Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

22 settembre 2017

L’amore per la corruzione


Le recenti pubblicazioni dei cosiddetti “Panama Papers” sollevano un sacco di domande, ma una che vorrei affrontare è: se per un regime autoritario è meglio combattere la corruzione o “usarla”. Due presidenti, quello cinese, Xi Jinping, e il russo, Vladimir V. Putin, ci prospettano due risposte molto diverse.
Nel 2012 il presidente Xi, definendo la corruzione una minaccia esistenziale del regime comunista cinese, ha intrapreso una vasta campagna per eliminare “le tigri e le mosche” – i funzionari corrotti e le imprese – da ogni livello dell’apparato del partito e dalla burocrazia di governo. Alla fine dell’anno scorso, la campagna aveva raccolto più di 100 alti funzionari, tra cui una dozzina di ufficiali militari, diversi dirigenti di aziende statali e quattro politici.

I critici del regime tendono a denigrare il presidente Xi, sostenendo che lui sta utilizzando la campagna per eliminare i suoi avversari, anche se lo sforzo intrapreso nella lotta alla corruzione è molto popolare tra il pubblico e molti analisti indipendenti concordano sul fatto che stia contribuendo a galvanizzare ulteriori riforme nei settori semi-privati, come quello petrolifero.
Il presidente Putin ha seguito l’esempio del signor Xi, almeno retoricamente – solo che nei suoi quasi 17 anni di potere, non è stata catturata una singola “tigre” politica, ma solo pochissime “mosche”.

45080218.cms

Ma perché il signor Putin, nonostante la sua disponibilità ad avviare guerre militari, è riluttante a dichiarare una vera e propria guerra contro la corruzione – anche se, come ha dimostrato il signor Xi, le campagne anti-corruzione sono amate dal pubblico?
Solo un pazzo potrebbe affermare che c’è poca corruzione in Russia. Recenti sondaggi d’opinione, rilevati dall’indipendente Levada Center di Mosca, indicano che la maggioranza delle persone vedono la burocrazia statale come irrimediabilmente corrotta: i film russi e i romanzi sono pieni di funzionari che prendono tangenti. Ma perché il Cremlino non è così disposto a fare una pulizia, in particolare in un momento in cui un taglio alla corruzione sarebbe una compensazione ai bassi prezzi del petrolio?
La spiegazione comune dei media occidentali è, che lo stesso signor Putin è profondamente corrotto – anzi, lui e all’epicentro dell’edificio della corruzione russa. Questo può essere anche vero; ma come persona che ha vissuto per un poco di tempo – per motivi professionali – anche nei Balcani, ho imparato che essere corrotti non è certo una buona ragione per non dichiarare una guerra alla corruzione; al contrario, potrebbe essere un incentivo, perché non c’è nulla che i politici corrotti non odino più della corruzione delle altre persone.
La ragione della riluttanza di Putin, quindi, è più complicata.

Da un lato, per lui, le reciproche accuse di corruzione sono le bombe sporche delle guerre tra le élite che causano un sacco di danni collaterali. Una ricerca ha da tempo dimostrato che la corruzione, anche se colpisce i gruppi più poveri della società, è in primo luogo una preoccupazione della classe media – e nella Russia di oggi, la classe media è in gran parte composta dagli stessi funzionari che le campagne anti-corruzione hanno come obiettivo.
D’altra parte, ciò che conta in politica, non sono i livelli di corruzione, ma la percezione pubblica di come sia corrotto il loro paese, e molto spesso il legame tra i due non è diretto. Le piccole guerre di successo all’estero possono essere un’enorme strumento di cambio percettivo e imprimono nella gente l’idea che si stia lottando contro la corruzione. La correlazione non è una causalità, ma sulla scia dell’annessione della Crimea, il numero dei russi che percepivano la corruzione è crollata al 30 per cento, dal 50 per cento di un mese prima.

È interessante notare che c’è una motivazione per la quale Putin teme la corruzione: lui ha paura che possa essere usata come un’arma contro di lui dai nemici esterni. Ciò che preoccupa il Cremlino non è che i funzionari russi siano corrotti, ma, dal momento che hanno rubato, e i loro beni, proprio come i loro figli, sono in Occidente, possono essere vulnerabili alle pressioni occidentali. La corruzione come regola, aiuta ad unire le élite, ma può anche renderle delle buone reclute – In questo senso, Mosca non dovrebbe essere infelice degli sforzi occidentali di ripulire i nascosti conti offshore.
Una priorità del Cremlino, allora non è lo spurgo delle élite corrotte, ma la loro nazionalizzazione: le élite russe devono essere danneggiate, ma solo se non hanno dimostrato la loro fedeltà. Paradossalmente, le sanzioni dell’Occidente contro figure imprenditoriali vicine al presidente russo, hanno aiutato ad imbiancare alcuni degli oligarchi più notoriamente corrotti e a consentire alla propaganda russa di presentarli come i difensori altruistici della madrepatria.

In definitiva, la ragione più importante per la riluttanza di Putin a dichiarare una guerra alla corruzione è che qualsiasi campagna anti-corruzione ispirerà il pubblico a chiedere un cambiamento: essa si svolgerà non solo sulla rabbia del pubblico, ma anche sulle sue aspirazioni. Ed è proprio questa domanda di cambiamento che il Cremlino teme di più. A differenza della Cina, il leader in Russia evita di promettere che la vita domani sarà migliore; ciò che promette è che le cose non andranno peggio. E, a differenza della Cina, può permettersi di farlo perché l’economia russa non è guidata dall’energia imprenditoriale delle masse, ma dalle risorse naturali.
Questo è il motivo per cui il governo russo è pronto a riconoscere l’ubiquità della corruzione – altrimenti nemmeno la propaganda più violenta potrebbe convincere la gente. Ma il governo, avanza anche l’idea che la corruzione sia un modo di vita normale, quindi è un fenomeno naturale. In un certo senso, la corruzione è come la vodka: lo sai che fa male, ma la Russia è inimmaginabile senza di essa.

Tags: , , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.