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25 settembre 2017

La politica dei visti europei


Il battibecco tra l’Unione europea e la Turchia sull’esenzione del visto sta entrando in un momento molto caldo. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, chiede l’abolizione dei visti per i suoi cittadini, in caso contrario lui rinnegherà l’affare che ha di molto ridotto il flusso di rifugiati verso l’UE; ma il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker gli ha riposto di stare calmo, tanto lui “non può ottenere nulla”.
Questa pubblica lotta è davvero inutile e inopportuna; l’Europa potrebbe annullare in modo sereno i visti per la Turchia e per molti altri paesi, in quanto i benefici sarebbero di gran lunga superiori dei costi.

L’UE ha stipulato il suo accordo con la Turchia nel mese di marzo. Erdogan ha accettato che il suo paese si sarebbe ripreso gli immigrati clandestini che arrivano in Europa tramite la via dei Balcani – un tragitto che l’anno scorso ha visto transitare oltre un milione di persone – in cambio, ha chiesto 6 miliardi di euro di aiuti e entro giugno, l’esenzione del regime di visto per gli stati Schengen. Gli europei hanno promesso i soldi e hanno convenuto d’accelerare la liberalizzazione dei visti, a condizione che “fossero raggiunti tutti i parametri di riferimento”.
Erdogan sembra aver dimenticato l’avvertimento, e mercoledì scorso, ha inveito che l’accordo di riammissione degli immigrati non sarebbe stato adottato dal parlamento turco senza l’esenzione dei visti. – La Turchia dovrebbe soddisfare i criteri? Ma di quali criteri stiamo parlando? – ha affermato con rabbia.

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La risposta di Juncker è stata rapida e altrettanto tagliente.
– Ci aspettiamo che la Turchia mantenga i suoi impegni. Le minacce non sono il miglior strumento diplomatico – ha ribattuto Juncker – Quindi, è meglio smetterla di usarle perché non produrranno nessun effetto.
La Turchia doveva soddisfare 72 criteri, ma nel documento del 4 maggio, la Commissione europea ha risaltato che Ankara dovesse solo occuparsi degli ultimi quattro punti rimasti. Questi tuttavia, sono i più difficili da implementare: riguardano la legislazione anti-corruzione, la cooperazione di polizia giudiziaria tra l’UE e la Turchia, l’adeguamento alla protezione dei dati personali agli standard UE e, la cosa più importante per Erdogan, le modifiche alla legislazione che ora gli permette di perseguitare i giornalisti e gli accademici per “propaganda terroristica”.

La repressione del dissenso di Erdogan è deplorevole; ma tuttavia, ci si potrebbe chiedere, cos’ha a che fare questo con i 90 giorni dei visti turistici per l’UE? Dopo tutto, se qualcuno ha bisogno di sfuggire alla persecuzione, la necessità di un visto è un grave ostacolo.
In termini pratici, la “lista nera” dell’UE dei paesi i cui cittadini necessitano del visto, ha lo scopo di tenere fuori gli immigrati privi di documenti; ma per un tal fine è uno strumento smussato. C’è una correlazione di circa 0,6, tra il numero di cittadini di un dato paese fermati in Europa per essere entrati illegalmente in un dato anno, e la quota di domande di visto respinte sempre nello stesso paese. I funzionari hanno un’idea molto approssimativa della propensione dei cittadini che provengono dai vari paesi e il motivo dei loro visti – in molti casi, non agiscono per informazioni prese.

Nel 2014, i paesi dell’area Schengen hanno rilasciato 5,7 milioni di visti per i russi, e meno dello 0,01 per cento di russi sono stati catturati nello stesso anno perché cercavano di entrare in Europa illegalmente. Per la Turchia, il rapporto è più o meno lo stesso; i cittadini cinesi hanno ricevuto 1,7 milioni di visti, e solo lo 0,5 per cento di quel numero è stato arrestato. Il numero d’immigrati senza documenti provenienti da questi tre paesi è molto limitato – poco più di 27.000 persone, rispetto alla popolazione europea di oltre 500 milioni. Inoltre, tale numero non è piccolo perché i paesi dell’UE stanno facendo un buon filtro: le percentuali di rifiuto di visto sono molto piccole – l’1 per cento per la Russia, il 3 per cento per la Cina e il 4 per cento per la Turchia.

Il rischio di concedere ai cittadini turchi, cinesi e russi di viaggiare in Europa senza visto – per turismo – non si adatta allo scopo, quindi è trascurabile, anzi, dato l’enorme potenziale delle spesa turistica, permettendo loro di viaggiare liberamente si darebbe all’Europa una spinta economica.
Eppure, altri paesi che dimostrano d’avere numeri più alti d’immigrati privi di documenti, sono più vicini alla liberalizzazione dei visti che quelli sicuri – o addirittura sono esenti dalla necessità di visti di breve durata.
Nel 2014, 14.120 serbi – per i quali non c’è bisogno di richiedere il visto di breve durata – sono stati fermati mentre cercavano di entrare in Europa illegalmente, tanti quasi tutti i cittadini turchi e cinesi messi assieme. Il numero dei georgiani catturati, ha raggiunto l’8 per cento del numero dei visti rilasciati dal paese, e la Georgia rischia di essere riconosciuta quest’anno con lo status d’esenzione dal visto – insieme con l’Ucraina, che nel 2014, ha fornito il 60 per cento in più della Russia d’immigrati privi di documenti verso l’UE.

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La logica alla base di questo non ha nulla a che fare con il frenare l’immigrazione irregolare: è puramente politica. Molti dei criteri europei per un regime senza visti con un paese terzo hanno a che fare con l’europeizzazione delle norme interne dei paesi: chiedono ad esempio, forti leggi anti-discriminazione e anti-corruzione. Si tratta di un meccanismo di “soft power” europeo: se un governo vuole offrire ai propri cittadini un viaggio senza problemi a Parigi e Roma, ha bisogno d’adottare certi valori europei.
La Russia e la Cina non sono conformi ai requisiti o li pagano solo a parole, quindi non sono suscettibili d’adeguarsi per il visto, mentre la Georgia, Serbia, Moldavia e Ucraina sono più propensi a cercare di soddisfare le richieste politiche.

La logica politica è profondamente sbagliata. Sono i cittadini dei paesi meno europei che più hanno bisogno d’espandersi verso l’Europa, sia per i suoi modi che per i suoi valori; quando là vedranno un mondo libero, saranno propensi a voler regole simili in casa. Se i turchi potessero andare liberamente in Europa, potrebbero in poco tempo non essere più disposti a tollerare l’autoritarismo di Erdogan e le sue leggi illiberali. Ma erigere per loro delle barriere, al contrario, li allontana e li fa guardare all’Europa in modo scontroso e come un luogo poco accogliente.

L’accordo dei rifugiati con la Turchia che, sulla morsa della liberalizzazione ha già costretto i burocrati europei a muoversi più velocemente del previsto, dovrebbe indurre l’Unione europea ad abbandonare la liberalizzazione dei visti come strumento politico e mantenere l’obbligo del visto solo per i paesi i cui cittadini costituiscono un grave rischio, come l’Afghanistan o l’Eritrea. Tutti gli altri dovrebbero essere liberi di visitare Roma e Madrid come vogliono.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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