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22 settembre 2017

Un anno educativo


La Spagna ha emesso mandati d’arresto per alti funzionari del governo russo vicino a Vladimir Putin a seguito di una decennale indagine delle attività della mafia russa.
Un giudice della corte nazionale spagnola sta cercando d’arrestare 12 persone legate ai gangster russi operanti in Spagna. Essi comprendono Vladislav Reznik, un deputato di primo piano del partito Russia Unita di Putin, e la moglie di Reznik, Diana Gindin.

Inoltre, sono ricercati Nikolai Aulov, il vice capo del servizio federale narcotico russo e Igor Sobelevsky, l’ex vice capo della commissione d’inchiesta generale dello Stato russo, segnala l’agenzia di stampa RIA Novosti. La maggior parte dei ricercati si ritiene che siano in Russia.
I funzionari, si crede che abbiano aiutato uno dei più noti gruppi mafiosi russi, la banda Tambov, ad infiltrarsi nelle strutture statali, polizia, autorità portuali, banche private e società. Le bande Tambov e Malyshev, che hanno reso i loro nomi nel contrabbando di eroina a San Pietroburgo quando Putin è stato vice-sindaco nel 1990, riciclano denaro attraverso società immobiliari spagnole.

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I ricercati sono anche accusati di omicidio, estorsione, droga e traffico di armi. I mandati d’arresto sono stati emessi nel mese di gennaio, ma sono diventati pubblici
solo ora.
Le mosse del procuratore spagnolo rafforzano le accuse di lunga data che il governo russo è uno stato mafioso coinvolto nella corruzione e la criminalità organizzata. Il capo della banda Tambov, Gennady Petrov, è stato precedentemente legato ad alcuni dei più stretti alleati di Putin.
Nel 1998-99 è stato co-proprietario della banca Rossiya, insieme a diversi uomini che hanno case vicine alla dacia di Putin, a Ozero, nei pressi di San Pietroburgo.

Nel 2014 gli Stati Uniti hanno sanzionato la banca Rossiya, descrivendola come la “banca personale degli alti funzionari [russi]”. Il mese scorso, i Panama Papers hanno rivelato che i manager della Banca Rossiya avevano trasferito almeno 1 miliardo di dollari alle imprese off-shore legate a Sergei Roldugin, un musicista professionista e uno dei migliori amici di Putin. Roldugin detiene il 3,2% della banca.
– L’organizzazione criminale, guidata da Petrov, è riuscita ad ottenere una chiara penetrazione nelle strutture statali del suo paese, non solo con il legislatore Reznik, ma con diversi ministri – riporta la relazione del procuratore spagnolo.

I mandati d’arresto seguono una maggiore e stratificata indagine da parte dei pubblici ministeri e dei servizi di intelligence spagnoli nell’attività della mafia russa. I criminali russi hanno iniziato ad utilizzare la Spagna come base operativa a metà degli anni 1990, hanno lavato i loro profitti delle attività illegali in Russia investendoli in parte nel mercato immobiliare spagnolo.
Nel 2004, i pubblici ministeri spagnoli hanno creato una formale strategia per “decapitare” la mafia russa: il dissidente russo Alexander Litvinenko, un esperto di criminalità organizzata russa, ha aiutato le indagini della polizia. É stato Litvinenko che, secondo i diplomatici americani, ha coniato la frase “mafia di Stato”, per riferirsi alla Russia.

Ci sono altri alti funzionari del governo russo nominati nei documenti del tribunale spagnolo, tra questi figurano: il vice primo ministro russo, Dmitry Kozak, l’ex primo ministro Viktor Zubkov, l’ex ministro della difesa, Anatoly Serdyukov, come pure Leonid Reiman, un ex ministro delle comunicazioni. Tutti sono molto vicini a Putin.
Il nome più intrigante è quello di Aulov. È altamente improbabile che il Cremlino permetta l’estradizione di uno solo dei funzionari russi coinvolti.
Il procuratore spagnolo sostiene che Reznik abbia dato posizioni di governo sicure ai candidati preferiti dalla mafia. Uno di loro è Alexander Bastrykin, il boss del potente comitato investigativo russo. In cambio, rafforza il procuratore, la mafia ha ricompensato Reznik con denaro e proprietà.

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Reznik nega gli illeciti, e sostiene che la sua amicizia con Petrov sia puramente sociale.
I riscontri precedenti, sommati ai sospetti e alle mezze prove che da tre mesi a questa parte stiamo vivendo – l’indagine britannica che ha concluso che gli agenti del Cremlino hanno assassinato Aleksandr Litvinenko a Londra, e che Vladimir Putin probabilmente aveva dato il suo benestare; i Panama Papers, che hanno rivelato che i più stretti collaboratori di Vladimir Putin si appropriano di miliardi di dollari russi con ombrose società di comodo; e ora l’imprimatur di un sospetto di lunga data, con il giudice spagnolo Jose de la Mata, che arresta gli stretti collaboratori di Putin – ci portano solo che a confermare il detto di Agatha Christie: “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

Din! Don! Dan!
Non importa quante coperture, non importa quante sfumature, non importa quante realizzazioni, non importa quanto “pressapochismo” si butta nella mischia, si sta solo rendendo sempre più difficile ignorare ciò che sta diventando molto evidente: il regime di Putin è fondamentalmente uno di quelli criminali mascherati da Stato.
Assassinii. Appropriazione indebite. Riciclaggi di denaro. Armi e traffico di stupefacenti. Cambiamenti di confini. Aggressioni. Minacce. Bullismo.
Questi sono i suoi strumenti di governo.

Va da solo che, non è per niente sorprendente che il Cremlino diventi assolutamente isterico ogni volta che i paesi occidentali utilizzano il loro diritto sovrano per far rispettare le leggi.
I funzionari russi, ma più di recente il capo del comitato investigativo Aleksandr Bastrykin, hanno accusato l’Occidente di condurre una “lotta legale” contro la Russia, e che utilizza la legge come strumento di guerra.
Ma un bandito cosa s’aspetta quando alla fine viene sgamato, se non l’applicazione della legge?

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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