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19 novembre 2017

Storia di un amore finito in tragedia: UGO E PARISINA


La storia ci ha raccontatcastello prigione ugo e parisinao nel corso del tempo molte vicende d’amore contrastate, drammatiche persino, che si sono poi tramutate in bellissimi e avvincenti romanzi, commedie e tragedie.                                  Tutti infatti conoscono le vicende travagliate di Paolo e Francesca, ricordati nell’Inferno dantesco, di Romeo e Giulietta della tragedia shakespeariana o di Anna Karenina e il suo ufficiale Aleksej Vronskij nel celebre romanzo di Tolstoj. Questi sono solo pochi esempi di come l’amore, e in particolare le pene amorose, siano fonte inesauribile di materiale sempre nuovo per la storia, la letteratura e la filmografia: storie che affascinano da sempre l’immaginario comune, creando un legame indissolubile tra i protagonisti della storia e il fruitore della stessa che si ritrova a sospirare insieme agli amanti separati, a patire per loro sofferenze, a desiderare la loro unione come se ne andasse delle propria vita e, infine, a provare quella gioia disarmante nel momento del loro ricongiungimento.                                                                                                                            Non fa eccezione la storia di Ugo e Parisina, oggi poco conosciuta, ma sicuramente coinvolgente, tanto da suscitare l’interesse di scrittori del calibro di Gabriele D’annunzio e Lord Byron.

La vicenda si colloca nel periodo estense, a Ferrara, agli inizi del Quattrocento.                                          Tutto iniziò quando Niccolò III d’Este, signore di Ferrara, dopo la morte della prima moglie, decise di sposare la giovanissima Parisina Malatesta.                                                                                               La giovane, anche se allora vantava solo l’età di quattordici anni, non era certo un’ingenua o una sprovveduta; la vita fin dall’inizio si era rivelata dura con lei: prima con la morte della madre, Lucrezia Ordelaffi, avvelenata dal suo stesso padre e in seguito con la morte del padre, Andrea Malatesta, signore di Cesena. Rimasta orfana, fu costretta ad allontanarsi dai luoghi natii per trasferirsi a Rimini, accudita dallo zio Carlo Malatesta che si occupò della sua educazione, senza tralasciare la sua sistemazione: due anni dopo il suo arrivo infatti, per consolidare l’alleanza tra le due casate venne ceduta in moglie a Niccolò III. Arrivata a Ferrara, la sorte le fa un altro spiacevole regalo: la peste; motivo per cui le sue nozze non vengono festeggiate, obbligandola a stare rinchiusa nel castello tra i numerosi figli naturali del marito.        Il signore Di Ferrara, suo novello marito, non ha la fama di essere stato un santo: la storia lo descrive come un dongiovanni che ha saputo godere in vita della compagnia di tre mogli e di ottocento amanti; non a caso a Ferrara, nel ricordarlo, è celebre il detto: “Di qua e di là dal Po, son tutti figli di Niccolò”.

La vita matrimoniale iniziò per Parisina nel peggiore dei modi, tra la peste e un marito “farfallone”; tra i motivi di nervosismo c’era anche l’antipatia, ricambiata, che provava nei confronti di uno dei figli del marito, quasi suo coetaneo, Ugo Aldobrandino, riconosciuto legalmente dal padre, nato dall’amore con Stella dei Tolomei.                                                                                                                                                     Ugo d’Este, possiamo ben immaginarci, non accolse con calore la nuova matrigna, che, ai suoi occhi, usurpava il posto che doveva aspettare alla madre; il primo incontro tra i due deve essere stato tutt’altro che piacevole e cordiale. Lo stesso Niccolò era così preoccupato dell’astio tra i due, da convincere il figlio ad accompagnare la moglie nella visita ai suoi famigliari al Santuario di Loreto; dalle strette mura del castello, i due ora vengono circondati da un’atmosfera gioiosa di festeggiamento che a poco a poco scongela i loro cuori e i chiarisce i loro dissensi. Da odio il loro rapporto si trasformò lentamente in amore passionale che continuò in segreto anche alla corte di Ferrara, sotto gli occhi ignari del marito per una, e del padre per l’altro che, entusiasta dell’avvicinamento dei due, incoraggiò paradossalmente la loro “amicizia”, lasciandoli soli spesso e volentieri.prigione parisina

Di solito queste situazioni, così segrete e pericolose, hanno vita breve purtroppo, e per odio o gelosia vengono a galla, portando conseguenze alle volte tragiche. Ed è proprio questo il caso: un’ancella, umiliata da Parisina, forse troppo irascibile a causa del grande segreto mantenuto, decise di sbandierare ai quattro venti la tresca amorosa che giunse ben presto alle orecchie del marito, che addirittura li sorprese in flagrante, nell’atto del tradimento. Niccolò III si trovò ad affrontare un doppio tradimento, non solo quello della giovane moglie, ma persino quello più doloroso da parte di un figlio; nessuno può stabilire se questo possa essere una valida scusa per tutto quello che successe dopo: i due amanti vennero brutalmente separati, imprigionati e decapitati.

È evidente il motivo per cui questa storia infiammò i cuori di scrittori e poeti che, ispirati, decisero di romanzarla; gli elementi del dramma ci sono tutti: l’odio che sfocia in amore, un amore segreto, il doppio tradimento e infine la separazione e la morte tragica degli amanti.                                                               Gli elementi per far sognare e sospirare i lettori ci sono tutti.

 

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