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25 settembre 2017

Una Mosca storica incombe sulla Russia odierna


Il culto della personalità del tiranno Stalin, che ha lanciato un’orribile guerra che si è presa 40 milioni di vite, è di nuovo forte in RussiaBoris Sokolov.
Boris Sokolov, un erudito storico con sede a Mosca, è anche un personaggio pubblico senza peli sulla lingua. Lui non esita a chiamare le cose con il loro nome: ha definito atti d’aggressione e d’occupazione le azioni del suo paese in Ucraina e in Crimea, ma ancora più importante, ha svelato le nascoste ragioni storiche di questi crimini. Durante una sua recente visita a Kiev, Sokolov ha discusso una vasta gamma di questioni, tra cui i media russi e gli ucraini, le prospettive del regime del Cremlino, gli eventi della seconda guerra mondiale, il degrado della scienza storica russa “interna” e la censura “esterna”, la paura e le inebrianti dottrine imperiali scioviniste. Nell’intervista, lo storico russo offre valutazioni esplicitamente critiche che sono in netto contrasto con la storiografia ufficiale del Cremlino: questa è la prova che, per fortuna, non tutti gli studiosi umanisti russi sono lacchè ed intellettuali del Cremlino.

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D. – L’impressione è che, invece di una chiara ideologia, la leadership politica russa stia offrendo alle masse un miscuglio di principi Romanov-imperiali-Stalin-sciovinisti-anti-occidentali. Come spieghi questo?
Boris SOKOLOV: Ad un certo momento ho seriamente pensato che il nuovo monumento di Volgograd, avesse potuto ben illustrare Putin, “Stalin e Wrangel dediti a discutere una campagna contro i Bianchi dell’esercito polacco” [un’allusione umoristica su Baron Wrangel, il comandante dell’armata anticomunista bianca (1917-1922), e la guerra polacco-sovietica del 1919-21… Ndr]. Non credo che Putin possa essere etichettato come un nazista o un comunista: non è nessuno dei due. Ciò che si sta rafforzando nella sua mente è un regime autocratico e dispotico, per quanto possibile.

D. – Gli storici ritengono che un cambiamento generazionale avvenga in un periodo di 25, forse 30 anni, dopo si può vedere che il fiume storico ha cambiato il suo corso. Ricordando la fine della perestroika del 1991, il crollo dell’Unione Sovietica e la formazione di nuovi stati indipendenti, e intellettualmente parlando, guardando ora più da vicino la storiografia russa, Mosca appare in declino, regredisce, ma tutti quegli sbandieratori vogliono sempre vittorie, si sentono attorniati da nemici e hanno varie tendenze simili. Perché la Russia si pone così?
B.S: Non si può negare che le scienze umane russe (la storia, in primo luogo) sono notevolmente deteriorate a partire dai primi anni 1990: la filosofia russa è in condizioni critiche, e i pochi filosofi russi restanti sono tutti all’estero. La maggior parte degli storici russi si sono trasformati in ideologi che professano varie dottrine, per lo più scioviniste, senza un pizzico d’approccio scientifico e con un sacco di luoghi comuni patriottici, sono sbandieratori che raffigurano Pietro I e Caterina II come eroi assolutamente positivi. Ora, nessuno è autorizzato a parlare di colonizzazione, presumibilmente perché la Russia non ha mai avuto una singola colonia – non ha mai colonizzato la Siberia, l’Asia Centrale e il Caucaso. Le teorie ufficialmente sostenute sono marcatamente primitive, non elencano i fatti (in un certo contesto, ovviamente) con un approccio comparativo, ma sono bollenti fino alla tesi che la Russia è sempre stata e rimane un forte potere che si basa su principi nobili rispetto al male che regna in Occidente.

D.- I tuoi colleghi russi sono consapevoli di questo. Ce ne sono tanti che non lo sono?
B.S: Tutti sono consapevoli di questo, ma in realtà, in cambio di ciò che a volte è piuttosto una somma tangibile, alcuni sono un po’ d’accordo a partecipare alle regole del gioco, altri hanno trovato lavoro in Occidente, altri ancora hanno semplicemente deciso di farla finita, di fare qualcosa di diverso per vivere. Io sto cercando di rimanere uno storico in bona fide -l’entusiasmo è il mio unico compenso – e posso dire che non c’è una comunità di storici in Russia.
D. – Sei sotto pressione, per esempio, da qualcuno che è vicino al potere? I tuoi documenti stanno per essere pubblicati?
B.S: Tutti i grandi gruppi editoriali russi sono sotto rigida censura imperiale, tanto che, se io volessi pubblicare i miei lavori sulla seconda guerra mondiale, diventa molto facile da dire, ma quasi impossibile da fare. Nel 2012, ho avuto la fortuna di pubblicare un libro – con tirature limitate – sulle deficienze di manodopera durante la seconda guerra mondiale, ma oggi nessun editore potrebbe pubblicare la versione estesa dell’opera: tutte le riviste storiche popolari in Russia sono strettamente sorvegliate dall’amministrazione di Putin e dalle sue strutture affiliate. Non posso essere un docente di un college o di una università perché sono stato inserito nella lista nera.

