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19 novembre 2017

Una encomiabile leadership può fare la differenza?


Molti paesi nel mondo hanno a che fare con la crisi dei rifugiati e sono coinvolti nel suo processo d’aiuti – l’arrivo, l’approvazione dello status, la negazione e l’eventuale restituzione al paese d’origine. Nel corso dell’ultimo anno, con l’afflusso di migranti che, per le capacità recettive ha raggiunto livelli di rottura, sono apparse delle nazioni che stanno bene o male gestendo la situazione, ma nessuno oggi può immaginare cosa succederà nel prossimo futuro. Dei politici affermano che siamo solo sulla punta di un iceberg; altri che “dopo anni di sfruttamento del continente africano, non dovremmo essere sorpresi quando la sofferenza bussa alla nostra porta”. Io, sono in parte d’accordo con quest’ultima affermazione. La politica estera della maggior parte delle Nazioni più importanti si è per troppo tempo incentrata su ciò che dai paesi più poveri si poteva prendere, senza dare nulla in cambio.

Quale potrebbe essere il motivo per il quale una persona compie migliaia di chilometri in circostanze estenuanti e rischia la sua vita e/o quella della sua famiglia, se non per vincere la povertà, la guerra e i disordini?
Così oggi, ci sono tante persone, soprattutto uomini, con una cultura diversa, ma con una retorica uguale: fuga dalla guerra e dalla fame.
Una leadership coraggiosa, nella difficile situazione del momento, dovrebbe, per prendersi cura di chi è nel bisogno, cercare di coinvolgere tutta la comunità. Il fatto è, che le persone che arrivano nei nostri paesi hanno bisogno del nostro aiuto; non importa se pensiamo che sono tutti criminali, o se riteniamo che sono qui solo per approfittare dei servizi sociali, non importa se crediamo che sono arrivati per lavorare o che sono venuti per un breve periodo: sono qui e hanno bisogno di mangiare, hanno bisogno di ripararsi dal freddo, ma principalmente hanno bisogno del contatto con gli altri.05ALTJPMIGRANTSsub-master675

Noi dobbiamo confrontarci con la nostra paura, dobbiamo ascoltare le loro storie, ma in fondo, secondo logica, tutte le persone, indipendentemente da dove arrivano o cosa vogliono fare, hanno tutte un desiderio: vivere in pace ed avere un vita dignitosa.
La mia esperienza ha sempre e solo confermato quello che razionalmente la mia mente può concepire. Le persone che vivono in un altro paese, quando arrivano in una nuova nazione e incontrano i locali cercano di raccontare le loro storie, condividono le immagini delle loro famiglie, i loro figli hanno bisogno di scuole e di vita, sotto sotto sono persone molto tristi, lontane dagli affetti e traumatizzate anche dagli accadimenti che hanno dovuto sopportare nel trasferimento, oltre a quelli del loro paese d’origine. Si può percepire in loro una grande determinazione a voler imparare la lingua, si può notare il successo di coloro che hanno avuto la possibilità di interagire a livello personale: sotto il colore della pelle, la cultura e la religione, siamo tutti esseri umani che hanno bisogno di compassione, empatia, amicizia e uno scopo. Tutti gli stranieri che ho incontrato e anche i rifugiati vogliono lavorare e prendersi cura delle loro famiglie.
Parlo per esperienza personale quando dico che il reinsediamento in un paese straniero non è facile. Nessuno sa che io non sono ucraino fino a quando non mi metto a parlare, e, siccome io arrivo da un paese occidentale, sono accettato incondizionatamente. Lo stesso non si può dire per i rifugiati.

Gli eventi a Colonia nella notte di Capodanno hanno sconvolto la permanenza di molti rifugiati in Germania, però, i fatti di violenza di pochi non devono portare un giudizio su tutti: solo quei pochi devono essere ritenuti responsabili. Ma quello che è successo a Colonia, dove i grandi gruppi di rifugiati sono tutti imballati insieme con pochi o nulli contatti con la popolazione locale, confermano solamente quello che ho già detto prima – il modo migliore per affrontare la situazione attuale è quello di portare piccoli gruppi di rifugiati in piccoli quartieri dove possono imparare la lingua e la cultura. Questo contatto è importante anche per noi. Non posso avere tutte le risposte – ma so per certo, che la condivisione di storie e la conoscenza dell’altro è l’unico modo per eliminare i pregiudizi. Essere genere è l’unico modo per cambiare i cuori e le menti e costruire le relazioni.

A livello globale, la leadership sembra comportarsi in modo molto diverso. La crisi dei rifugiati, la povertà e la guerra derivano dalla meschinità dei leader a livello globale, i quali preferiscono chiudere un occhio con coloro che dalla situazione traggono profitti. C’è la corruzione nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, questa è una contaminazione alimentata dal sistema dello sfruttamento globale: ci sono grandi industrie che con la vendita delle armi cercano di trarre profitto dalla guerra, industrie che guadagnano dalla fornitura di beni verso paesi poveri con cifre e accordi – stipulati a livello governativo – che sono ingiusti e che pendono solo verso il paese più ricco.
L’attuale ondata di rifugiati è una nostra colpa, è un prodotto della pigrizia – non vogliamo sapere come vengono fatti e da dove arrivano i prodotti che consumiamo; non ci occupiamo di sapere ciò che fanno i nostri governi a porte chiuse, se fanno accordi commerciali e in che modo, o se stabiliscono le guerre; non ci preoccupiamo di ciò che fanno le nostre aziende negli altri paesi. Anche noi siamo colpevoli di fare la cosa redditizia, anziché la cosa giusta.

Quello che fai, fa’ la differenza, e devi tu decidere che tipo di differenza vuoi che si faccia – dice Jane Goodall.
Allora, cosa si deve fare? Cosa può fare ognuno e ciascuno di noi ogni giorno? Io e te possiamo scegliere di fare la cosa giusta al posto di quella redditizia? O siamo in grado di fare la cosa giusta solo se scegliamo quella redditizia? Poniamoci una domanda difficile ogni volta che effettuiamo un acquisto.

“Questo prodotto che voglio comperare, la sua produzione ha fatto soffrire una persona, un animale o l’ambiente? La ditta che produce questo bene paga salari equi ed è responsabile dell’approvvigionamento dei suoi prodotti? Come si comporta il mio governo in patria e all’estero?”. Noi possiamo fare la scelta di consumare o meno i prodotti e rendere i nostri acquisti equi e umani. Di soluzioni ce ne sono tantissime, basta solo cercarle e usarle. Un mondo migliore è l’effetto moltiplicatore di aziende e di governi che capiscono che l’unico sistema vivibile non è quello derivato dal profitto. Non ci sono rifugiati in fuga dai paesi pacifici dove ci sono buoni posti di lavoro, una rete di sicurezza sociale, strade sicure e equità sociale.
Una leadership encomiabile è quella che si prende cura di chi è nel bisogno a breve termine e fa buone scelte ogni giorno per un mondo migliore nel lungo periodo.

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