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24 settembre 2017

Domande senza risposte


“Stai facendo il presiedente o affari? – Questa è la domanda chiave che si potrebbe porre a Petro Poroshenko dopo due anni di presidenza.
Poroshenko alla sua nomina ha ricevuto in Ucraina un sostegno elettorale senza precedenti, lui era riuscito a convincere tutto l’elettorato d’avere una ricetta per vincere la guerra in corso con la Russia, aveva alle sue spalle tutta la comunità internazionale che sosteneva il suo “piano”; e, aveva anche promesso di vendere la sua attività.

Tuttavia, col passare del tempo, l’azienda non è ancora stata venduta, al contrario, è fiorita, tra cui la fabbrica che ha la sua base sul paese aggressore dell’Ucraina; gli amici del presidente, invece che essere dietro le sbarre, sono seduti negli uffici in via Bankova e Grushevskoho; e la guerra continua a prendere pedaggio, anzi e si è trasformata in una sfida permanente. Chiaro che la gente comincia a fare delle domande.
Nel dicembre 2014, dei giornalisti hanno portato ad una conferenza stampa del presidente alcune domande, tra cui: “Siamo in guerra, o stiamo facendo affari? Perché non ha ancora venduto l’azienda? Perché Roshen Pasticceria Corporation sta incrementando la sua presenza in Russia, mentre noi chiediamo al mondo che vengano inasprite le sanzioni e che sia un nostro alleato contro la Russia?”; più tardi, le stesse domande sono state utilizzate in un video dal Bloc Opposizione per la campagna elettorale parlamentare.

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La reazione del presidente ha reso subito chiaro che la domanda l’aveva colpito nel vivo. Poroshenko ha finto d’essere totalmente estraneo alla società dolciaria e ha consigliato ai giornalisti di rivolgersi direttamente a Roshen per chiedere informazioni, assicurandoli che i suoi dolci “non vengono venduti sul mercato russo”.
Vorrei consigliarvi di chiedere a Roshen tutte le questioni relative a Roshen. Otterrete tutte le delucidazioni. La mia risposta è la seguente: non so nulla delle vendite di Roshen sul mercato della Federazione russa; ma vi posso assicurare che oggi, le vendite nella Federazione Russa sono praticamente inesistenti. La Russia ha vietato le importazioni dei prodotti di Roshen nel lontano nel 2013, e il divieto è ancora in vigore. In secondo luogo, sono stati bloccati miliardi di rubli sui conti della fabbrica Roshen in Russia nel 2013, il che ostacola tutte le operazioni. Questo sequestro non è stato revocato – ha sostenuto il presidente.

Nel frattempo, i dati Roshen mostravano che il profitto delle sue fabbriche russe nel 2013 era cresciuto del 23 per cento rispetto all’anno precedente e che avevano raggiunto i 2,16 miliardi di rubli, ovvero il 7 per cento del mercato russo. Le autorità investigative della Federazione russa avevano respinto una vecchia causa penale contro l’azienda dolciaria “in quanto infondata”. Allo stesso tempo, il sequestro dei conti della società era stato revocato.
Nel secondo anno di carica come presidente, Poroshenko ha fornito risposte ancora più eloquenti alla domanda: lo scandalo dei Panama Papers, il caso Korban, le attività di Igor Kononenko, il vice leader della fazione del presidente, il conflitto con il primo ministro Yatseniuk, che alla fine si è concluso con un una crisi politica risoltasi con l’acquisto dei deputati, e, infine, la ciliegina sulla torta: Lutsenko come procuratore generale. Quest’ultimo, non è tanto una questione di personalità (anche se i rapporti familiari tra il procuratore generale e il presidente odorano di pesce), ma per l’insolenza con cui il governo ha calpestato il procedimento di nomina per farlo diventare una desiderabile decisione.

Poroshenko, da quando si è unito a Kolomoisky e alla sua squadra di Dnipropetrovsk e Odessa, ha dimostrato che lui non ha intenzione di combattere il sistema del clan-oligarchico. Il presidente ha inviato un secondo messaggio negativo ai battaglioni di volontari: qualunque cosa si possa pensare di Kolomoisky e Co, sono loro che non hanno permesso a Putin di prendere Dnipropetrovsk. Non possiamo conoscere tutte le circostanze e le ragioni per le quali fosse arrivata tutta la squadra di deputati georgiana in Ucraina; ma una cosa è evidente: i georgiani sono stati impiegati per cacciare il popolo di Kolomoisky da Odessa.

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Così la linea di fondo è questa: lui aveva l’opportunità di smantellare il sistema del clan-oligarchico, che aveva indebolito l’Ucraina, che l’ha portata alla guerra e contro il quale il primo e il secondo Maidan si era ribellato, ma ha optato per un vantaggioso (a suo parere) ruolo di garante della conservazione del vecchio sistema, in modo tale che si è legato mani e piedi. Dopo tutto, in tutte le questioni in cui il presidente è coinvolto, rimane sempre una domanda alla quale deve rispondere con i fatti e non con le parole, altrimenti se ne porrà un’altra: “Chi proteggerà il presidente?”.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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