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19 novembre 2017

Colloqui non trasparenti


Per attualizzare l’armistizio di Minsk sulla crisi ucraina, spesso, nell’ambito di una procedura bilaterale iniziata nel maggio 2015, avvengono delle discussioni informali tra Washington e Mosca. L’incaricato americano a seguire la questione è l’assistente segretario di Stato, Victoria Nuland, mentre dalla parte russa, inizialmente era il vice ministro degli esteri, Grigory Karasin, poi sostituito dal primo di gennaio 2016, dal consigliere superiore di Putin, Vladislav Surkov. Le due parti in questione però, hanno una propria visione di come attuare l’armistizio.

A differenza del formato multilaterale “Normandia” – Germania, Francia, Ucraina, Russia – e della sua appendice, il gruppo di contatto di Minsk – Ucraina, Russia, “Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk”, Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) – il canale bilaterale Washington-Mosca non dà forma a nessun tipo di negoziato sistematico, ma persegue ciò che i funzionari dell’amministrazione Obama potrebbero definire “soluzioni creative”, o soluzioni rapide per salvare la faccia. Secondo Nuland, questo canale bilaterale opera “in parallelo con” e in “rafforzamento” al formato Normandia, “in pieno accordo con i suoi partecipanti”. Tuttavia, il formato Normandia [seppur pieno di difetti] è trasparente, politicamente responsabile [in una certa misura] e opera sotto l’autorità dei capi di stato; al contrario, il canale bilaterale Washington-Mosca è impenetrabile, le autorità politiche rimangono invisibili e si possono solo desumere. Inoltre, mentre il formato Normandia opera solo con “la crisi Ucraina”, il canale bilaterale sembra affrontare oltre l’Ucraina anche la Siria, generando in tal modo molte speculazioni.

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In questa fase, in accordo con l’armistizio di Minsk, la priorità politica di tutti i formati negoziali è di riuscire a tenere le “elezioni” nelle “repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk” (DPR, LPR) in linea con gli standard dell’OSCE. Nuland, partendo dal presupposto che Mosca avrebbe concesso e appoggiato un vero cessate il fuoco, ha spesso sollecitato Kiev ad andare avanti con i cambiamenti costituzionali per arrivare ad eseguire le “elezioni”. Il mese scorso, quando Nuland è arrivata in Ucraina, per dimostrare la conformità di Kiev con l’armistizio di Minsk e per convincere un unito Occidente a prolungare le sanzioni nei confronti di Mosca, ha sollecitato che le “elezioni” fossero indette entro luglio. Il portavoce del dipartimento di Stato, Mark Toner, ha rincarato la dose descrivendo la votazione per luglio come auspicabile, se non un rigido termine imposto. In cambio, a Kiev Nuland ha promesso – come nelle sue precedenti visite – che Washington avrebbe fatto pressione sulla Russia per farle ritirare le forze militari e ripristinare il controllo del confine russo-ucraino, ora sorvegliato da DPR-LNR e Russia.
La sequenza cronologica dell’armistizio di Minsk prevede dapprima il ritiro delle truppe russe e il controllo del confine, e poi l’esecuzione delle “elezioni” sotto i termini dell’OSCE.

La Russia invece, vuole prima l’esecuzione delle elezioni e poi (?) il ritorno del controllo del confine in comunione con DPR-LNR, Russia e OSCE. La Russia in tutto questo processo non ha nessun obbligo – infatti sostiene di non avere armi e soldati sul territorio ucraino – quindi non deve ritirare nulla.
Secondo alcuni addetti ai lavori di Misnk, l’incontro Surkov-Nuland avvenuto il 15 gennaio nei pressi di Kaliningrad, aveva ideato delle soluzioni creative che avrebbero dovuto innescare un unico parere tra Kiev e DPR-LNR-Russia. Ad esempio, s’era discusso che l’armamento pesante russo sarebbe stato portato fuori dall’Ucraina, mentre quello delle
DNR-LNR assemblato in posti designati e controllati dall’OSCE; che il controllo di confine sarebbe stato assegnato in comunione tra le guardie di confine ucraine e quelle delle DNR-LNR; ma ironicamente, dopo la messa in scena delle “elezioni, questi due disegni potrebbero tradursi”: in “armi pesanti, equipaggiamento e truppe russe, trasformate in DNR-LPR – per cui non devono essere portate fuori dall’Ucraina – e le guardie di confine ucraine – con mostrine ucraine – potrebbero essere dei russi.
Tutto questo sarebbe infatti coerente con l’armistizio di Minsk.

Nuland, il 17-18 maggio a Mosca, ha incontrato Surkov e, separatamente, il vice ministro degli esteri Sergei Ryabkov. La sua visita è avvenuta dopo un incontro a Vienna tra il segretario di Stato americano John Kerry, e il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, dove hanno discusso d’Ucraina e Siria. In entrambe le sue riunioni, Nuland, ha continuamente sottolineato ciò che sostiene il presidente americano Barack Obama “se, e quando Minsk è pienamente attuato, le sanzioni [contro la Russia] potranno essere revocate”.

