Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

18 novembre 2017

Dove ci conduce Obama?


La guerra nel Donbas non è solo un grande disastro per l’Ucraina, ma mette in una posizione scomoda sia l’Europa che gli Stati Uniti. Oggi, mentre i leader mondiali non possono fare nulla per impedire l’aggressione russa contro l’Ucraina, rimane sempre più attuale l’importante questione della pace nel mondo. A questo proposito, è da sottolineare che, quando si erano iniziate le discussioni per una soluzione alla crisi ucraina, s’è utilizzato il formato Normandia – Germania, Francia, Ucraina e Russia – in cui Kiev è rimasta da sola di fronte a Vladimir Putin e ai suoi “amici”, è stato compiuto un grossolano errore, allora sarebbe stato più corretto usare un formato Budapest – Stati Uniti, Regno Unito, Ucraina e Russia.

Ma sia come sia, ora Barack Obama, per costringere Kiev ad adempiere gli obblighi di Minsk, un sottoprodotto del formato Normandia, ha iniziato ad inviare i suoi funzionari in Ucraina che, sommati al fatto che l’Occidente da più di un anno sta cercando d’imporre a Kiev le volontà di Mosca, non potevano che ampliare i dictat di Bruxelles e Washington.
Come è ben risaputo, le dichiarazioni di un possibile dispiegamento di una missione di polizia dell’OSCE nel Donbas sono avvenute ben prima della visita dei funzionari americani, e Putin e Poroshenko sembravano in gran parte d’accordo sulla questione. Ma allora, dovremmo aspettarci le elezioni?20150212-teste-di-minsk

 

– Abbiamo informato il presidente Petro Poroshenko e il ministro degli esteri Pavlo Klimkin – ha spiegato il 27 aprile Victoria Nuland a Kiev – che il presidente Barack Obama sostiene la piena attuazione degli accordi di Minsk, la de-occupazione del Donbas e che rimarranno in essere le sanzioni contro la Russia per l’occupazione della Crimea.
A seguito di questa incoraggiante dichiarazione, anche se formale, abbiamo udito delle altre controverse notizie.
Durante l’incontro con i rappresentanti dei gruppi parlamentari, Nuland ha trasmesso la richiesta del dipartimento di Stato (?) che l’Ucraina deve introdurre le modifiche alla Costituzione e concedere lo status “speciale” ai territori occupati.
Obiettivamente, parlare di elezioni nel Donbas è una farsa totale. D’altra parte, gli accordi di Minsk sono stati scritti, firmati e riconosciuti dal governo ucraino; ma questi accordi, al punto 10°, prevedono il ritiro delle truppe straniere (russe!), i mercenari e l’interruzione delle forniture di armi ai territori occupati.

Se l’Ucraina dovesse decidere di fare le modifiche costituzionali e concedere lo “status” speciale ai territori occupati dai separatisti, la Russia subito dopo, potrebbe riaffermare, come ha sempre sostenuto, che lei non ha mai dichiarato e nemmeno riconosciuto d’avere soldati o armi nel Donbas, lasciando all’Ucraina l’incombenza di risolversi da sola il problema. Sorprendentemente, molti politici ucraini, stanno ora sposando l’idea che l’Ucraina, se le truppe straniere dovessero lasciare immediatamente il territorio occupato nel Donbas, abbia l’obbligo di tenere le elezioni locali; questo però, si basa su un’errata percezione della classe politica ucraina o forse è solo un loro pio desiderio: la Russia mai si ritirerà dall’Ucraina, o lascerà liberi i territori che ora occupa!

Ho girato la questione a due funzionari ucraini, a Hanna Gopko, il presidente della Commissione Affari Esteri della Verkhovna Rada, la quale sostiene:
I funzionari esteri vogliono che l’Ucraina elimini tutti gli argomenti che la Russia potrebbe obiettare nell’accordo di Minsk, cioè l’Ucraina dovrebbe discutere e approvare in parlamento la legge che consenta le elezioni nei territori temporaneamente occupati. Ma noi sappiamo che le elezioni dovrebbero essere condotte con il coinvolgimento della Commissione di Venezia e dell’OSCE, per cui abbiamo bisogno d’esporre chiaramente il nostro punto di vista”.
“Siamo consapevoli che, date le divisioni in seno all’UE e il desiderio di alcuni paesi di abolire le sanzioni perché danneggiano le loro economie, il tasto “sanzioni e il loro rinnovo” sia una questione delicata; ma noi prima dobbiamo valutare la posizione del nostro parlamento e l’impatto locale, cioè, se l’Ucraina può fare questa mossa politica e se questa legge elettorale potrà soddisfare tutti gli standard dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (ODIHR). Inoltre, abbiamo bisogno che la Russia crei le specifiche condizioni di sicurezza in un momento antecedente le elezioni, in parole povere dovrebbe ritirare tutte le sue truppe, le armi e concedere la supervisione del territorio occupato agli osservatori internazionali. E qui vogliamo sottolineare in modo molto chiaro: senza l’attuazione di queste condizioni, le elezioni non possono essere indette nei territori occupati. Quali candidati dei partiti ucraini potrebbero partecipare alle votazioni, considerato che il territorio pullula di banditi? Dobbiamo avere nel periodo pre-elettorale tutte le condizioni di sicurezza.

