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23 settembre 2017

A cosa punta l’Occidente?


In questi giorni, seppur nel periodo delle feste pasquali ortodosse, sembra che l’Occidente, affinché l’Ucraina adempia gli obblighi derivanti dagli accordi di Minsk nel più breve tempo possibile, abbia ripreso a pressurizzarla. Nel frattempo, né la Russia – come firmataria – né la Russia, come supporto ai separatisti, non ha soddisfatto nemmeno le prime due condizioni fondamentali dell’armistizio: il cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti dalla linea di contatto.

I ministri degli esteri di Germania e Francia, Frank-Walter Steinmeier e Jean-Marc Ayrault, durante la loro visita a Kiev alla fine di febbraio, hanno parlato della necessità che l’Ucraina rispetti gli accordi di Minsk, modifichi la Costituzione e faccia passare in parlamento le leggi sulle elezioni e l’amnistia.
Ora, con l’intervento dei presidenti delle commissioni degli affari esteri di Germania, Francia e Polonia – Norbert Roettgen, Elizabeth Guigou e Grzegorz Schetyna, rispettivamente – ai quali s’è unita l’assistente Segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici, Victoria Nuland, la pressione sull’Ucraina sta aumentando.
Nel corso di una conferenza stampa Roettgen, ha sottolineato la necessità d’attuare la legislazione per le elezioni locali nel Donbas.

L’Ucraina non deve semplicemente aspettare il tempo di quando la Russia adempierà ai suoi obblighi derivanti dagli accordi Minsk; ma deve essere attiva e dimostrare che è pronta a soddisfare le richieste e preparare la legislazione, compresa una nuova legge elettorale che consenta le elezioni nelle regioni dell’Ucraina orientale – ha sostenuto il presidente tedesco della commissione per gli affari europei.
A sua volta, il polacco Schetyna, ha esortato i parlamentari ucraini a trovare una via d’accordo per dare inizio al processo elettorale, in modo che “i partiti ucraini trovino un parere condiviso sulla situazione”. Questo, secondo il politico polacco, dovrebbe diventare il punto di partenza per il cessate il fuoco nel Donbas e la soluzione pacifica del conflitto.
Guigou, ha anche osservato che non è negli interessi degli ucraini continuare a rinviare le modifiche agli emendamenti costituzionali.16779813434_4cf12a1f20_b

Rispondendo alla domanda dei giornalisti, il deputato tedesco ha osservato che deve essere tracciata una linea di divisione tra l’approvazione della legge elettorale e lo svolgimento reale delle elezioni. Naturalmente, l’elezione può essere tenuta solo quando nella regione è tornata la pace, e quando la gente può “andare a votare liberamente”.
Tuttavia, nessuno degli ospiti stranieri ha spiegato come garantire lo svolgimento, secondo la legislazione ucraina, delle elezioni nei territori occupati, o se sarebbero state effettuate nello stesso modo in cui s’è tenuto “il referendum in Crimea” o meglio.

Vorrei ricordare che nel mese di gennaio, Nuland ha incontrato l’aiutante di Putin, Vladislav Surkov a Kaliningrad, dove i due hanno discusso degli accordi di Minsk. Ciò ha indotto Mykhailo Basarab, uno scienziato politico ucraino, a scrivere: “Brutte notizie per i deputati: Nuland sta lanciando un attacco enorme sui leader delle fazioni … Le elezioni nei territori occupati: chi potrebbe dubitarci?”.
Ma allora viene spontanea una domanda: perché in Europa e in America non forzano la Russia e i suoi fantocci separatisti a soddisfare i primi due paragrafi degli accordi di Minsk, e poi pensare schiacciare l’Ucraina? Attualmente sembra che i partner occidentali ucraini abbiano deciso di pressare il più debole. Inoltre, tutti gli esperti, gli stessi europei e americani, condividono l’opinione che, nelle condizioni attuali, sia impossibile tenere le elezioni nel Donbas.

D’altra parte, una tale elezione senza il controllo dell’Ucraina e dell’OSCE significherebbe effettivamente la legittimazione del regime criminale esistente nel territorio occupato. Questo sarebbe come nutrire e allevare una vipera nel seno dell’Ucraina, e, dopo ciò, la Russia diverebbe libera di manipolare l’Ucraina come vuole. È questo l’obiettivo dell’Occidente? O è la ripresa degli affari con la Russia a tutti i costi?

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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