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19 novembre 2017

Il G7 afferma la sua mentalità


I paesi del G7Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Giappone e Canada – si sono incontrati per la 42esima volta in Giappone per discutere dei maggiori problemi legati alla sicurezza globale e all’economia mondiale (qui si può leggere il comunicato ufficiale – G7 )
Il G7 è un raggruppamento interessante, spesso visto come obsoleto, che ha una sua pesante influenza: quanto le politiche italiane influenzano il mondo in questi giorni? Il gruppo ha sempre avuto degli alti e bassi, – G8 quando c’era anche la Russia – ma è stato sminuito dal G20, diventato nel 2008 il forum a livello dei leader. La visione più pessimistica è che la riunione giapponese del G7, sembra che sia improbabile che possa uscire con un qualche significativo accordo d’azione sulle questioni all’ordine del giorno.

Il G20 si vanta d’essere il “forum per la cooperazione economica internazionale”, e che i suoi membri, valutando i PIL, costituiscono l’86% dell’economia globale; la forza del G7 invece, è sempre stata quella di un gruppo di paesi “ben pensanti”, ma misurata con un criterio molto soggettivo. Il presidente Obama in Giappone, ha usato il suo discorso con la stampa per definire il G7 come un gruppo di paesi che si sono “impegnati per la democrazia, il libero mercato, il diritto e le norme internazionali”. Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo, ha portato il tema anche sui valori: “Se vogliamo difendere i nostri valori comuni, non è sufficiente che ci troviamo tra di noi in questi giorni per discuterne, dobbiamo anche essere pronti ad agire”.

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Sheila Smith, del consiglio delle relazioni estere, ha scritto una buona panoramica dell’approccio del G7 in Giappone, come ha fatto anche il primo ministro giapponese Shinzo Abe, che “vorrebbe vedere il G7 che riaffermi il suo ruolo di leadership globale”. Non sorprende quindi che la Cina e la Russia siano pronte ad ammucchiare disprezzo sul G7.
La tensione tra il G20 e il G7, dato che il Giappone ha ospitato il G7, mentre la Cina ospiterà il G20, sarà ancora più grave quest’anno. Il Cremlino ha annunciato che la Russia è più interessata alla collaborazione con il G20, la Cina invece, ha tenuto a sottolineare i problemi interni dei paesi del G7 e ha addossato le colpe delle tensioni nel Mar Cinese Meridionale al Giappone.
Il vertice in due giorni ha affrontato un sacco di problemi: l’economia globale, gli accordi commerciali – Trans-Pacific Partnership – la sicurezza marittima, la lotta al terrorismo, i rifugiati, l’estremismo, il regime della Corea del Nord, le azioni russe in Ucraina e 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.

Sull’economia globale nulla è destinato a cambiare. Tom Bernes, dal Centro per l’Innovazione Internazionale, osserva che il G7 non è la sede in cui dovrebbero essere previsti progressi significativi sul rafforzamento della crescita economica: non è “l’appartenenza al G7 che può decidere, quando la metà della crescita globale proviene dai mercati emergenti che non sono rappresentati”. Il G7 inoltre ha lo stesso problema del G20: non è in grado di trovare soluzioni e stimoli per la crescita. Quando i ministri delle finanze del G7 si sono incontrati, il Giappone voleva coordinare uno stimolo fiscale, ma la Germania ha immediatamente bloccato le riforme strutturali.
Anche nel mondo dei vertici internazionali, tutta la politica è locale. Il presidente Obama ha affrontato perfino Donald Trump e la sua “ignoranza degli affari del mondo”. Il comunicato del G7 mette in guardia contro le conseguenze economiche di un Brexit; ma la giornata è stata vinta dal cancelliere Angela Merkel con una dimostrazione del suo segno distintivo Merkel-Raute.

I leader del G7 parlano sempre di cose molto giuste; ma la stabilità dell’ordine mondiale liberale dipende da più di sette paesi: un multilateralismo efficace ha bisogno di un tavolo con tutti coloro che contano.

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