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Mentre l’Ucraina è sollecitata ad accettare a qualsiasi condizione “le elezioni” nel territorio controllato dai russi, Kiev sta chiamando, con toni quasi disperati, una missione di polizia armata OSCE per garantire la sicurezza sia dei funzionari dell’OSCE che quella dei cittadini, giornalisti e dei partiti partecipanti alle elezioni.
Nuland dopo i colloqui avuti a Mosca, ha evidenziato un senso d’urgenza per le “elezioni”: “vogliamo vedere Minsk implementato al più presto possibile. È giunto il momento di dare un’accelerata e vederlo attuato”. Nuland ha fatto riferimento alle elezioni come ad un “obbligo” ucraino; ma questa volta non ha menzionato il ritiro delle forze russe o la consegna del controllo del confine, e nel contempo, ha fatto appello alle autorità del “Donbas” a non mettere in scena unilateralmente delle elezioni al di fuori del quadro di Minsk; ma ha detto “dovremmo rispettosamente incoraggiarli a concentrarsi sulle elezioni in linea con gli accordi di Minsk”. Nuland ha caratterizzato i suoi colloqui con Surkov come “molto approfonditi” e “molto costruttivi” – fonte Ambasciata degli Stati Uniti a Mosca 18 maggio.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, tuttavia, ha versato acqua fredda sull’incontro tra Nuland e Surkov: “Questi incontri della Nuland non producono nessun risultato, sono solo stati dei brevi scambi di opinioni.

A Washington, il segretario di Stato John Kerry, ha salutato la liberazione del pilota ucraino Nadia Savchenko, con una dichiarazione che ha abbassato l’asticella delle “elezioni”. Lui ha elencato un set di prerequisiti minimi necessari per metterle in scena: “un cessate il fuoco durevole, l’accesso completo dell’OSCE a tutto il territorio e il controllo delle elezioni, effettuate sotto le legge ucraina, da parte dell’Ufficio dell’OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (ODIHR), per confermare l’esecuzione delle stesse.
L’assenso di Kerry che le elezioni si tengano “sotto la legge elettorale ucraina” è una frase in codice: la “legge ucraina” in questo caso significa una nuova, “ibrida”, legge che Kiev dovrebbe negoziare con i leader di DNR-LNR, come prescrive l’armistizio di Minsk.

La messa in scena di elezioni sotto una tale “legislazione” squalificherebbe a priori le tornate elettorali. Una volta che le elezioni fossero state eseguite, nessuno può garantire all’Ucraina l’uscita delle forze straniere [quali? considerato che la Russia non c’è in Ucraina?], inoltre DPR e LNR dopo le elezioni sono a tutti gli effetti riconosciute come “Stati” dall’Ucraina, per cui verrebbero riconosciute le loro forze armate e tutte le loro strutture amministrative. Il “ritorno all’Ucraina del pieno controllo delle sue frontiere internazionali” è un’altra frase in codice: sotto l’armistizio di Minsk, Kiev dovrebbe negoziare con le autorità DPR-LPR la condivisione del controllo del confine. La sequenza dei passaggi di Kerry chiarisce che l’armistizio di Minsk – dal quale Kiev difficilmente si districherà – ignora le più elementari garanzie giuridiche e democratiche per l’Ucraina in favore di DPR-LPR.

Il Cremlino magari sta calcolando che alcune figure dell’amministrazione Obama possano essere preoccupate dell’eredità che tra poco dovranno lasciare e che, prima che l’amministrazione in carica si esaurisca, stiano cercando di dimostrare almeno un qualche risultato intermedio. I commentatori russi, stanno molto riflettendo sul fattore ereditario americano, forse perché hanno sentito delle opinioni di alcuni funzionari. Una logica simile potrebbe presto esserci nel formato Normandia, in cui nel prossimo anno, i protagonisti occidentali dovranno affrontare le elezioni, e quindi i fattori ereditari. La conferenza di fine anno 2016 dell’OSCE, è il termine della presidenza tedesca per rivendicare un certo successo, cosa possibile solo con la cooperazione russa.

In tale contesto, probabilmente nei mesi a venire la Russia punterà su alcuni accordi provvisori con il pretesto di “attuare idealmente Minsk”, anche attraverso la proposta di “elezioni”, ma principalmente con un insieme di piccoli passi. L’obiettivo russo è di suscitare di fatto l’accettazione delle DPR-LPR come partecipanti ai negoziati multilaterali e firmatari degli accordi provvisori. Questo potrebbe elevare de facto le DPR-LPR allo stesso livello delle due repubbliche separatiste georgiane. Per il momento, sembra che Mosca, per aumentare la propria leva, stia spremendo i suoi interlocutori tedeschi e statunitensi: minimizza i suoi colloqui sull’Ucraina, li sta rendendo insignificanti, come ha fatto Peskov in contraddizione con l’ottimista Nuland. A quanto pare, il Cremlino, sulla “situazione ucraina”, si sta aspettando delle nuove proposte dagli Occidentali.

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