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D: I tuoi lettori sono appassionati dei tuoi contributi?.
B.S : Lo so e lo apprezzo. Ho una pagina Facebook, ma naturalmente, mi piacerebbe avere un vasto pubblico in Russia.
D: Tu hai parlato d’essere sulla lista nera. Sarebbe interessante sapere chi sta elaborando tali liste e con quali criteri.
B.S : Penso che queste liste sono top secret. Nel mio caso, a causa delle mie pubblicazioni, nessun rettore d’Università potrebbe mai assumermi in Russia. Questo è uno dei metodi tipici sovietici e, evidentemente è stato reintegrato. A nessuno è permesso di menzionare l’occupazione degli Stati baltici del 1940; consultare come un atto di genocidio l’Holodomor in Ucraina nel 1932-33; dire la verità sull’Unione Sovietica che è stata uno stato aggressore all’inizio della seconda guerra mondiale, proprio come la Germania nazista. Un sacco di cose sono tabù, comprese il numero delle perdite subite dall’Armata Rossa durante la guerra.

D: Ora che abbiamo affrontato l’argomento importante della seconda guerra mondiale (1939-1945), la vittoria in quella guerra rimane il mito chiave del governo russo e degli storici affiliati: essi continuano a dire che questa santa vittoria giustifica tutto.
B.S: Sì, solo che si riferiscono alla seconda guerra mondiale come alla Grande Guerra Patriottica.

D: Come consideri il concetto di Putin? Come sono i media russi che si sono occupati del 71 ° anniversario della giornata della vittoria?
B.S: Hanno agito nello stesso modo dell’anno scorso, ma su scala più ridotta, perché il 70 ° anniversario è passato: c’è stato un sacco di fanfara vittoriosa con lo sfarzo ufficiale e si è reso poco omaggio a tutti coloro che sono morti in guerra. È un dato di fatto, de facto in Russia la seconda guerra mondiale non è finita. Per Putin, la guerra per procura nel Donbas è la continuazione della seconda guerra mondiale – la Grande Guerra Patriottica. Questa non è propaganda, questo è ciò che le persone credono. Questo è l’atteggiamento russo verso la tragedia della seconda guerra mondiale; questa guerra non è finita, è ancora in evoluzione, quindi non c’è modo che il nemico possa conoscere i punti deboli e le perdite dell’Armata Rossa! Il moderno esercito russo è carne e sangue dell’Armata Rossa, lui ha ereditato tutte le sue afflizioni e svantaggi. Questo è il motivo per cui non possiamo mai avere un quadro oggettivo di quella guerra. È ammesso ufficialmente che ci sono state delle sconfitte separate nel 1941-1945, ma a partire dal 1943, l’Armata Rossa ha mostrato una migliore performance rispetto alla Wehrmacht. Il fatto che l’Armata Rossa avesse subito sconfitte, anche nel 1945, è in qualche modo costantemente omesso.

D: Possiamo vedere che il culto della personalità di Stalin sta rinascendo in Russia?
B.S : È come pensare che un uomo ha lanciato una guerra e che 40 milioni di persone sono morte! Alcuni sondaggi in Russia segnalano che oltre il 40 per cento degli intervistati considerano Stalin come uno statista di primo piano. La generazione più giovane è una storia diversa: per loro Lenin e Stalin sono astratte figure storiche.

D. – Le autorità bloccano i contatti tra gli storici russi e quelli occidentali? O forse questi contatti vengono lasciati liberi?
B.S : L’Occidente attualmente ha poco interesse in Russia. Lontano dall’Occidente nessuno può avere i soldi per sostenere tali contatti, per cui tutte le manifestazioni sono solo a livello ufficiale.

D. – C’è anche la legislazione in materia di influenza di agenti.
B.S : Sì, e questo rende praticamente impossibile per qualsiasi fondazione estera finanziare qualsiasi progetto di ricerca in Russia. In altre parole, un tale progetto è solo etichettato come politico.
D.- : Il maresciallo Zhukov, [Georgij Zhokov, fu un generale e politico sovietico considerato un militare invincibile] viene ancora dipinto come un grande capo militare russo? Se è così, non è questa una parte del grande mito della Guerra Patriottica?

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B.S: Zhukov era un tipico generale dell’esercito sovietico. Bisogna rendersi conto che non c’erano capi militari sovietici dotati durante la seconda guerra mondiale, in primo luogo perché nessuno aveva abbastanza margine di manovra in questo campo: ogni decisione veniva presa da Stalin. L’Armata Rossa ha combattuto spargendo del suo stesso sangue. Le mie stime indicano che il rapporto sinistri sovietico-tedesco sul fronte orientale è stato di 10/ 1. Nel 1942-43, era del 15-20/ 1. Anche durante l’ultimo anno di guerra le perdite dell’Armata Rossa fanno rizzare i capelli. Le perdite di chi difende, contrariamente alle regole dei libri di testo che prevedono che le truppe che avanzano subiscono più perdite rispetto a coloro che difendono le loro posizioni, sono state tutte stravolte. Nella presa di Stalingrado ad esempio, nel settembre 1942, la divisione Rodimtesv ha perso 1325 Kias e Mias, e sono state distrutte la 10° e la 95° divisione russa, mentre quelli della Wehrmacht della 71° e 295° divisione, hanno avuto solo il 10 per cento delle perdite. Ecco la mia previsione. È difficile dire quando Putin deciderà di finire la sua Grande Guerra Patriottica: Putin rimarrà al potere il più possibile, magari fino alla sua morte.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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