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25 settembre 2017

Ragnar Loðbrók: la leggenda del re vichingo


I vichinghi hanno sempre colpito la nostra immaginazione; li immaginiamo grandi e grossi, impavidi, dei grandi guerrieri e costruttori di navi. Ed è proprio così che la storia li descrive.Popolazione scandinava collocata tra l’800 e il 1050 d.C.; famosi soprattutto per lo loro scorribande in tutta Europa, celebri per la loro conoscenza unica nella costruzione di navi e nell’arte della navigazione. Potevano vantare infatti una tecnica infallibile nel costruire navi forti e veloci, quasi invisibili all’occhio del nemico; questo unito alla loro conoscenza marinara li rendeva davvero temibili e pericolosi.

Oggi li potremmo persino considerare degli artisti; la loro maestria nel lavorare il legno e i metalli era tale che con facilità possiamo scambiare le loro monete, le loro armi e  gli attrezzi per delle vere opere d’arte, assolutamente uniche nel loro genere.
Tra tutti si distinse un personaggio, considerato oggi semi- leggendario, il re vichingo Ragnar Loðbrók, dal soprannome testuale “calzoni villosi”. Dalla “saga di Ragnar” ci viene descritto come un abile guerriero, forte e coraggioso, con una sete di conoscenza senza pari; il suo unico obiettivo era quello di spingersi sempre più in là, di colonizzare i territori più ricchi e arrivare dove altri possono solo sognare di giungere. Ne diede sicuramente prova nella sua vita, terrorizzando e tenendo sotto controllo i regni di Francia e Inghilterra.La sua tenacia non aveva eguali, né tanto meno gli mancava la sicurezza in se stesso e nelle proprie capacità: si considerava un discendente diretto del grande dio Odino, invincibile, protetto e guardato con favore da tutti gli dei.

Rayner Lodbrok e AslaugDiscendente del Re Goffredo di Danimarca, figlio del re di Svezia Sigurd Hring e di Alfild, divenne egli stesso re. Il suo nome nella mitologia è legato a due donne: Lathgertha nel Gesta Danorum, e la regina Aslaug secondo il Völsungasaga; la leggenda parla anche di una terza moglie, che si dovrebbe collocare temporalmente tra le due ossia: Thora borgarhjörtr, figlia ed erede del re sueone Herrauðr, grazie a cui avrebbe unito lo scettro di Danimarca e Svezia. Da queste donne ebbe molti e famosi figli, le cui gesta sono storicamente accertate, a differenza di quelle del padre che sono passate alla storia più sotto forma di mito. Tra questi si ricordano Ivar il Senzaossa, Bjorn Fianco di Ferro, Halfdann Ragnarrson, Sigurd Occhio di Serpente e Ubba.

La figura di Ragnar fu così magnifica, così attraente per l’immaginario collettivo, che gli vennero attribuite molte imprese, molte delle quali però non fu lui ad intraprendere ma altri grandi uomini come quelle di Re Horik I e Re Reginfrid, sovrani della prima metà dell’800.     Si attribuì invece a Ragnar il grande saccheggio di Parigi nel 845 d.C, battaglia sanguinosa che portò la città a tremare pee l’imprevedibilità dimostrata dai suoi uomini, implacabili e feroci e che fu risparmiata solo grazie alla decisione di Re Carlo il Calvo di pagare la somma di 7.000 libbre d’argento. Assedio di ParigiSi ricordano anche altre incursioni in Francia, numerose lotte civili (sedate) in Danimarca e saccheggi in Gran Bretagna, dove sfortunatamente re Ragnar incontrò il suo destino e la sua morte.

La carriera di pirata di re Ragnar infatti trovò la sua conclusione in Northumbria quando venne colto di sorpresa da un naufragio, finendo nelle grinfie di re Aelle che prima lo imprigionò, poi lo buttò in un pozzo pieno di serpenti.
La sua morte venne vendicata in seguito dai figli che si preoccuparono allo stesso tempo di continuare le sue gesta e perpetrare il buon nome di famiglia, arricchendo di nuove imprese e bottini la saga iniziata con il padre.Ivar il Senzaossa si premurò di catturare Re Edmund dell’East Anglia a cui toccò una sorte quasi peggiore della morte: prima legato ad un albero, poi usato come bersaglio umano dai suoi uomini che lo ricoprirono di frecce; in seguito, durante un saccheggio della città di York, l’esercito dei nordici sconfisse direttamente re Aelle, punendolo con la cosiddetta “Aquila di Sangue”: una volta aperta la cassa toracica ed estratti i polmoni, li fecero penzolare come “ali”,contemporaneamente sparsero sulle ferite del sale, affinché bruciassero mentre moriva.

La giusta vendetta, si potrà pensare, per re Ragnar, un re a cavallo tra storia e leggenda.

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