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25 settembre 2017

L’evoluzione dell’economia ucraina


Dal febbraio 2014, con la rivoluzione della dignità, l’economia ucraina ha attraversato una tempesta perfetta.
Tra il 2010 e il 2013, la corruzione del governo Yanukovich e le spese sopra i limiti, avevano combinato un tasso di cambio fisso e significativi squilibri.
Dopo la rivoluzione, la ripartizione del commercio con la Russia, l’annessione illegale della Crimea e l’occupazione del Donbas, è arrivata una battuta d’arresto dell’economia: il dollaro Usa, tra il dicembre 2013 e dicembre 2015, è aumentato di valore di oltre il 200 per cento contro la grivna, e il PIL s’è ridotto del 6,8 per cento nel 2014 e del 9,9 per cento nel 2015.

Il lavoro che segue cerca di ripercorrere, suddividendola in tre parti, l’evoluzione economica ucraina:
i. La prima parte mostra come le misure amministrative, la stretta politica macroeconomica e il sostegno internazionale hanno permesso all’Ucraina di navigare nella burrasca economica;
ii. La seconda parte descrive l’impasse dell’Ucraina quando l’economia ha cercato la stabilizzazione, ma contemporaneamente, come siano decelerate le riforme economiche necessarie per il rinnovamento e la crescita;
iii. La terza conclude che la sfida principale sia d’affrontare la sistematica corruzione del paese e legalizzare la parte ombra dell’economia: solo “un’aggressività chirurgica” può portare ai cambiamenti strutturali necessari per attrarre gli investimenti stranieri e sfondare nei nuovi mercati.
Non ci sono alternative alla riforma economica, rimangono solo le domande: quando e quanto costerà.

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i. Prima della tempesta
Anche prima della rivoluzione, a causa di un’insostenibile politica macroeconomica e per l’assenza di riforme dopo la precedente crisi del 2008, l’economia ucraina accumulava significativi squilibri. Il governo sotto il presidente Viktor Yanukovich, grazie ad un elevato livello di corruzione e ad un inefficiente controllo delle spese, è incappato nel 2013 in un elevato disavanzo pubblico – 4,3 per cento del PIL – senza contare i deficit delle proprietà dello Stato, aziende come Naftogaz o il fondo statale delle pensioni. Yanukovych, in gergo la “sua famiglia”, aveva infiltrato in ogni azienda di Stato e nell’amministrazione regionale dei suoi “personaggi”, tramite i quali scremava i flussi finanziari. Le cifre sottratte dai fondi di bilancio hanno peggiorato significativamente le circostanze delle medie e piccole imprese, che sommate a tutti gli appalti dello Stato sotto il controllo del presidente, hanno reso inefficienti tutte le entrate nazionali. Allo stesso tempo, la politica della Banca nazionale di mantenere il tasso di cambio fisso ad un sopravvalutato livello, ha inibito la crescita delle importazioni, con il risultato d’aumentare il disavanzo delle partite correnti, che nel 2013 ha raggiunto l’8,7 per cento del GDP.

Non c’era alcuna possibilità d’evitare una crisi della valuta e la domanda era solo quando si sarebbe verificata. Yanukovich, che ha lasciato il paese il 22 febbraio 2014, ha portato ad una temporanea mancanza di direttive. La maggioranza in parlamento è stata ristrutturata basandosi principalmente sui partiti che erano in opposizione al presidente. L’incertezza temporanea di fine di febbraio ha innescato la bolla degli squilibri accumulati. Il nuovo governo ha dovuto confrontarsi con una “tempesta economica perfetta”. Nelle prime mareggiate la grivna si era rapidamente ammortizzata nei confronti del dollaro, scendendo del 42,6 per cento rispetto al pre-crisi.
Questo ha portato ad una sofferenza bancaria, con un aumento degli insoluti, mentre l’aggressione russa aggravava la minaccia all’economia. Significativamente, l’annessione della Crimea, che era una delle mete più attraenti dell’Ucraina, e nell’aprile del 2014, l’aggressione del Donbas, regno dell’industria mineraria e metallurgica ucraina, hanno causato non solo un calo del PIL, ma anche un aumento del disavanzo di cassa straniera. La grivna è stata ulteriormente svalutata e ha perso da aprile 2014 ad aprile 2015, un altro 84,6 per cento contro il dollaro.

