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25 settembre 2017

Le preoccupazioni americane sulla Russia


Di seguito c’è la trascrizione di un’intervista, effettuata da Thomas Dapkus, un presentatore e commentatore della Tv LNK, avvenuta il 15 maggio a Vilnius, in Lituania, all’assistente segretario di Stato degli Stati Uniti, Benjamin G. Ziff.
Tomas Dapkus: l’aggressione russa contro l’Ucraina e l’attuazione degli accordi di Minsk sono uno dei temi più caldi della regione. Qual è la vostra posizione in merito agli accordi, cosa dovrebbe essere fatto prima? Dare il controllo delle frontiere all’Ucraina o le elezioni?
Benjamin Ziff: La nostra posizione sugli accordi di Minsk è molto chiara: gli accordi devono essere pienamente attuati prima di parlare di un qualsiasi sollievo di sanzioni dalla Russia. È impossibile fare delle significative riforme dentro l’Ucraina quando i bordi sono instabili. Anche durante il cessate il fuoco del periodo di Pasqua abbiamo visto un continuo aumento della violenza da parte dei separatisti nelle aree vicine a quelle che loro hanno illegalmente occupato. Si tratta di aree che la Russia controlla direttamente e può certamente far cessare la violenza se lo desidera, come e quando vuole, e ciò è un prerequisito per un qualsiasi ulteriore movimento.

TD: Pensa che l’Unione europea seguirà questa linea?
BZ: Beh, penso che questa sia una domanda per l’UE. Noi, ovviamente, siamo molto interessati che in Europa nel mese di giugno le sanzioni vengano riconfermate, e da quello che sappiamo dovrebbero essere estese oltre; ma dirò di più, le sanzioni devono rimanere dove sono fino a quando la Russia non cambierà il suo comportamento.
TD: È il controllo del confine di Stato uno dei problemi principali?
BZ: Il controllo di frontiera è certamente uno dei principali problemi. La violenza, in generale, è un grosso problema. E, naturalmente, l’aggressione russa in Ucraina e in Crimea sono degli enormi problemi.

TD: Se la Russia dovesse attuare gli accordi di Minsk, la Crimea rimarrà occupata?
BZ: Le nostre sanzioni contro la Russia son state imposte anche per la sua occupazione temporanea della Crimea, e fino a che ciò sarà così, le sanzioni rimarranno al loro posto. Noi, ovviamente, invitiamo la Russia, ogni volta che ne abbiamo l’occasione, a porre fine all’occupazione e ripristinare la Crimea in Ucraina.
TD: Pensa che la Russia attuerà gli accordi di Minsk?
BZ: Noi lo speriamo. Noi tutti vogliamo che la Russia sia un membro responsabile della comunità internazionale, che osserva il diritto internazionale e osserva i diritti umani. Noi pensiamo che la Russia possa giocare un ruolo produttivo; ma di certo ha bisogno di cambiare il proprio comportamento.

TD: Ci sono molte provocazioni da parte della Russia nel Mar Baltico volte anche contro le forze militari degli Stati Uniti. Perché fanno questo? Come possiamo impedirlo?
BZ: Questa credo che sia una domanda per i russi. Abbiamo messo bene in chiaro sia pubblicamente, che privatamente con i russi, che noi crediamo che le loro azioni sono poco professionali, e che dovrebbero cessare immediatamente. Questo non è costruttivo e produttivo e aumenta il rischio di un incidente, che certamente nessuno vuol vedere accadere.
TD: I russi vogliono che accada un incidente?
BZ: Penso che lei dovrebbe fare la domanda direttamente a loro.
TD: Cosa può voler significare il loro atteggiamento?
BZ: Penso che sia necessario chiedere ai russi qual è il loro messaggio. Credo che sia molto chiaro che i paesi debbano essere in grado di determinare il proprio futuro e le proprie alleanze senza pressioni e provocazioni. Come ho detto prima, c’è necessità che i russi capiscano che c’è il diritto internazionale, ci sono delle regole e devono essere rispettate.

