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23 settembre 2017

Cosa ci si aspetta in Ucraina?


A seguito dei miei testi di ieri “La destabilizzazione russa dell’Ucraina”, e “A cosa punta punta l’Occidente” ho interpellato telefonicamente nel pomeriggio di ieri, Nikolas Gvosdev, un professore di studi sulla Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, ponendogli alcune domande chiave.
D. Come vede oggi la situazione in Ucraina?
R. In Ucraina orientale oggi vige una pace precaria, dove le forze separatiste controllano una delle principali aree industriali del paese. Il protocollo di Minsk II, firmato da Ucraina e Russia alla fine del 2015, chiedeva la possibilità di elezioni locali per la regione del Donbass; ma nessuna data precisa è stata fissata e gli scontri continuano, mentre centinaia di migliaia di abitanti sono fuggiti altrove in Ucraina, o in Russia. L’Ucraina, in particolare, si trova di fronte a scelte difficili.

D. Allora il processo di Minsk II è fallito?
R. In un qualche modo è fallito, mentre in qualche altro no. È fallito nel senso che non ha raggiunto una soluzione politica, in quanto non si sono tenute le elezioni e il controllo del confine tra la Russia e l’Ucraina deve ancora tornare all’Ucraina.
È riuscito, nel senso che ha creato un processo in cui tutti sono d’accordo che apparentemente non esiste un’alternativa. Nessuno è alla ricerca di un Minsk III o un Minsk IV. Minsk II rappresenta un unico gioco per l’Ucraina, per i separatisti, per la Russia e anche per gli europei. Sì, è anche riuscito, nel senso che non c’è una guerra aperta. Ognuno rimane investito e vede implementato un certo grado del processo, nessuno lo vuole abbandonare completamente.

D. Lei prevede che le elezioni in Ucraina orientale possano essere indette?
R. Un sacco di risposte alla domanda sono legate alla misura in cui gli ucraini sentono le votazioni come libere, giuste e se riflettono la volontà dei residenti. Dal punto di vista separatista, la domanda è se loro sono sicuri che le potranno vincere; dal punto di vista del governo ucraino, la domanda è se è disposto a riconoscere i risultati se dovessero segnalare un qualcosa contro la loro volontà. Collegato a questo, c’è un altro punto critico: il Donbass è stato spopolato. Molti residenti sono ora in Russia o in altre parti dell’Ucraina. Quindi la domanda è anche se queste persone potranno votare e come verranno calcolati i loro voti.

gvosdev

D.Come il conflitto ha colpito il resto dell’Ucraina?
R. Prima di tutto, secondo alcune stime, oltre un milione e 600 mila dei 4,5 milioni di abitanti del Donbass sono stati sfollati. Il conflitto ha anche dimostrato che l’esercito ucraino regolare non era efficace. Questo ha portato alla nascita delle milizie. Il governo ucraino ha legalizzato alcune di queste formazioni, dando loro un certo grado di status, ma tutto questo solleva delle domande sul loro futuro: i gruppi armati che ora stanno combattendo in prima linea nel Donbass, che hanno solo un tenue collegamento col governo di Kiev, da chi sono finanziati, dai partiti politici o dagli oligarchi?
Così ora ci sono dei gruppi di persone che sono armate, addestrate ed equipaggiate, che vedono sempre più il governo di Kiev come disfunzionale e loro si sentono come defraudati delle promesse di Maidan. Queste milizie introducono un nuovo fattore nella politica ucraina, che pende dalla parte degli oligarchi e dei partiti politici.