ii. Lotta contro la tempesta
Solo una combinazione di supporti esterni d’emergenza, “provvedimenti amministrativi” e uno stretto controllo politico macroeconomico hanno permesso all’Ucraina d’evitare il default nel 2014-2015. Kiev ha inviato un forte segnale ai creditori esteri e ai donatori, prima con una disposizione di stand-by, poi nel marzo del 2015, con la creazione di un Fondo di quattro anni esteso dall’EFF del Fondo monetario internazionale (FMI). L’accordo alla fine del 2015 della ristrutturazione dell’Eurobond ha portato inoltre all’Ucraina un ulteriore sollievo. Da rilevare comunque che, senza gli impopolari “provvedimenti amministrativi”, che hanno permesso al governo di coprire i costi militari ed evitare il panico della svalutazione e l’iperinflazione, il potente supporto esterno non sarebbe stato sufficiente. I cambiamenti più impopolari hanno aumentato significativamente le tariffe di tutti i servizi, in particolare l’elettricità e il riscaldamento centralizzato. Anche se impopolari, queste misure sono state essenziali per ridurre la dipendenza energetica e il deficit di bilancio.

Le stesse modifiche delle politiche della Banca Nazionale di Ucraina (NBU) sono state critiche. Nel 2014, l’NBU, per mantenere una relativa stabilità ed evitare il panico, è stata costretta ad attuare misure amministrative sul mercato valutario: è stato un non piacevole, ma assolutamente necessario passo. La maggior difficoltà ha toccato il requisito che il 75 per cento delle esportazioni dovevano essere convertite obbligatoriamente nel mercato interbancario; che una persona non poteva acquistare più dell’equivalente di 6000 grivne al giorno – al momento erano circa 200 dollari – e il divieto di pagamenti di dividendi agli investitori stranieri all’estero. Queste misure nel 2014 e nel primo semestre del 2015, hanno stabilizzato il tasso di cambio e bloccato il panico, ma hanno anche creato una serie di ostacoli agli investimenti in Ucraina per il 2016. Con la loro eliminazione gli investimenti dovrebbero aumentare. Come accennato in precedenza, la banca nazionale ha anche abbandonato il tasso di cambio ancorato, ed ha attuato una serie di misure per prepararsi a un cambiamento di inflation targeting nel 2016. In base a tale politica, l’NBU non riesce a fissare un tasso di cambio, ma punta invece all’obiettivo indicato dell’inflazione. Questo permetterà alla banca di mantenere i prezzi stabili e rendere il tasso d’interesse un potente strumento di mercato nel breve periodo. Questa politica è molto favorevole agli investitori, in quanto rende la politica monetaria prevedibile e supporta la stabilità dei prezzi.

Un’altra misura importante dell’NBU è stato lo spurgo del sistema bancario. Alla fine del 2015, l’NBU aveva dichiarato 63 banche insolventi, su un totale di attive 182 del 2013. ​​Molte di queste sono state trasformate in centri di “servizi non bancari” (cambio valute ecc..), nel contempo però l’NBU, per evitare di creare panico al mercato, s’è presa il rischio di dover sempre finanziare queste “piccole” strutture. L’eliminazione di queste banche s’era resa necessaria per ripristinare la fiducia nel sistema bancario.
La prossima riforma essenziale riguarda le modifiche fiscali.
Alla fine del 2015, dopo lunghe discussioni e una serie di compromessi, sono stati concordati molti cambiamenti nel sistema di tassazione. In primo luogo, il cambiamento più sensibile è la riduzione del contributo previdenziale sul retribuito del datore di lavoro, passato dal 41 per cento al 22. I contributi sociali pagati dai datori di lavoro sono stati uno dei motivi principali dei salari “nascosti”: i datori di lavoro preferivano pagare in nero, pagando gli stipendi in contanti, e chiedevano ai dipendenti di registrarsi come lavoratori autonomi. In secondo luogo, come parte delle riforme, sono state abbandonate le preferenze speciali sull’IVA, ad eccezione di un regime speciale per agricoltura e per le aziende strutturali. Il terzo aggiustamento importante creerà un’aliquota d’imposta piatta sul reddito. Questa riforma non è ancora resa operativa; ma i primi cambiamenti hanno mandato un segnale chiaro che il governo vuole legalizzare gli stipendi e rendere più trasparente e comprensibile il sistema fiscale.

