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18 novembre 2017

La revoca di un reato non è una soluzione


Roman Ostriakov, un uomo ucraino di 36 anni che vive in Italia, sta diventando una “célèbre cause” internazionale, o almeno un memo. La sua storia da lunedì, tradotta in molte lingue, sta imperversando nei media e sui social network, cioè da quando la Corte di Cassazione ha annullato una sua condanna, già riconfermata in appello nel 2013, per aver rubato in un supermercato del formaggio e una salsiccia per un valore di 4,07 euro. La corte, nel giustificativo della sentenza, ha sostenuto che il cibo era stato preso “per una imprescindibile esigenza di alimentarsi”.

L’Italia, non è un paese di common law, per cui la sentenza non costituisce un precedente. La probabile base giuridica della decisione della corte è un brocardo principio latino “ad impossibilia tenetur nemo” [nessuno è tenuto a fare cose impossibili], quale parte del primo insieme di leggi minime nate per regolare la convivenza civile, proposta dal giurista romano Publio Iuventius Celso poco meno di 2.000 anni fa e poi ripresa da Giustiniano. Viene utilizzata solo in casi eccezionali per annullare regole normalmente vigenti che difficilmente potrebbero essere attuate: in altre parole, gli italiani non sono autorizzati a rubare cibo se hanno fame.
L’indulgenza giudiziaria in casi d’estrema necessità non è né unica, né limitata all’Italia. L’anno scorso, ad esempio, un magistrato inglese ha liberato dalle responsabilità i coniugi Paul e Kerry Barker, che sono stati sorpresi a rubare cibo dopo che un insieme di circostanze terribili li aveva ridotti a vivere con 8 sterline (12 euro circa) a settimana. – Come hanno potuto vivere? – ha chiesto il giudice.

Molti di questi casi non arrivano in tribunale. A Tarrant, in Alabama, nel 2104, un poliziotto è stato chiamato dalle guardie di un supermercato quando una donna indigente, Helen Johnson, aveva preso 12 uova e stava per uscire dal magazzino senza averle pagate: il poliziotto e i suoi colleghi hanno pagato, e poi hanno portato per le feste di Natale cibo alla sua famiglia.
Tuttavia è più comune che le persone che rubano del cibo, seppur senza un soldo, possano essere punite. Il rilascio di Ostriakov da una pena detentiva di sei mesi e 100 euro di multa è degna di nota perché dimostra che nelle nazioni sviluppate i sistemi preposti ad intervenire nei casi di povertà e necessità non funzionano del tutto. I casi di Ostriakov, i Barkers e Johnson erano abbastanza “innocenti” per indurre pietà. L’ucraino ha nascosto gli oggetti rubati nel suo abbigliamento e non ha opposto resistenza quando un altro cliente lo ha denunciato alla sicurezza del supermercato. Il furto abbastanza piccolo, era evidente che era stato fatto solo per disperazione. I Barkers erano entrambi disoccupati – lei per una pancreatite e una depressione clinica dopo una lesione spinale – e rubavano nei bidoni delle merci scadute dei supermercati Tesco.

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Però, un uomo francese di 30 anni senza fissa dimora, che ha cercato di fuggire dopo avere rubato da una cassa di un supermercato 37 euro, è stato condannato a un mese di carcere, con altri sette mesi di sospensione. A Waco, in Texas, Willie Smith Ward, un uomo con precedenti, è stato condannato a 50 anni di carcere per aver rubato un blocco di carne di costine di maiale del valore di 35 dollari. A volte, le persone senza aggravanti non sono così fortunate come Ostriakov o i Barkers. Il Guardian, ha riportato mesi fa la notizia che un inglese, Darren Head, s’era intascato un panino in un supermercato e, seppur senzatetto e affamato, è stato multato di 80 sterline e ha trascorso una settimana in prigione per non essere riuscito a pagare.
Secondo il rapporto 2015 del Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite per l’insicurezza alimentare, 15 milioni di persone nel mondo sviluppato sono denutrite, quando nel 1992 erano 20 milioni, ma il numero sconcertante è che l’1,8 per cento appartiene alla categoria della popolazione dei paesi ricchi.

Queste nazioni hanno estese reti di sicurezza sociale, tra cui decine di programmi in funzione del reddito, che sono destinati ad alleviare la povertà e a fare beneficenza a migliaia di cittadini privati; esse hanno anche più cibo di quello che distribuiscono. Gli attivisti del consiglio di difesa delle risorse naturali degli Stati Uniti spiegano, che il 40 per cento dei prodotti alimentari venduti negli Stati Uniti, non viene consumato per eccesso di zelo imposto dalla data di scadenza: “da consumarsi entro” e l’etichettatura e l’inefficienza delle catene dei supermercati. Questo non è lontano dalla stima del 30 per cento degli sprechi emanato dalle Nazioni Unite a livello globale. Tesco, dove i Barkers sono stati pescati a rubare, recentemente ha segnalato d’aver buttato via l’anno scorso 60.000 tonnellate di cibo.
Per inefficienza o eccessiva regolamentazione, troppe persone povere sono impossibilitate ad accedere a dei servizi che possono dare un minimo di dignità.

Un piccolo controllo e ci si perde nei meandri: un ex detenuto viene trattato con sospetto e continuamente gettato ad inseguire oche selvatiche; i benefici di un individuo vengono demoliti perché troppo affamato per pensare con chiarezza; le malattie, la dipendenza, depressione, scarsa istruzione e mancanza di lavoro adeguato rendono difficile per i poveri riuscire a navigare tra i cespugli della previdenza sociale.
Anche a causa d’inefficienza ed eccessiva regolamentazione, centinaia di miliardi di euro di cibo vengono sprecati, e quello che resta è spesso troppo costoso per i più poveri.

I governi possono risolvere entrambi i problemi. Un reddito di base universale, senza fare tante domande, che molte nazioni ora stanno studiando, semplificherebbe radicalmente i sistemi di welfare e fornirebbe a tutti un livello di sussistenza di base. Non ci sarebbero più le eccezioni di Ostriakov e Barkers. Gli impulsi di beneficenza di base ci sono, come ha dimostrato il giudice italiano: tutto ciò che manca è la volontà di trasformare in politica tutti i casuali atti di gentilezza.

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