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24 settembre 2017

Le ambigue politiche russe e occidentali  


Nel tentativo di trovare un modo per fermare lo spargimento di sangue in Siria e risolvere il conflitto nella regione ucraina orientale del Donbas, i ministri degli esteri occidentali stanno circospettamente lodando il ruolo costruttivo della Russia. Questa settimana (17 maggio), a Vienna, il ministro russo degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha co-presieduto un’altra sessione del gruppo internazionale di sostegno della Siria con il suo omologo degli Stati Uniti, il segretario di Stato, John Kerry. Secondo Lavrov, Kerryha fatto ulteriori garanzie di mettere più pressione sull’opposizione siriana e sui suoi sponsor stranieri” per far rispettare pienamente un generale cessate il fuoco e tornare ai negoziati a Ginevra con una soluzione politica adattata al regime del presidente siriano Bashar al-Assad.

Nel caso in cui le forze d’opposizione continuassero a disobbedire, “verranno escluse dal cessate il fuoco”, e verrebbe concesso in Siria, ad al-Assad, ai suoi alleati e all’esercito russo il diritto legale di bombardarli senza limitazioni. Il futuro di al-Assad non è stato menzionato nel comunicato di Vienna; ma appare chiaro che Mosca è riuscita a manovrare Washington e a fargli accettare che al-Assad debba essere mantenuto al potere a Damasco, non importa quanto sangue debba essere versato per preservare le regole russe. Lavrov è sembrato molto soddisfatto: “Sono d’accordo con la valutazione della situazione di Kerry e ci siamo accordati sul da farsi”.
Nel frattempo, il ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha sostenuto che l’impegno russo nella cooperazione è una priorità: “Non è un dono, è nel nostro interesse; abbiamo bisogno della Russia per risolvere i conflitti, ovviamente in Siria, ma non solo”. Steinmeier ha espresso la speranza che la Russia, se decidesse “d’implementare gli accordi di Minsk per risolvere il conflitto nel Donbas”, potrebbe presto tornare nel gruppo delle principali democrazie del G7, che ancora una volta verrà trasformato in G8. Se Minsk dovesse essere implementato, Steinmeier evidentemente sarà molto felice d’accettare passivamente l’annessione della Crimea e pronto a dimenticare che la Russia non è una democrazia.

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Naturalmente, la Russia di Putin, che è stata un membro a pieno titolo del G8 fino all’annessione della Crimea nel marzo 2014, sembra che non abbia nessuna voglia di rientrare nel G8, infatti il ministero degli esteri russo, lo ha definito un “formato morto”. Gli accomodamenti, nei paesi autoritari come la Russia, non vengono visti di buon occhio, in quanto sono intesi come manifestazioni di debolezza che sollecitano azioni più aggressive per ottenere ancora più concessioni.
Più di 25 anni dopo la fine della guerra fredda in Europa, i paesi occidentali sembrano voler ignorare la risorgente sfida russa, ma anche non la vogliono intendere come un problema.

Il 18 maggio, Sir Richard Shirreff, un generale in pensione britannico, che ha servito come vice Comandante supremo alleato dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico in Europa tra il 2011 e il 2014, ha presentato a Londra un suo libro “2017. La guerra con la Russia”. Questo libro descrive dapprima uno scenario dettagliato di un’offensiva armata nel Donbas per prendere il cosiddetto “corridoio per la Crimea” da Mariupol lungo il Mar d’Azov. Mosca dopo, fa seguito a questa mossa con l’invasione della Lettonia nel maggio 2017, e la NATO viene gioco forza trascinata nella mischia. Il conflitto s’intensifica e, infine, sfocia nel nucleare. Shirreff critica fortemente i presenti leader britannici che stanno tagliando le spese militari e raccomanda all’Alleanza Atlantica di rafforzare senza indugio le sue difese convenzionali nei paesi baltici con truppe stabili. La voce della presentazione del libro di Shirreff è arrivata a Mosca, dove diversi leader hanno hanno definito l’autore del libro un “pazzo guerrafondaio” e hanno accusato “i generali della NATO” di volere la guerra.

Questa settimana, il comitato militare della NATO ha ufficialmente approvato il dispiegamento di altri quattro battaglioni da combattimento alleati in Polonia e negli Stati baltici. Il vertice dell’Alleanza del mese di luglio a Varsavia, potrebbe anche approvare ulteriori implementazioni di truppe nella regione baltica, anche se non è chiaro tuttavia, come quattro battaglioni possano essere considerati un credibile deterrente; ma ancor più importante, è che i segnali che arrivano a Mosca da ovest sono estremamente confusi: si tratta di un sconcertante mix di pacificazione e deterrenza.
I politici occidentali e i pianificatori militari, indipendentemente dal fatto che possano essere
accomodanti” o “guerrafondai”, sembra che stiano costantemente fraintendendo le intenzioni del Cremlino.

Shirreff, come molti altri generali occidentali, sembra fissato con il fatto che i russi vogliono crearsi un “corridoio per la Crimea”; ma una tale presunzione non tiene conto che non ci sono prove che sostengono la loro ipotesi. Nel periodo di agosto-settembre 2014, le truppe russe hanno decisamente sconfitto le forze ucraine a sud di Donetsk, a Ilovaysk e Saur-Mogila, e mentre le forze ucraine erano cadute nel subbuglio più totale, Mariupol poteva essere conquistato in un battibaleno, invece le unità russe si sono fermate. Ora Mosca sta invece investendo per edificare un ponte sullo stretto di Kerch, che unirà la Crimea con la terra ferma russa.
Il Consiglio NATO-Russia, creato nel 2002, quando i rapporti tra gli ex nemici della guerra fredda erano migliori, si è riunito il mese scorso per la prima volta dopo quasi due anni; l’incontro, però, non è riuscito a superare le differenze tra la Russia e l’alleanza guidata dagli Stati Uniti.
L’acquisizione della Crimea ha portato la Nato a sospendere la cooperazione pratica con la Russia, ma “abbiamo deciso di mantenere canali di dialogo politico aperto – ha spiegato Stoltenberg e stiamo cominciando ad esaminare le modalità pratiche per la riconvocazione del Consiglio NATO-Russia.

NATO Secretary General Jens Stoltenberg and Prime Minister of Montenegro Milo Djukanovic

Dmitry Peskov, il portavoce di Putin, ha accolto le intenzioni della NATO.
La parte russa non ha mai evitato il dialogo, lo abbiamo sempre sostenuto – ha espresso ai giornalisti – Crediamo che sia l’unico modo per affrontare i problemi che abbiamo di fronte. Allo stesso tempo, un dialogo deve essere fiducioso e costruttivo e basarsi sul rispetto dei reciproci interessi, altrimenti difficilmente può essere produttivo.
Giovedì, la NATO ha invitato, in attesa della formale ratifica da parte del Senato degli Stati Uniti e dei parlamenti degli altri membri dell’alleanza e quello del Montenegro, la nazione balcanica a diventare il 29° dei suoi membri. Peskov, tuttavia, ha sostenuto che la crescita della NATO non può che aggravare la situazione della sicurezza in Europa.
Dal nostro punto di vista, l’ulteriore espansione della NATO è un processo negativo – ha continuato il portavoce russo – ciò non contribuisce a rafforzare la sicurezza europea, ma fa esattamente l’opposto – carica di tensioni il continente.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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