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19 novembre 2017

LEONARDO DA VINCI: Il genio a Milano un uomo straordinario


Questa settimana nelle sale cinematografiche italiane, a partire dal 2 maggio, è uscito il film-documentario per omaggiare il genio di Leonardo da Vinci e il suo rapporto con Milano.

A partire dalla mostra allestita a Palazzo Reale a Milano, che offre una fitta e accurata riproduzione delle opere straordinarie inventate dal nostro artista, fino ad un salto nel tempo alla Milano guidata da Ludovico il Moro, dove Leonardo vide finalmente le sue doti ampiamente riconosciute da tutti.

Leonardo, da sempre visto come l’artista ideale, come un prototipo, un modello a cui ispirarsi ma così difficile da raggiungere, qui viene reinterpretato e fatto vedere per quello che realmente era: un uomo straordinario, di incredibile fascino e intelligenza, ma pur sempre un uomo. È stato un grande esteta, amante del piacere, in continua ricerca dell’approvazione del mondo.

È stato un grande filosofo, perché fin dall’inizio della sua vita è sempre stato capace di stupirsi del mondo, della natura, di tutto ciò che lo circondava, per lui oggetto di indagine per arrivare alla verità, alla perfezione. È stato uno straordinario inventore, un abile costruttore, un fantasioso scienziato, e un carismatico pittore.

Tutto ciò che è stato e che oggi rappresenta si può descrivere in un’unica parola: è semplicemente un genio, un genio universale, un genio multiforme, dalle innumerevoli sfaccettature, mosso sempre e comunque da un’incessante curiositas.

Ed è proprio nella sua umanità, nel suo essere umano, che risiede la sua complessità; in lui e in tutte le sue opere sono presenti costantemente sentimenti opposti, inclinazioni contrarie. In lui tutto è doppio: passa dall’estrema futilità alla massima serietà, è allo stesso tempo incostante e ostinato, mondano e solitario, umile e superbo, attivo e lento; guarda sempre all’utilità ma non si accontenta mai, sempre rivolto verso l’alto, verso la perfezione, e proprio per questo motivo alla fine la maggior parte delle cose da lui inventate risultano poco utili, difficili da riprodurre e mettere in pratica. Le sue opere, l’intera sua vita non sono altro che un tentativo di risolvere o conciliare i contrari che lo straziano per raggiungere finalmente l’unità tanto ambita.

Dopo il suo periodo a Firenze, dove impara i rudimenti dell’arte e della pittura ma dove non viene apprezzato come merita, è proprio a Milano che il suo genio trova finalmente il palcoscenico adatto per andare in scena, rispettato e ammirato da tutti. Si presenta al duca di Milano con una lettera, offrendo i suoi servigi ed elencando le sue numerose abilità, presentando solo all’ultimo punto il progetto a cui tanto aspira: la costruzione del cavallo di bronzo in onore di Francesco Sforza, l’unico neo nella sua carriera artistica, che non vedrà mai realizzarsi.

Nonostante il Moro si lamenti spesso della sua inconcludenza, non può che rimanere affascinato da alcuni dipinti che hanno fatto la storia della pittura, come la Dama con l’Ermellino, o dalla grandiosità con cui era capace di organizzare spettacoli e incredibili feste.

Dopo Milano, che sarà costretto ad abbandonare con l’arrivo dei francesi, arriveranno le grandi opere per cui è ricordato come il Cenacolo e la Monna Lisa; la pittura si trasformerà per Leonardo in una sorta di linguaggio universale, capace di arrivare a tutti, senza bisogno di interpreti, innalzandola così ad arte universale.

La sua genialità si concretizza proprio nella sua capacità di far trasparire, attraverso la creazione artistica, tutto il suo essere, il suo amore per la natura, la sua idea del mondo; è un creativo, un inventore, che dalla teoria è passato alla pratica, riuscendo a connettere le varie discipline in un unico sapere, creando nelle sue mani un vero e proprio potere.

 Miriana Cappozzelli

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