iii. Dopo la tempesta
L’insieme delle misure amministrative e una politica fiscale e monetaria restrittiva hanno fermato il drammatico calo dell’economia e hanno evitato gli scenari più pessimistici dell’insolvenza e far diventare l’Ucraina uno “stato fallito”. A partire dall’inizio del 2016, la situazione si è stabilizzata. La Banca nazionale prevede una lenta ripresa nel 2016, con l’inflazione tra il 9 e il 15 per cento e la crescita del PIL all’1,1 per cento.
Un cambiamento molto visibile dell’economia ucraina è stato il cambiamento nella struttura geografica: le esportazioni ucraine si sono riorientate dalla Russia verso l’Unione europea e i mercati asiatici.
La quota delle esportazioni totali che vanno verso la Russia sono scese all’11,9 per cento nel 2015, rispetto al 22,8 per cento del 2013. Allo stesso tempo, le esportazioni verso l’Asia e l’UE sono aumentate al 29,6 per cento e al 34,9 per cento, rispetto al 24 per cento e al 28,3 per cento nel 2013, rispettivamente. Una delle ragioni dello spostamento sono stati i tagli tariffari delle esportazioni ucraine ai mercati dell’UE a partire da marzo 2014.

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Il riorientamento è anche il prodotto dei cambiamenti nella struttura delle esportazioni:
la quota dei prodotti agricoli è aumentata, mentre la quota della metallurgia e dei macchinari prodotti, che nel 2013 andavano in Russia, sono diminuite. Infine, un altro componente importante del riorientamento è la diversificazione delle importazioni di gas dalla Russia. Mentre nel 2013, il 92 per cento del gas dell’Ucraina era russo, nel 2015 tale percentuale è scesa al 37 per cento. In termini assoluti, l’importo è diminuito di oltre quattro volte.
Questo cambiamento nella struttura geografica del commercio probabilmente continuerà. La rivoluzione della dignità è stata innescata dal rifiuto di Yanukovich di firmare l’accordo di associazione con l’UE, e uno dei principali risultati della rivoluzione è stata la firma del globale e approfondita zona di libero scambio (DCFTA) nel mese di giugno 2014. Grazie al DCFTA gli esportatori possono essere sicuri del loro accesso al mercato europeo su base permanente.

Ci sarà da sopravvivere o diventerà fiorente?
Tutte le misure di emergenza e le procedure amministrative non sono riuscite però ad eliminare il sistema oligarchico che gestisce lo Stato, basato sulla corruzione e all’accesso privilegiato alle risorse: tutto ciò che è stato fatto finora non ha prodotto né cambiamenti strutturali né riforme nei settori reali dell’economia. L’alto livello di corruzione e l’assenza di una forte classe media continuerà a rispecchiarsi in una bassa produttività di lavoro. Infatti oggi i salari ucraini sono tra i più bassi della regione. Gli allarmi della mancanza di progressi contro il sistema sono andati via via ad aumentare dalla metà del 2015, e non possono più essere ignorati. Nel febbraio 2016, la maggioranza dei membri del parlamento ha votato definendo il Gabinetto “insoddisfacente” per la lentezza delle riforme e le accuse di corruzione, ma poi s’è rifiutato di passare al voto di sfiducia pochi minuti dopo. Il FMI s’è riservato se versare la prossima tranche di sostegno EFF fino a che le riforme non saranno iniziate. Il portavoce del FMI, Gerry Rice, ha chiarito che il fondo ha bisogno di “avere maggiore chiarezza sullo stato del governo e la coalizione” prima di attivare la seconda parte del programma di finanziamento.

Nel mese di aprile, il nuovo governo che è stato creato è sostenuto solo da due partiti della precedente coalizione e in parte da ex membri del Partito delle Regioni (il partito di Yanukovich). La formazione di questo nuovo governo mette in discussione se sarà in grado di mantenere in parlamento una maggioranza stabile che possa portare avanti le riforme.
C’è una battaglia in corso tra i riformatori, gli oligarchi e i politici che sono sotto il loro controllo; ma sia i politici orientati verso le riforme, che coloro che pretendono di farle, sono sparsi e vivono solo di alti punti occasionali, mentre gli oligarchi sono più organizzati. La maggior parte di loro sono in parlamento da lungo tempo, e sanno come fare delle finte riforme senza realmente cambiare il sistema. Il loro interesse è di preservare la loro posizione dominante, d’avere un accesso privilegiato alle risorse a buon mercato e mantenersi un’Ucraina “gestibile”.
La strada davanti

