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25 settembre 2017

“La Crimea è una questione spigolosa”


Le elezioni presidenziali austriache, vinte dal politico indipendente pro-europeo Alexander Van der Bellen, e sorretto dal partito dei Verdi, sono piene di sorprese: per la prima volta dal 1945, la carica di presidente del paese è andata ad un rappresentante di un partito diverso da quello socialdemocratico e conservatore, le due più grandi forze politiche austriache. Lo sfidante, Norbert Hofer, il membro di un partito d’estrema destra anti-europeo e filo-russo, è rimasto in lizza per la vittoria fino al conteggio dell’ultimo voto: 50,3 e 49,7 per cento – gli austriaci “hanno rifiutato il populismo e l’estremismo”.

Si deve notare che Hofer ha immediatamente riconosciuto la sconfitta e ha invitato i suoi “a non cadere nella disperazione”; mentre nel frattempo, Van der Bellen, ha dichiarato: “È assolutamente chiaro che abbiamo un sacco di lavoro da fare. Ovviamente, le persone potranno dire, non ho visto o sentito; ma ci sono due facce della stessa medaglia che formano il nostro Stato. Così la sfida giornaliera sarà di tenere unite le due differenti metà dell’Austria”.
Questo risultato ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti politici europei. Il ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha sostenuto che ora tutta l’Europa può rifiatare; il primo ministro francese Manuel Valls, ha sottolineato d’aver ricevuto un immenso piacere nel sentire che gli austriaci “rifiutano il populismo e l’estremismo”.

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Il partito Verde Europeo, ha accolto immediatamente la vittoria di Van der Bellen affermando che “i valori dell’Europa e i nostri condivisi obiettivi repubblicani e democratici sono stati difesi contro l’insorto populismo di destra”. Da parte sua, il Financial Times ha scritto: “Il risultato elettorale di Vienna mostra come la politica della paura possa andare fuori controllo”.
Alla fine, con tanti analisti coinvolti e tante conclusioni espresse, le elezioni austriache ci hanno dato molte lezioni.

Secondo “Politico.eu”, lo “establishment politico del dopoguerra europeo si sta sgretolando”. Soprattutto, il risultato austriaco dimostra che i partiti del centro-destra e centro-sinistra, che hanno dominato la politica del continente dalla seconda guerra mondiale, sono in ritirata. Per politico eu., la polarizzazione è il nuovo normale, sono finiti gli accoglienti giorni dell’educato dibattito politico: gli scambi tra Van der Bellen e Hofer sono stati tra i più caustici. L’Austria in secondo luogo, ha messo in luce un aspetto molto preoccupante: una classe ampiamente varia, dove gli istruiti abitanti delle città seguono la tendenza Van der Bellen, e i rurali e le classi medio basse vedono in Hofer il loro futuro. Una tendenza simile, la vediamo anche oltre Atlantico tra la democratica Hillary Clinton, e il repubblicano Donald Trump.

Un terzo aspetto che ci ha insegnato Vienna, è che i ricchi non sono immuni dalla forza dei populisti. Come misura obiettiva, l’Austria è una delle nazioni più ricche al mondo: rispetto alla maggior parte dei paesi europei la disoccupazione è bassa e la crescita è stabile … Eppure, il Partito della Libertà, sostenendo che l’Austria ha preso una direzione sbagliata, è riuscito a capovolgere la politica attuale.
Una quarta lezione è che i liberali in Europa possono essere in un momento di stanca, ma non sono fuori dai giochi: la vittoria di Van der Bellen dimostra che quando ci sono poche speranze, le forze liberali si radunano per portare il giorno. Nel secondo turno, Van der Bellen ha avuto 1,3 milioni di voti in più rispetto al primo turno, ciò indica che la paura di una vittoria del Partito della Libertà ha spinto un gran numero di elettori conservatori a pensare e rivedere le preferenze.

Per ultimo, ma non di meno valore, la sincerità vende: si possono amare o odiare, ma una qualità d’entrambi i candidati in gara è stata l’autenticità. A differenza dei partiti tradizionali, che a nido d’ape invertono le rotte politiche, Van der Bellen e Hofer sono sempre rimasti fermi su una domanda chiave: uno – Van der Bellen – è stato antipatico per la sua posizione sui rifugiati, il sostegno all’UE e la convinzione che il trattato di Schengen è una pietra angolare della stabilità dell’Europa; Hofer, ha parlato chiaramente su ciò che lui considera come un’urgenza: la protezione dei confini austriaci e che l’UE non sconfini troppo sulla sovranità austriaca.
Van der Bellen è il secondo capo di uno stato membro dell’UE che rappresenta il partito dei Verdi. Il primo è stato Raimonds Vejonis, che è stato eletto presidente della Lettonia nel mese di giugno del 2015.

Per inciso, Van der Bellen ha radici russe. Suo padre è nato nella città russa di Pskov. Dopo la rivoluzione d’ottobre s’è trasferito in Estonia, dove ha incontrato la futura mamma dell’eletto presidente. Quando l’Unione Sovietica ha annesso l’Estonia nel 1940, Van der Bellens è emigrato in Austria, dove è nato il “Professor Verde”, come lo definisce la stampa locale. Questo soprannome non è casuale. Van der Bellen è dottore in Economia e ha lavorato per quasi 20 anni come professore d’economia all’Università di Vienna.
Abbiamo chiesto all’ambasciatore ucraino a Vienna, Oleksander Shcherba, quale potrebbe essere il risultato di una tale elezione per l’Ucraina.

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Alexander Van der Bellen è un politico decisamente pro-europeo. Egli appartiene alla corte di persone per le quali l’Unione e l’idea europea sono una sensazione personale e un valore condiviso. Si può prevedere che possa posizionare l’Austria come uno stato europeo umano e coerente. D’altra parte, mostra una certa simpatia per la Russia – il culto della letteratura russa, etc – è associato con la regione del Baltico (Estonia), dove la famiglia Van der Bellen ha trovato rifugio dai bolscevichi. Gli estoni lo considerano un “proprio candidato”, e l’atteggiamento di Van der Bellen nei confronti dell’Ucraina non è del tutto chiaro – continua ShcherbaLui, inequivocabilmente condanna le azioni russe nel Donbas, ma la Crimea è una questione spigolosa per lui. Quanto al quesito se togliere o estendere le sanzioni contro la Russia, finora sta adottando un approccio molto cauto. Ma, in ogni caso, le decisioni di questo genere sono al di là delle competenze di un presidente”.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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