di quest’anno le elezioni nelle “zone speciali del Donbas” e definisca entro il 31 di dicembre le altre disposizioni degli accordi di Minsk, come la formazione della “milizia popolare” con i gruppi dei banditi, sottolineano che l’Ucraina, se dovesse esitare ad adempiere ai punti suddescritti, potrebbe essere punita – sia politicamente che finanziariamente.
Quanto alla Russia, i funzionari occidentali sostengono che richiamerà le sue truppe dopo che si saranno tenute le elezioni nel Donbas – forse diventeremo testimoni della prima volta nella storia russa che Mosca ritira volontariamente il suo esercito da un territorio straniero – dopo, insistono i quadri occidentali, l’Ucraina potrà effettuare le sue riforme di successo e cominciare a vivere in modo normale: ciò sconfiggerà la Russia imperiale e renderà tutti gli abitanti del Donbas fedeli allo Stato ucraino ...

Beh, tutto questo, per alcuni politici ucraini, suona convincente; ma non riesco a spiegarmi due cose: primo, i molto stimati rappresentanti occidentali hanno mai studiato la storia russa? Secondo, hanno nel cervello un senso logico di base?
Guardiamo un po’ di storia. Nel 1938, dopo che Berlino aveva orchestrato la “primavera tedesca” dei Sudeti della Cecoslovacchia, e le autorità avevano schiacciato una rivolta dei nazisti locali sostenuta dall’estero, i leader britannici e francesi, in nome della pace e della stabilità, hanno persistentemente chiesto a Praga di concedere immediatamente ai sudeti uno “status speciale” e un’amnistia ai ribelli. Infine, il governo cecoslovacco ha ceduto e ha aderito alle richieste della comunità internazionale; queste adesioni e sottomissioni hanno bloccato l’espansionismo di Hitler? No! La Germania è riuscita a far digerire alle democrazie leader d’Europa la partizione della Repubblica cecoslovacca e a prendersi una gran parte del suo territorio. Lasciando i cechi in asso, il premier britannico Neville Chamberlain, ha sostenuto che assecondando la Germania di Hitler si sarebbe garantita la pace e la prosperità alle generazioni future. Meno di un anno dopo, è scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, nella quale i nazisti hanno usato molte armi e impianti industriali cechi.

“La fedeltà” e “vittoria grazie alle riforme“. Gli arabi che vivono in Israele o lavorano sul suo territorio godono di un tenore di vita incomparabilmente superiore alla stragrande maggioranza della popolazione dei paesi arabi vicini; ma tutti coloro che hanno visitato “Medinat Yisrael” hanno visto che gli elevati standard di vita non stanno garantendo la fedeltà a coloro che glieli hanno forniti. La Corea del Sud ad esempio, con i suoi innegabili successi economici e la Corea del Nord con la sua povertà e le armi nucleari: il Sud democratico e benestante ha per caso preso il sopravvento sull’affamato e totalitario Nord? La Corea comunista è diventata meno aggressiva? La sua popolazione sta lottando per avere una democrazia?

Un altro excursus storico. Il Cremlino, quando era al potere Nikita Krusciov e si preparava alla destalinizzazione, ha ritirato le proprie truppe da alcuni territori stranieri: dalla base Porkkala-Udd, in Finlandia, nel 1955-56 e da Port Arthur, in Cina, nel 1955. Mentre i successivi ritiri russi – Cuba, Afghanistan e paesi centrali europei – sono accaduti per la forte pressione americana assieme a quella di altri stati democratici. Non c’è da meravigliarsi che i propagandisti di Putin, odino Krusciov così tanto – non solo per la Crimea – che in realtà, non è stato lui, ma Malenkov e Voroscilov che l’hanno ceduta all’Ucraina Sovietica – ma perché si è allontanato dalle tradizioni imperiali russe.

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Facciamo un’ipotesi. L’Ucraina modifica la sua Costituzione, concede l’amnistia ai terroristi, li legalizza e stabilisce un’enclave che di fatto è indipendente dal governo centrale di Kiev. Quale potrà essere la reazione dei russi e delle forze filo-russe di tutto il mondo? Tutto sarà visto come una grande vittoria dello zar Putin, un trionfo storico del neo-totalitarismo russo, una sconfitta della rivoluzione della dignità e la prova che lo Stato ucraino non è indipendente. Di conseguenza, questo inciterà la Russia a compiere ulteriori aggressioni – non solo contro l’Ucraina.

Immaginiamo ora il contrario: l’Ucraina non modifica la Costituzione, non concede l’amnistia ai terroristi, non li legalizza ecc…, quindi provoca le democrazie occidentali a togliere determinate sanzioni alla Russia e forse ad imporne qualcuna all’Ucraina. Quale sarà la reazione dei russi e delle forze filo-russe in tutto il mondo? Loro riterranno che questa sia la prova che lo zar Putin è nel giusto, come è corretta la sconfitta della rivoluzione della dignità, e utilizzeranno l’accaduto come prova che l’attuale dirigenza ucraina sta operando illegalmente, incoraggiando in questo modo una nuova aggressione russa – non solo contro l’Ucraina.
In altre parole, qualsiasi scenario connesso con il rispetto o no degli accordi di Minsk, porterà ad un incoraggiamento dell’aggressività del Cremlino.

Forse, c’è qualcosa che non so? Per esempio, perché Putin improvvisamente si è trasformato in un irremovibile pacificatore e i terroristi filo-russi, tanto per iniziare, non si sono sinceramente pentiti dei loro crimini ? Forse che io non riesca a capire che l’economia ucraina nel giro di pochi anni possa arrivare a numeri interessanti, e tutti coloro che ora sono nostalgici dei 2,20 rubli per una salsiccia, aspireranno ad essere cittadini ucraini? Ebbene, i miracoli accadono; ma è il caso che succedano collegati alle “zone speciali” del Donbas, dove sono in esecuzione assassini e terroristi macchiati di sangue?

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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