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TD: Vedremo di più forze USA e NATO schierate in Lituania dopo il vertice di Varsavia?
BZ: Recentemente il mio presidente ha annunciato l’iniziativa di disporre oltre 3 miliardi di dollari volti ad aumentare la presenza della NATO nei Paesi Baltici e nel nord-est d’Europa. Credo che si inizierà a vedere una maggiore presenza, una maggiore disponibilità della NATO in questa parte del mondo. Anche ora lo stiamo vedendo e lo vedremo certamente alla fine dell’estate.

TD: Cosa possono aspettarsi i paesi baltici dal vertice della NATO a Varsavia?
BZ: Nel vertice si cercano molti risultati importanti. Da primo ovviamente è la prontezza: l’unità dell’Alleanza deve funzionare come un’alleanza e con un approccio comune alla sicurezza in Europa. Come secondo, credo che abbiamo bisogno d’avere una posizione comune nei confronti della Russia, della sua aggressività e del suo comportamento in ambito internazionale. Inoltre abbiamo bisogno d’attuare gli impegni Wales: tutti gli Stati membri devono versare il 2 per cento del loro PIL per la difesa. Serve una maggiore affidabilità e una maggiore capacità di aiuto da parte di tutte le nazioni aderenti. Penso che, tutto sommato, la Lituania in particolare, sia stata eccezionale in termini d’impegno nella missione contro l’ISIL e in Iraq, mostrando la sua responsabilità e capacità d’essere ancora più attiva in ​​ambito internazionale di quanto ci si potrebbe aspettare da un paese di queste dimensioni.

TD: La Russia sta sponsorizzando la costruzione di una centrale nucleare in Astrava, Bielorussia, un territorio molto vicino ai nostri confini. La Lituania la vede come un’enorme minaccia alla sicurezza, ben sapendo che è gestita da parte di un regime che non rispetta i principi democratici. Cosa ne pensa del progetto nucleare?
BZ: La nostra posizione è che ogni progetto nucleare debba essere eseguito in modo trasparente, con un occhio alla sicurezza prima di tutto. In questo caso si tratta di una scelta che la Comunità europea, in nome della Lituania, deve discutere direttamente con la Bielorussia. Noi costantemente vediamo il bisogno di sicurezza e la sicurezza degli impianti nucleari; naturalmente, la minaccia di una nuova Chernobyl è un qualcosa che non possiamo ignorare.

TD: Quali altre sfide vede per la sicurezza energetica nella regione del Baltico?
BZ: La Lituania e i Paesi Baltici hanno percorso una lunga strada per l’indipendenza energetica. Vediamo che la dipendenza dal gas russo sta scendendo tremendamente. Il terminale di Klaipeda in realtà, sta permettendo alla Lituania d’esportare gas verso l’Estonia, per cui, in linea con i piani energetici europei, stiamo vedendo una diversificazione; ciò porterà maggiore affidabilità, prezzi chiari e in diminuzione.
TD: L’Unione europea è molto divisa su come gestire la crisi dei rifugiati. In particolare l’Europa orientale la vede come una sfida enorme ed è molto scettica sulle quote UE.
BZ: Dobbiamo renderci conto che la crisi dei migranti è una crisi globale – non è solo in Europa, c’è in Africa e in America. In USA abbiamo avuto la nostra esperienza con i migranti che attraversano il Messico attraverso il nostro confine meridionale, ed è importante assicurarsi che i rifugiati vengano trattati umanamente e secondo la legge internazionale. Credo che gli europei stiano facendo del loro meglio per affrontare quello che è una crisi senza precedenti. L’accordo UE-Turchia è uno di quelli che fa avanzare un trattamento umano ai rifugiati e assicura che le persone non s’impegnino in pericolosi viaggi via mare, mettendo in pericolo la loro situazione e quella delle loro famiglie. Penso che sia molto importante che gli europei s’adoperino nel piano di ridistribuzione. Come gli Stati Uniti, che sono stati fondati da emigranti e gli immigrati hanno prosperato… voglio dire, diciamocelo, Steve Jobs è figlio di profughi siriani, e pensiamo che i migranti sono fonte di forza, non una minaccia o un problema.

