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18 novembre 2017

A Kiev un nuovo murale di Pantonio


Pantonio è un muralista portoghese nato nelle Azzorre – il gruppo di isole, che si trova nell’Atlantico a 1.500 chilometri di distanza dalla terraferma – il suo vero nome è Antonio Correia. Dopo essersi laureato ad una scuola d’arte, ha cominciato nel 1990 a dipingere per le strade. I suoi murales sono pieni di dinamismo frenetico e moto: in essi si possono intravedere i plessi del tessuto muscolare, o uno strano ornamento, o uno sciame di creature fantasiose ondulate di linee nere e blu.

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Alla presentazione dell’artista a Kiev, erano presenti diversi funzionari: Maria Cristina Serpa de Almeida, l’ambasciatore del Portogallo in Ucraina; Pascal Slivanski, il consigliere per la Cultura e la cooperazione dell’Ambasciata francese e Matthieu Ardin, il direttore esecutivo dell’Istituto Francese in Ucraina.
Le opere di Pantonio s’ispirano ad animali – sardine, rondini, lepri, cavalli, lucertole; mentre un’altra fonte d’ispirazione sono i paesaggi della sua infanzia – onde del mare, scogliere nere, montagne. Molti dei suoi murales si trovano sia a Lisbona che a Parigi, dove l’artista tuttora vive. È nella capitale francese dove Pantonio ha creato il più grande dipinto murale in Europa nel 2015: un banco di pesci su una parete di 66 metri d’altezza e 15 metri di larghezza.

Non è la prima volta che Pantonio visita Kiev: nel mese di agosto dello scorso anno ha completato un murale sulla parete di un edificio di 16 piani in Avenue Peremohy 95, nei pressi della stazione della metropolitana Sviatoshyn; inoltre ha recentemente completato pitture murali a Mystetsky Arsenal e a Chernobyl.
La sua nuova opera d’arte si trova in Bouleverd Chokolivsky al numero 1. Le gigantesche rondini bianche e blu a spirale della parete sembrano appropriate alla zona, che è sovraccarica di traffico stradale, edifici di cemento grigio e ingombra di innumerevoli bancarelle e mercati.

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In quest’inferno giornaliero, l’insolita immagine sembra provocatoria: un mondo diverso, più amico e più umano non deve essere solo una speranza.
Una via dell’arte non è una panacea; ma si tratta di un mezzo piuttosto efficace contro la bruttezza ambientale.

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