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18 novembre 2017

NAPOLEONE BONAPARTE: 195 ANNI DALLA SUA MORTE



napoleoneOgni 5 maggio si richiama alla mente la morte di un grande condottiero, politico e riformatore: Napoleone Bonaparte. Ad oggi sono passati dalla sua morte 195 anni; di lui si è sempre scritto, si scrive e probabilmente si scriverà negli anni a venire: è questo il destino che tocca ai grandi della storia.

Nato il 15 agosto 1769 ad Ajaccio, è stato educato fin da subito alla vita militare; ufficiale d’artiglieria prima, generale poi durante gli anni della rivoluzione francese. Non si fermò di certo qui, la strada per il successo all’inizio fu sempre in salita: a 30 anni divenne Primo console e successivamente si incoronò imperatore dei francesi. È un uomo che si è fatto da sé, ha creato la sua fortuna e forse, diventando troppo pericoloso, ha provocato anche la sua rovina; la sua vita è stata piena, dalle vittorie eclatanti ha sperimentato le sconfitte più concenti.

Da solo, è riuscito a conquistare e tenere in pugno larga parte dell’Europa Continentale, portando con sé una ventata di nuovi valori rivoluzionari, tutti improntati sulla libertà.                                                                                               Più che le sue vittorie, si ricordano purtroppo le sue sconfitte: il suo declino iniziò infatti con la campagna fallimentare in Russia, seguito dal suo primo esilio all’isola d’Elba, il suo breve ritorno al potere (detto dei “Cento giorni) fino ad arrivare a Waterloo e all’esilio finale di Sant’Elena sotto il controllo dei suoi nemici inglesi. Non si è mai arreso, non ha mai mostrato segni di cedimento o debolezza, ha lottato sempre, fino alla fine.

Ciò per cui forse non viene ricordato, passando in secondo piano, è la sua importanza a livello di riforme, l’impronta concreta che ha lasciato ai posteri, dopo che, con la sua morte, il regno si disgregò, tornando alle vecchie disposizioni della Restaurazione, cancellando così ogni traccia dell’egemonia napoleonica.   Dobbiamo infatti attribuirgli il codice napoleonico, entrato in vigore anche nel regno d’Italia e di Napoli, introdusse novità assolute nel nostro paese, che costituirono un’importante base per la prossima unità d’Italia. Il codice in questione toccava temi importanti quali il divorzio, il matrimonio civile, stabiliva l’eguaglianza giuridica tra i figli (primogeniti e non), l’eliminazione della disparità tra figli maschi e femmine, l’abolizione delle norme ereditarie feudali e il riconoscimento del valore legale dei testamenti; stabilì persino le prime leggi riguardo all’adozione. Napoleone con l’introduzione di queste leggi dichiarò guerra alla mentalità feudale che da troppo tempo vigeva sul suolo italiano, uscendo vincente grazie ai principi di libertà e uguaglianza manifesto dell’Illuminismo francese.                                                                                                                        Questi suoi editti riuscirono a sopravvivere nella storia, ispirando il codice civile della nuova Italia unita.

Il suo contributo alla storia continua con altre riforme importanti quanto la precedente; per esempio basti pensare che in tutti i paesi filo-francesi fece approvare la prima riforma scolastica, secondo cui l’istruzione primaria dovesse essere pubblica, obbligatoria, gratuita e aperta a tutti (donne incluse), tutti con pari opportunità.                                                                                                                   Il sistema varato allora vige ancora ai giorni nostri seppur con qualche piccola modifica: era infatti diviso in classi quali elementari, medie inferiori e superiori, università. È proprio nell’età napoleonica che iniziarono a sorgere i primi licei. Possiamo ben capire a questo punto che ciò che dobbiamo a quest’uomo è molto; è importante ora esattamente come allora.

Quando gli italiani sventolano orgogliosamente la loro bandiera tricolore, di certo non sanno che devono ringraziare di avere accesso all’eredità napoleonica; la bandiera italiana infatti altro non è che una variante della bandiera adottata durante la rivoluzione francese, nella quale fu inserito il verde al posto del blu. Nonostante, come ben sappiamo, la rivoluzione fallì, Napoleone non abbondonò questo vessillo ma lo adottò per il reggimento volontario dei cacciatori a cavallo della Legione Lombardia, in cui il bianco e il rosso ricordavano i colori dello stemma milanese.

Operò persino sull’urbanistica italiana, aprendo nelle grandi città di Roma e Milano grandi vie sul modello parigino, senza contare che si preoccupò personalmente di affidare alle amministrazioni locali la costruzione di strade nelle diverse province; abbiamo ancora oggi la fortuna di usare le cosiddette “strade napoleoniche” come la provinciale tra La Spezia e Porto Venere (Liguria), la statale di Palmanova (Friuli) o quella del Sempione (Piemonte).

La sua eredità non si esaurisce ancora; la stessa idea su cui si basano oggi tutti gli stati moderni, secondo cui i poteri di Stato e Chiesa sono ben distinti, si basa proprio su un’iniziativa napoleonica. La riforma dei cimiteri, per dirne un’altra, grazie a cui i cimiteri vennero spostati dalle città alle campagne, non è altro che il passato editto napoleonico di Saint-Cloud, elaborato proprio per migliorare l’igiene cittadina e laicizzare i cimiteri.

Strade, cimiteri, leggi civili, persino il sistema postale italiano deve ringraziare Napoleone; l’idea di un servizio postale statale nasce proprio in quegli anni, insieme alla costruzione di nuovi uffici pubblici gestiti da funzionari statali. C’è forse bisogno di aggiungere qualcos’altro per commemorare la memoria di questo grande uomo del passato?

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