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23 settembre 2017

L’Ucraina insiste per una missione di polizia OSCE


I principali leader del gruppo Normandia – Russia, Germania, Francia e Ucraina – su iniziativa del presidente ucraino Petro Poroshenko, hanno conferito per telefono la notte del 23-24 maggio. Poroshenko ha cercato delle adesioni alla sua proposta di creare un missione di polizia armata sotto l’egida dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) nel territorio secessionista di Donetsk-Lugansk. Il lungo comunicato della presidenza ucraina segnala che gli altri tre leader hanno acconsentito a prendere in considerazione la proposta; tuttavia, il cancelliere tedesco Angela Merkel, e il presidente francese Francois Hollande, nei loro comunicati ufficiali non hanno menzionato la loro scelta; ma al contrario, hanno invitato l’Ucraina a preparare le “elezioni” che si dovranno tenere nel territorio. Mentre Kiev guarda alla missione di polizia internazionale come uno dei tanti prerequisiti, le risposte di Berlino e Parigi indicano tutt’altri intendimenti. Da parte sua, come normale, il Cremlino sta orchestrando una strenua opposizione all’iniziativa ucraina.

I ministri degli esteri del Gruppo Normandia avevano rifiutato l’iniziativa di una polizia internazionale già nel loro incontro dell’11 maggio a Berlino, modificando l’idea ucraina con un eventuale allargamento della missione di vigilanza speciale esistente dell’OSCE SMM – completamente disarmata e non composta da militari. La Russia, tuttavia, mentre la logica occidentale è che il servizio SMM (come il suo genitore, l’OSCE) è meglio di niente, sta usando il suo potere di veto in seno all’OSCE per mantenere la missione SMM pateticamente inadeguata ai suoi compiti di controllo. La persistenza ucraina a proseguire su questa linea fa capire che Poroshenko e Kiev non hanno recepito un “no” alla loro richiesta.

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L’insistenza di Poroshenko deriva anche dal fatto che, il venti maggio, durante una conferenza telefonica tra lui, Merkel e Hollande si fossero accordati, in previsione della telefonata con Putin del 23-24, sulla necessità di schierare una missione di dimensioni adeguate di uomini armati ed equipaggiati con il mandato di svolgere funzioni di polizia e di controllare il rispetto del cessate il fuoco sul territorio occupato. Oltre a queste funzioni, Poroshenko, facendo in particolare un appello a Merkel, che per tutto il 2016 il suo paese copre la presidenza OSCE, aveva anche sostenuto che la missione internazionale di polizia armata fosse indispensabile per controllare il processo elettorale.

Il ministro degli esteri ucraino Pavlo Klimkin, il 25 maggio, ha iniziato a fare un giro in tutte le capitali europee per spiegare e chiarire tutti gli elementi contenuti nella proposta ideata da Kiev. La missione di polizia che intende Kiev, non può essere una struttura SMM rinnovata, in quanto quest’ultima non ha il mandato di garantire la sicurezza, non ha capacità di auto-protezione, poteri esecutivi, ha una mobilità limitata, accesso limitato, manodopera insufficiente e non può operare di notte in luoghi critici. Mentre la missione di polizia armata dovrebbe essere autorizzata a circolare senza limitazioni; operare lungo la linea di demarcazione 24 su 24 ore; fermare il flusso transfrontaliero del materiale militare russo e del personale delle forze secessioniste; e sotto un calendario negoziato, controllare il ritiro delle armi russe e delle truppe attraverso il confine. Kiev prevede che la missione sia dotata di vettori blindati, armi leggere e apparecchiature di sorveglianza moderna. Secondo i funzionari ucraini, Kiev spera in una struttura di 11.000 unità, anche se s’aspetta che Mosca ne accetti solo una frazione.
I compiti principali della missione oltre quelli di controllo e di stabilità dovrebbero essere più che altro incentrati per una stabilizzazione post-conflitto. La missione rimarrebbe sul posto “fino alla normalizzazione delle attività degli abitanti del luogo”. Nelle presentazioni di Klimkin la missione di polizia internazionale è in parte legata alle elezioni: “Elezioni libere e regolari sono fuori questione senza una tale missione”; e, anche se questo legame è sottile, sembra tutt’altro che indispensabile.1019756482

 

Tuttavia seppur sottile e superflua, non sembra che la missione possa avere l’approvazione del “gruppo Normandia”. La Russia, Germania e Francia sono pronte – anche se in misura diversa – a indire il prima possibile le “elezioni” nel territorio controllato dai secessionisti, anche senza la polizia internazionale. L’Ucraina, però, per il suo assenso, ha fissato dei presupposti legali e democratici. La presenza della polizia internazionale è solo uno dei presupposti.

Come sintetizzato dal vice primo ministro ucraino per l’integrazione europea ed euro-atlantica, Ivanka Klympush-Tsintsadze, se le potenze del gruppo “Normandia vogliono che si tengano le elezioni in quel territorio, devono accettare di crearne i presupposti, tra cui una missione di polizia internazionale”. Implicitamente: no missione, no elezioni. Al contrario, Berlino e Parigi apparentemente considerano d’aderire ad una missione di polizia modesta, se saldamente legata al solo processo elettorale. Il loro messaggio: niente elezioni, nessuna missione di polizia.

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Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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