Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

19 novembre 2017

Il formato Normandia non accetta la proposta ucraina


L’undici maggio a Berlino, Russia, Germania, Francia e Ucraina hanno tenuto una riunione allargata nel formato “Normandia” con i loro ministri degli esteri e il personale di alto livello a loro collegato. Il gruppo ha approvato due questioni sovrapposte: la possibilità di “elezioni” nel territorio di Donetsk-Lugansk controllato dai russi, e fare in modo che le elezioni sembrino – contro tutte le probabilità – credibili in una qualche maniera.

Durante l’incontro, i ministri russi, tedeschi e francesi hanno rifiutato di prendere in esame la proposta ucraina per una missione di polizia armata dell‘Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) nel territorio controllato dai russi.
Le elezioni locali e la missione di polizia, sono questioni in parte correlate, ma la loro divergenza è più importante della loro coincidenza: l’Ucraina voleva una missione di polizia dell’OSCE per ottenere di più che una semplice garanzia di sicurezza delle possibili elezioni locali a Donetsk-Lugansk; ma nella riunione di Berlino si è trovata perdente.
Una modesta missione richiede complesse discussioni di principi e di dettagli, il tipo di formato, le attrezzature, il mandato operativo e la durata; così che, se schierata, la missione di polizia sarebbe stata piccola e di breve durata, ma avrebbe comportato molto tempo per la sua realizzazione, e sarebbe andata contro i desideri russi, tedeschi e francesi, che sono ansiosi, in vari gradi, d’avere in scena le elezioni, mentre esigono d’utilizzare l’OSCE solamente per una missione strettamente vincolata alle tornate elettorali.

Ukraine-Normandie-620x330

Da parte sua, l’Ucraina cercava un’ambiziosa missione di polizia armata dell’OSCE, capace sì, di proteggere i seggi elettorali e le urne nel caso in cui si svolgessero le elezioni; ma la vedeva come un sostituto, almeno in parte, di un contingente internazionale di pace nel teatro del conflitto. La Russia invece, in seno alle Nazioni Unite, negli ultimi due anni ha sempre bloccato le discussioni sul contingente internazionale, e fin dall’inizio delle operazioni russe nel Donbas nel marzo 2014, la Germania e altri paesi occidentali hanno sempre scoraggiato la velleitaria Unione europea a considerare un’eventuale missione dell’UE nella zona est dell’Ucraina.
La proposta ucraina prevedeva una grande missione di polizia armata dell’OSCE con un mandato per un completo accesso a tutto il territorio controllato dai russi in Ucraina orientale e potenzialmente di lunga durata. Kiev sperava in una missione in grado di dislocarsi su tutta la linea di contatto e che fosse in grado di monitorare il cessate il fuoco; assegnare le responsabilità dei ricorrenti incidenti; verificare il ritiro delle armi pesanti; proteggere ciò che è legalmente ucraino al confine ucraino-russo nel territorio secessionista fino all’eventuale ritorno delle guardie di frontiera ucraine.
Invece, la riunione di Berlino del gruppo Normandia ha considerato idonea la comune vecchia proposta con gli esistenti input tecnici. Questo in pratica, anche se Kiev ha duramente e aspramente lottato nel corso della riunione per far accettare la sua idea agli altri partecipanti, significa la bocciatura della recente proposta ucraina.

Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, ha respinto il suggerimento ucraino citando “obblighi” di Kiev sotto l’armistizio di Minsk – vale a dire, il consenso alle “elezioni” – come prerequisito per negoziare il controllo congiunto del confine da parte del personale ucraino e quello delle repubbliche di Donetsk-Lugansk.
Aleksandr Zakharchenko, il capo della “Repubblica popolare di Donetsk” ha annunciato che la missione di polizia armata dell’OSCE, che l’Ucraina aveva proposto, sarebbe stato considerato un “atto d’aggressione”. Tali esternazioni hanno lo scopo d’aumentare la comprensibile avversione al rischio del personale dell’OSCE; ma in questo caso, suggeriscono anche che le eventuali “elezioni” dovrebbero essere presidiate alle condizioni stabilite da Mosca e Donetsk-Lugansk: vale a dire, non affidabili, non sorvegliate e insicure.

Lavrov, insistendo sulle “elezioni”, ha sottolineato che le stesse fossero parte di un pacchetto che deve essere prima attuato da Kiev, tra cui, una nuova legge che riguardi le votazioni, uno status speciale per i territori di Donetsk-Lugansk, un emendamento costituzionale che sancisca lo status speciale e un’amnistia generale, e che, “fino a quando la Verkhona Rada [il parlamento nazionale ucraino] non adotta il pacchetto, le elezioni sono praticamente impossibili”.
L’intransigenza di Mosca è fuorviante, però, i russi giocano sul fatto che Berlino, Parigi e le altre capitali vogliono che, seppur rappresentino una pseudo-soluzione di un problema sempre più fastidioso, si tengano le “elezioni”. Mosca, dunque, spera che i partner occidentali dell’Ucraina s’adoperino per fare pressione su Kiev affinché adotti e renda possibili le elezioni alle condizioni russe, sottostando passivamente al “pacchetto”.

Tags: , , , , , , ,

2 Risposte “Il formato Normandia non accetta la proposta ucraina”

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.