TD: Alcuni, tenendo conto delle turbolenze politiche in Africa, Medio Oriente, i cambiamenti climatici e altri fattori, prevedono che la crisi della migrazione possa diventare permanente.
BZ: Beh questo mette più di un onere al mondo sviluppato. Io non voglio pensare che una persona voglia mettere la sua famiglia su una barca nel Mediterraneo o attraversare un deserto, nessuno vuole vedere i suoi figli sottoposti a questo, nessuno lo fa per ridere o perché è una cosa divertente, ma lo fanno perché hanno situazioni insostenibili a casa. Cosa possiamo fare per contribuire ad alleviare quei frangenti e aiutarli? L’amministrazione Obama ha contribuito più di 5 miliardi di dollari per la crisi dei rifugiati e s’è impegnata a prendere 85 mila rifugiati tra i più bisognosi quest’anno, includendo 10 mila migranti provenienti dalla Siria.

TD: La violenza è diminuita ora in Siria. Ciò può aiutare a fermare il flusso di profughi?
BZ: Penso che si possa vedere che abbiamo fatto degli sforzi molto intensi. Il segretario Kerry si è impegnato per il cessate il fuoco in Siria e per cercare di ridurre la violenza. Il nostro obiettivo è ovviamente quello di porre fine alla violenza in modo permanente e ripristinare la Siria, almeno dandole un certo senso di calma, di modo che le persone non sentano più la necessità di dover intraprendere viaggi pericolosi.
TD: C’è stato un dibattito per stabilire delle “zone sicure” in Siria, che avrebbero ospitato i civili di modo che non dovessero più fuggire. È ancora sul tavolo?
BZ: Penso che la discussione delle “zone di sicurezza” sia un qualcosa che è stato discusso per lungo tempo. La vera questione è la modalità e l’implementazione. Per le “zone di sicurezza” sono necessarie truppe effettive sul terreno per difenderle. Non è sufficiente stabilire una zona e dichiararla tale, perché diventa automaticamente un bersaglio. Si tratta di una realtà complicata da attuare, è ancora in fase di discussione, ma solo porre la domanda è un problema.

TD: Quanto tempo Bashar al-Assad rimarrà al potere?
BZ: Questa è una domanda eccellente! Se si potesse rispondere, vorrei comprare un biglietto della lotteria …
TD: Di fatto il coinvolgimento russo in Siria ha aiutato a combattere il terrorismo, ridurre la violenza o, il contrario?
BZ: Partendo dal dato di fatto che la maggior parte degli attacchi russi sono stati contro i combattenti del regime, direi che sicuramente ha fatto male ad un futuro stabile e sicuro per la Siria e penso anche che guiderà altri migranti in mare.

TD: La Russia usa la propaganda come strumento contro gli Stati baltici, contro l’Europa, contro l’Occidente, contro l’Ucraina, e contrasta con lo Lituania e gli altri Stati della regione che hanno vietato alcuni canali televisivi statali russi.
BZ: Penso che egli Stati Uniti, dal nostro punto di vista, hanno un loro primo emendamento: la nostra opinione è che le cattive idee vengano combattute con buone idee. Quindi la nostra visione è quella di essere in grado di combattere nel campo delle informazioni, è necessario realmente organizzare una battaglia collettiva, chiarendo le posizioni della libertà e le posizioni sui diritti umani; la libertà se è vera e i diritti di tutti sono salvaguardati, non solo a parole, si vince sempre. Noi dobbiamo impegnarci in quella battaglia.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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