L’attuale economia ucraina si basa sulle esportazioni dei prodotti agricoli – 41 per cento delle esportazioni del 2015 – e dei prodotti dei metalli – 26 per cento. Questo lascia l’Ucraina dipendente dai mercati internazionali delle materie prime. Con i bassi costi correnti di questi mercati, è altamente possibile una lenta ripresa economica, o addirittura una stagnazione. La domanda interna è insufficiente per stimolare una ripresa, e l’appoggio esterno del FMI e dei paesi donatori possono avere solo un effetto temporaneo. Con un’economia basata sulle risorse a bassa produttività, non c’è modo d’andare avanti se non con urgenti riforme. L’Ucraina, per creare una ripresa economica sostenibile, deve usare “un bisturi” progressivo “per creare un ambiente attraente agli investimenti esterni”.

La sfida maggiore è la lotta alla corruzione. Il governo ha mosso i primi passi con la creazione di una nuova polizia nazionale e l’ufficio anticorruzione; ma c’è ancora un enorme lavoro da svolgere nella riforma del sistema giudiziario e l’ufficio del procuratore generale. Queste riforme sono importanti perché la corruzione è diffusa nel corrente sistema, e, in combinazione con la pesante tassazione, scoraggia gli investimenti esteri, aumentando il rischio fuoriuscite di fondi.
Una liberalizzazione fiscale, una legislazione più trasparente, una migliore politica monetaria e l’accesso al mercato dell’UE, dovrebbero portare un effetto positivo in quasi tutti i settori. Allo stesso tempo, la distruzione delle strutture e infrastrutture ad est hanno provocato il crollo della produzione nelle industrie di macchinari e minerarie. Il settore macchinario ha subito il maggiore impatto negativo, con la sua quota d’esportazioni che sono scese al 9 per cento nel 2015, con un calo netto del 14 per cento del 2013, principalmente dovuto alla perdita del mercato russo e al divieto ucraino d’esportare prodotti dopo l’intervento russo. I decenni di orientamento verso la Russia hanno reso difficile agli esportatori dei macchinari la competizione sul mercato globale: molti investimenti chiedono gli standard di produzione a livello mondiale.

Quasi tutti gli esperti sostengono che l’industria dovrebbe essere la locomotiva della crescita. L’Ucraina ha un alto numero di qualificati specialisti IT, e il basso costo della vita la rende un’interessante fonte di manodopera qualificata.
Secondo le stime, il settore IT continuerà a crescere nel 2016 a un tasso del 30 per cento.
Un altro settore promettente è la produzione chimica. Nel 2014, gli investimenti di capitale sono cresciuti del 20 per cento nell’industria chimica, e l’ingresso al mercato europeo, insieme con le riserve di manodopera qualificata e risorse relativamente più economiche, rendono le sostanze chimiche un settore che può beneficiare delle riforme.
Un altro settore che è cresciuto è il settore agricolo. Il contributo dell’agricoltura al PIL è aumentato al 10,3 per cento nel 2015 rispetto al 8,8 per cento dell’anno prima, in parte perché il settore non è stato direttamente influenzato dal conflitto militare.
Come accennato in precedenza, le modifiche fiscali del 2015 hanno anche mantenuto le preferenze IVA solo per il settore agricolo. Questi vantaggi a breve termine, nonostante la profonda svalutazione, hanno portato un sacco di vantaggi a questo settore orientato all’export; la geografia dell’Ucraina contribuisce a renderlo uno dei settori più promettenti.

Negli ultimi due anni l’Ucraina, nonostante l’instabilità politica, l’annessione, l’invasione con conseguente distruzione delle infrastrutture e le strutture delle sue più importanti aziende di esportazione, è sopravvissuta ad una tempesta perfetta.
Con tutto ciò, uno dei principali obiettivi della Rivoluzione della Dignità – rimuovere la corrispondente e sistematica corruzione – non è ancora stato raggiunto. Senza la sua eliminazione l’economia ucraina non può prosperare. La crisi politica d’inizio 2016 dimostra che non c’è ancora nessun comune accordo tra i politici: loro non hanno ancora capito che non c’è alternativa alle riforme, loro si devono chiedere quando vorranno dare effettivo inizio ai cambiamenti e quanto saranno disposti a spendere, sia in termini di denaro che di tempo.

Gabrielis Bedris

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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