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18 novembre 2017

La destabilizzazione russa dell’Ucraina


Negli ultimi mesi, a causa della relativa calma nella guerra russo-ucraina nel Donbas, molti osservatori occidentali hanno cominciato a classificare questo confronto come un altro “conflitto congelato” su un territorio dell’ex Unione Sovietica. Eppure, anche se le azioni militari russe su larga scala si sono acquietate, questa analogia è fuorviante: non tutti in Occidente capiscono che Mosca, al fine di mettere in ginocchio il traballante Stato ucraino
utilizza attivamente tre strumenti:
i. l’Ucraina è vittima (anche se informale) di una “tradizionale” aggressione militare russa, che seppur ridotta, continua ancora;
ii. Kiev soffre gravi conseguenze economiche per questa classica guerra;
iii. il Cremlino – come parte della sua guerra “ibrida” – è un vettore disarmato di attacchi multilivello contro l’Ucraina, visti solo in parte dall’Occidente.

Tutte queste attività – le sanzioni economiche, operazioni dei servizi di sicurezza, campagne di propaganda, attacchi informatici mirati, scontri diplomatici e pressione politica – attentamente coordinate e parzialmente nascoste, riescono, con l’applicazione di una vasta gamma di diversi metodi non militari, a minare lo Stato ucraino. Ad esempio, Mosca ha creato per i suoi regimi fantoccio nel Donbas uno dei più grandi eserciti di carri armati in Europa – di gran lunga più grande del parco mezzi dell’Ucraina o della Germania.
L’enorme e rapido accumulo di forza militare delle cosiddette “repubbliche popolari” non serve probabilmente solo per preparare una nuova offensiva militare; ma, in senso militare, serve per incutere una permanente minaccia su Kiev, viene utilizzato principalmente per proiettare l’autorità del Cremlino in Ucraina orientale.20150214_FBD001_0

L’inserimento russo di due stati pseudo-satelliti nel Donbas e il significativo dispiegamento di forze russe lungo il confine russo-ucraino, non concede alla società ucraina la possibilità di concentrarsi sui suoi problemi interni: la pericolosa situazione a oriente esaurisce risorse fisiche, finanziarie e umane che, invece che per altri pressanti esigenze, vengono utilizzate per rafforzare la capacità di difesa del paese.
Ma, forse l’aspetto più importante della guerra “ibrida” del Cremlino non è il suo impatto diretto sull’Ucraina, ma piuttosto sull’aspetto psico-sociale, politico, economico e di calcolo che vige al suo interno: gli ucraini nel corso di molti anni con una tale continua incertezza, in mezzo a periodi di calma e tensioni, guerra e pace, instabilità e silenzio, si esauriranno da soli.

Ciò dovrebbe portare, in particolare, costante instabilità in quelle regioni di lingua russa che confinano con la Russia, lungo il Mar Nero e il Mar d’Azov. Gli imprenditori locali e i laureati potrebbero essere in imbarazzo – non so in futuro, ma gli attivisti della società civile potrebbero essere paralizzati, così come i partner internazionali – mentre gli investitori stranieri verranno presi dalla paura.
Questa tattica, dopo tutto, nella misura in cui tutto s’annega nell’isolamento, la depressione, la radicalizzazione e la violenza, deteriorerà i territori della cosiddetta “Nuova Russia”, cioè l’Ucraina sud-orientale, e, con la logica dell’approccio del Cremlino, questa regione stanca e asfittica dovrebbe prima o poi girarsi verso Mosca.
La guerra “ibrida” di Mosca dovrebbe distrarre Kyiv dalle riforme necessarie e, in certo senso renderle prive di significato.

Senza dubbio, i principali fattori interni, come la vitalità delle reti di corruzione oligarchiche, la criminalità tra i funzionari e la venalità di molti politici, sono i principali responsabili del fallimento delle riforme in Ucraina; ma gli effetti della multi-livelli guerra “ibrida” russa contro lo Stato ucraino, l’economia e la società civile spiegano in gran parte il fatto del fallimento degli sforzi ucraini nel campo delle riforme; lo sviluppo e l’attuazione delle quali sono costantemente compromessi dalle vessazioni economiche, politiche, psicologiche, militari e diplomatiche della Russia.
Anche una riformata Ucraina un domani rimarrà uno Stato disfunzionale e sottoposto a continue minacce, pressioni e sabotaggi russi. La Russia è troppo vicina, molto potente e spietata ed ha troppo confine con l’Ucraina per poter pensare che Kiev possa semplicemente tagliare i canali con il suo vicino.
La guerra del Cremlino prende tre piccioni con una fava:
– innanzitutto, impedisce il consolidamento, il recupero e l’europeizzazione dell’Ucraina, ma allo stesso tempo pone un modello orientale slavo come alternativa al sistema di Putin.
– in secondo luogo, Mosca indebolisce il progetto europeo d’integrazione perché l’UE per molti anni, dovrà investire ingenti somme in Ucraina per mantenere intatte le funzioni di base dello Stato.

– in terzo luogo, se le sue tattiche di destabilizzazione e di frustrazione nel sud-est dell’Ucraina avranno successo, il Cremlino si è costituito la base per una nuova espansione territoriale.
Sono sufficienti le sanzioni imposte alla Russia, quando tutti gli esperti di Bloomberg affermano che da quest’anno le stesse dovranno essere per “forza” tolte o rese più morbide,
e che da novembre, in coincidenza con le elezioni presidenziali americane, Washington è costretta ad allentarle, mentre l’Europa potrebbe già iniziare a sollevarle a luglio 2016? In termini concreti, alla fine dei conti, l’Occidente cosa ha fatto contro la guerra russa in Ucraina?

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