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19 novembre 2017

GRANDI DONNE NELLA STORIA: ISABELLA E BEATRICE D’ESTE


Ferrara, corte estense. Anni 1474-1475. Da Ercole I d’Este e Eleonora d’Aragona, nacquero Isabella e Beatrice d’Este, le donne emblema del rinascimento.

Nate a distanza di un anno l’una dall’altra, non potevano essere più diverse; ad entrambe però aspettava un glorioso destino. Isabella, bionda, di una bellezza tale da soggiogare poeti di ogni dove; possedeva tutte le qualità necessarie per essere una degna figlia del duca di Ferrara: intelligente, raffinata, educata alla bellezza e alle arti, cresciuta nella corte natia fino al momento del suo matrimonio.                                                                                                                                                                                                         Beatrice, mora, di una bellezza meno evidente della sorella ma non per questo meno attraente, educata anch’essa alle discipline classiche, visse un’infanzia più “selvaggia” alla corte di Napoli.

Un solo momento, una scelta o più semplicemente il fato ha decretato l’andamento delle loro vite, che per un solo momento si sono incontrate, per poi separarsi e andare incontro al proprio destino. Di nobile nascita, entrambe contese dalle più grandi potenze della penisola; i loro matrimoni rivestivano una grande importanza a livello politico e strategico, e proprio per questo motivo vennero decisi a tavolino fin da subito.                                                                                                                                                                                                   Il primo a muoversi in tal senso fu Ludovico il Moro che iniziò nel 1480 a intavolare le trattative con il duca di Ferrara; la sua intenzione era quella di avere in moglie la primogenita, Isabella. Se tutto fosse andato liscio, la storia ora ricorderebbe Isabella come duchessa di Milano, ma è proprio qui che interviene il destino, ingarbugliando i fili di una trama che sembrava già decisa.                  Per una fortuita coincidenza, per un ritardo nelle trattative, Isabella fu promessa ai Gonzaga e a Ludovico toccò accontentarsi di Beatrice.

Isabella, all’età di sedici anni, sposò Francesco II Gonzaga, diventando così marchesa di Mantova, una posizione meno importante di quella della sorella, ma che da sola, con gli anni, contribuì ad elevare, tanto da essere citata nella storia come “primadonna del Rinascimento”.                                                                                                                                                                                                           Votò la sua viIsabella d'Esteta all’arte e al potere; amava circondarsi di artisti e collezionare le loro opere nel suo studio. Ebbe a che fare con personaggi del calibro di Ariosto, Raffaello Sanzio e Andrea Mantegna; venne ritratta due volte da Tiziano e dopo un lungo corteggiamento, riuscì ad ottenere un disegno dall’illustre Leonardo da Vinci. Costantemente ossessionata dalla sua bellezza, avvertiva l’incombente trascorrere del tempo, tanto da aver il desiderio di essere sempre ritratta, per essere ricordata e raggiungere l’immortalità. Le sue giornate erano piene; le trascorreva suonando e scrivendo versi in rima, nel tempo libero invece si trastullava con il gioco degli scacchi, abilità che non sfuggì al matematico Luca Pacioli che scrisse e le dedicò il manoscritto “De ludo schacorum”, opera andata persa e ritrovata nel 2006 nella biblioteca Coronini Cronberg di Gorizia. Nonostante i suoi numerosi interessi, non tralasciò mai le sue incombenze come regnante; mostrò fin da subito una grande abilità politica e diplomazia che le consentì, alla morte del marito, di prendere in mano le redini di Mantova, come reggente del figlio Federico, rafforzando sempre di più il prestigio della sua corte.                                                                                                                     Riuscì dove il marito aveva fallito, elevando Mantova a ducato e ottenendo per il figlio minore Ercole il titolo di cardinale. La sua posizione di comando in breve tempo divenne scomoda persino per lo stesso figlio Federico che la estromise, appena ebbe la giusta età, dagli affari del regno. Trasferitasi poi a Roma, visse sulla propria pelle il sacco di Roma, aprendo le porte del suo castello a circa 2000 persone.                                                                                                                                                                                                   Morì una volta tornata a Mantova nel 1539, dopo che si era dedicata alla complicata faccenda matrimoniale di suo figlio Federico. Non lasciò mia nulla al caso, fino agli ultimi giorni della sua vita cercò di portare avanti il regno, abbellendo sempre di più la sua corte di arte e musica, rendendola così una delle più prestigiose della penisola.

Beatrice d'EsteBeatrice ebbe purtroppo o per fortuna un destino diverso, di sicuro ebbe una vita molto più breve e a tratti dura e insidiosa.         Andata in sposa al Moro nel 1491, si ritrovò ben presto a lottare per entrare nel cuore del marito e ottenere la giusta considerazione; il cuore del Moro infatti era occupato dalla bella Cecilia Gallerani, che ebbe l’onore di farsi ritrarre da Leonardo da Vinci.Intelligente e caparbia almeno quanto la sorella, riuscì a ritagliarsi una posizione di predominio, superando sia Cecilia Gallerani sia la stessa sorella Isabella, in ottimi rapporti con il Moro, con cui intratteneva una lunga relazione epistolare. Si conquistò l’onore di recarsi a Venezia come ambasciatrice da parte del marito; venne accolta con tutte le onorificenze e gli onori, non raggiunse però il suo obiettivo: Venezia rimase comunque restia ad appoggiare l’investitura del Moro a duca di Milano, titolo che comunque si accaparrò grazie alla morte per avvelenamento del legittimo duca Gian Galeazzo. Tutti gli sforzi di Beatrice alla lunga si tramutarono in cenere; il suo posto nel cuore del marito venne occupato dalla bella Lucrezia Crivelli (probabilmente di ispirazione a Leonardo per La bella Ferronnière) e la sua corte venne occupata dai francesi, portando così la fine dell’egemonia degli Sforza.

Due donne in apparenza diverse, vittime della gelosia l’una dell’altra, rivali per raggiungere i loro scopi, unite però da qualità invidiabili allora esattamente come oggi: forti, indipendenti, astute e volitive. In quattro parole: due grandi donne rinascimentali.

 

 

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