D. Il Donbass è diventato un’altra zona governata dalla Russia nella sua periferia come gli altri conflitti congelati?
R. Certamente sì, ma dobbiamo anche sommare a ciò, il fatto della continua destabilizzazione verso Kiev, che negli altri conflitti congelati è molto meno evidente. Quando si guarda alla grande area del Mar Nero si vede una serie di spazi che non sono sotto il controllo del governo titolare al quale loro appartengono: l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud in Georgia, Nagorno-Karabakh in Azerbaigian, Transnistria in Moldavia e ora le parti del Donbass in Ucraina, senza dimenticare la Crimea.
Ma ancora più importante nel senso militare per il Donbass, è che non ci sono più gruppi disordinati di milizie separatiste; ora sono un vero e proprio esercito organizzato addestrato. I separatisti vogliono partecipare al tavolo politico, e se il governo di Kiev si rafforza potrebbero avviare un’operazione militare e successivamente modificare i fatti sul terreno.
Per i partner occidentali la domanda è: fino a che punto è prioritaria l’integrità territoriale e in quale misura questi territori si considerano persi? Se vengono ritenuti perduti, ci si dovrebbe concentrare per promuovere un buon governo e uno sviluppo economico sui territori che rimarranno sotto il diretto controllo del governo di Kiev.
Una delle domande che sono sorte per l’Ucraina ed i suoi sostenitori occidentali è quanto del bilancio del Paese dovrebbe essere destinato a oriente e a occidente? Negli ultimi due anni, è diventato chiaro che non si può perseguire la strategia della reintegrazione e risoluzione del conflitto del Donbass mentre allo stesso tempo si riforma l’economia nazionale: la sfida per il governo ucraino è di dare una priorità a uno di questi due problemi.

D. Fino a che punto la Russia è apertamente e segretamente coinvolta nella guerra?
R. La Russia è impegnata in una attività segreta da oltre un anno e mezzo. Il suo obiettivo è di riuscire a ridurre il suo coinvolgimento diretto nel conflitto, d’avere forze locali più ben addestrate e che siano in grado d’evitare una eventuale sconfitta sul campo di battaglia.
I militari ucraini, con tutti i loro problemi, stanno migliorando e, non c’è stato, almeno in apparenza, un intervento russo per impedire che ciò accadesse. Dalla parte separatista invece, tutto è stato mascherato dalla parte russa. La Russia sostiene che i “suoi” soldati sono volontari senza insegne; ma è chiaro che si tratta di un regolare intervento militare russo.
I russi vorrebbero evitare in futuro di dover intervenire, e vorrebbero che i proxy fossero in grado di costruirsi un loro esercito, sempre sotto il comando di Mosca, capace di resistere sia all’esercito ucraino che alle milize.

D.Quali sono le prospettive di miglioramento delle relazioni tra l’Ucraina, la Russia e l’Unione europea?
R. Molto dipende dalle scelte che ogni lato farà nei prossimi dodici o quindici mesi. Ci sono scelte che il governo ucraino deve fare, come ad esempio decidere se proseguire nel suo corrente percorso e continuare ad avere il sostegno della popolazione.
Mentre la crisi economica in Ucraina continua, ci sarà una crescente pressione per modificare i rapporti tra l’Ucraina e la Russia, semplicemente perché Mosca rimane il principale partner economico dell’Ucraina. I russi dovranno decidere, interferendo con le normali relazioni economiche europee, fino a che punto vorranno continuare a sostenere i separatisti nel Donbass. Se i prezzi del petrolio rimarranno bassi, e le sanzioni continueranno per la loro strada, i russi dovranno iniziare a fare un’analisi costi-benefici.
Gli europei dovranno decidere quali risultati sono disposti a pagare in Ucraina, in termini di fornire sostegno politico o economico. Potrebbe esserci una situazione in cui, nel prossimo anno e mezzo, tutti e tre i lati cominciano a muoversi e cercano una sorta di soluzione di compromesso.
Gli europei potrebbero ridefinire cosa significa l’accordo d’associazione UE. L’Ucraina potrebbe ridefinire la governance interna, forse muovendosi verso una maggiore decentralizzazione. La Russia potrebbe ridefinire alcune delle sue preferenze in Ucraina, accettando meno influenza, in cambio di un ripristino delle relazioni con l’Europa.
Ci saranno due punti di riferimento nel prossimo futuro. In primo luogo, sotto il nuovo primo ministro Volodymyr Groysman, che tipo di governo presterà giuramento e quanta forza avrà di sostegno, in secondo luogo, le sanzioni contro la Russia in estate dovranno essere rinnovate o revocate.

D.Ci sono sfide a lungo termine?
R.Qualcosa che è stato davvero trascurato in questa intervista è la demografia. Stiamo parlando di separatisti nella regione, ma dobbiamo anche considerare che almeno 700 mila persone sono emigrate dal Donbass alla Russia. Loro hanno chiesto la residenza permanente: quindi rimarranno e lavoreranno in Russia. C’è una fuga di cervelli dal Donbas, sia nelle parti occidentali ucraine, che in Europa e in Russia, ciò a lungo termine potrebbe avere implicazioni per la forza industriale dell’Ucraina.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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