Potremmo eventualmente dire: cari amici, la legge è stata approvata, ma le elezioni si terranno solo dopo che saranno rispettate le condizioni di cui sopra. Questo aspetto è stato chiaramente articolato durante il nostro incontro con Victoria Nuland, dove abbiamo anche sostenuto che le modifiche costituzionali e la decentralizzazione non possono essere approvate prima della realizzazione di tutte le condizioni di sicurezza, cose che la Russia finora non ha mai adempiuto.
“Ciò chiaramente crea un problema enorme, in quanto bisogna prima determinare in che modo fare pressione sulla Russia. Uno strumento potrebbe essere l’estensione delle sanzioni fino a gennaio 2017; ma la mia domanda è, come potranno obbligare la Russia a ritirare le sue truppe, quando in realtà il suo vero interesse è quello fare elezioni fasulle per legalizzare i suoi rappresentanti ? Nel frattempo, le elezioni finte, senza la partecipazione dei partiti politici ucraini non sono assolutamente nell’interesse dell’Ucraina, e questa proposta non passerà mai nel parlamento ucraino. Pertanto, in parlamento dobbiamo fare una distinzione, tra l’adozione della legge nei territori occupati temporaneamente, rispettando tutti gli standard dell’ODIHR, e le elezioni, che richiedono il soddisfacimento di un certo numero di condizioni, tra cui il miglioramento della situazione della sicurezza e il ritorno del controllo del confine russo-ucraino a Kiev. Per quanto riguarda la legge sull’amnistia, questo è un altro enorme problema e oggetto di accesi dibattiti.

“L’Unione europea e gli Stati Uniti sono confusi: non hanno nessuna necessaria comune strategia per fare pressione su Putin e fargli rispettare le disposizioni degli accordi di Minsk. Così, quando i funzionari stranieri ci dicono: “mettete insieme un po’ di volontà per adempiere ai vostri obblighi”, noi rispondiamo, che senza che siano soddisfatte le prime due condizioni, non può essere fatto nulla, in quanto sarebbe solo un’imitazione e non una soluzione del conflitto”.

Mariana BETSA, la portavoce del ministero degli Affari Esteri dell’Ucraina, è il secondo funzionario che ha accettato di rispondere ai nostri quesiti:
L’Ucraina è profondamente preoccupata per il continuo deterioramento della situazione della sicurezza in alcuni distretti delle regioni di Donetsk e Lugansk, principalmente causato dal crescente numero di provocazioni dei militanti delle illegali formazioni armate, con il sostegno della Federazione Russa, contro l’esercito ucraino.
“La Russia, quale firmataria degli accordi Minsk, alla data del 26 aprile 2016, non ha ancora soddisfatto nessuna delle disposizioni degli accordi, il più importante dei quali, è la de-escalation e un cessate il fuoco completo. La situazione nel Donbas rimane estremamente tesa lungo tutta la linea di contatto.

“Le continue violazioni degli accordi di Minsk da parte della Federazione Russa minano gli sforzi dell’Ucraina e della comunità internazionale per riportare la pace e la sicurezza in alcuni distretti delle regioni di Donetsk e Lugansk. L’Ucraina continuerà ad impegnarsi in linea con gli accordi di Minsk e farà tutti i suoi sforzi per la loro piena attuazione. Inoltre, noi continueremo ad aderire alla posizione di principio che, la chiave per attuare con successo gli aspetti politici, sociali, economici e umanitari degli accordi Minsk sia un’implementazione completa del loro pacchetto militare e di sicurezza”.

Tags: , , , , ,

Rispondi

Altre storie da- L'angolo delle interviste

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.