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26 settembre 2017

La politica dei piccoli passi


La politica ufficiale tedesca nei confronti della Russia è la rigidità, ma di soppiatto Berlino ha iniziato a muoversi per un accurato e ben strutturato alleggerimento delle sanzioni, e, anche se gli Stati Uniti sono contrari, molti nell’UE potrebbero sostenere il nuovo approccio.
Mercoledì scorso presso il centro congressi Hansemesse di Rostock, il ministro dell’economia tedesco Sigmar Gabriel, attorniato da pannelli di cartone esprimenti “Dove va il mondo insieme?”, ha caldamente ricevuto da relatore principale gli imprenditori tedeschi e quelli russi per dare inizio al “Giorno della Russia”.

L’obiettivo del raduno è per affari, ma quando c’è la Russia di mezzo la politica non è mai lontana. Anche l’aspetto di Gabriel era tutto un messaggio politico, come lo è anche stata la sua amichevole accoglienza verso il ministro dell’industria russa – per non parlare della prima espressione usata all’apertura dell’evento: “L’isolamento non è affatto utile”.
Più tardi, nel suo discorso, Gabriel ha puntualizzato il suo sentimento asserendo che, l’isolamento non è una politica sostenibile e che solo il continuo dialogo porta a delle utilità, inoltre, citando come esempio l’accordo nucleare con l’Iran, ha sostenuto che la Russia avesse recentemente dimostrato d’essere un partner affidabile, e, come parte di un mondo interdipendente, avesse bisogno di un allentamento step-by-step delle sanzioni.

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Gabriel è dalla precedente proroga di sanzioni che manda messaggi simili, e, anche se da allora non è mai successo nulla, le cose questa volta potrebbero essere ben diverse.
I leader del G-7, nella dichiarazione di chiusura del vertice del Giappone, hanno ribadito il loro approccio alla linea dura con Mosca; Angela Merkel giovedì s’è lamentata che in Ucraina orientale non c’è ancora uno stabile cessate il fuoco e che la legge per le elezioni locali, come richiesto dal protocollo di Minsk, non è ancora stata “preparata”. Va da solo che con questi presupposti “non ci sia d’aspettarsi” che l’Occidente possa cambiare approccio verso la Russia; ma, ciò che la Merkel non ha detto, è che dietro le quinte, il suo governo ha da tempo messo a punto dei concreti piani per un allentamento “passo-passo” delle sanzioni, e che il processo potrebbe già iniziare quest’anno.
Finora, il messaggio occidentale è sempre stato che le restrizioni commerciali e di viaggio saranno abolite solo una volta che tutte le disposizioni previste dal protocollo di Minsk verranno soddisfatte “al cento per cento in cambio del 100 per cento”.

Ora, però, Berlino – a condizione che si compiano progressi nel processo di Minsk – è pronta a fare delle concessioni a Mosca.
Il mio approccio è sempre stato che le sanzioni non sono fine a se stesse. Quando c’è un qualche progresso nell’attuazione del protocollo di Minsk, possiamo allora anche parlare di alleggerimento – ha sostenuto il ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier.
La cancelleria tedesca supporta ambedue gli approcci. Finora, sono stati i socialdemocratici ad essere particolarmente vocali per un riavvicinamento con la Russia: il partito SPD, guidato dal ministro dell’economia Gabriel, è un partner junior della coalizione Merkel; mentre Steinmeier, un membro anziano dell’SPD, anche se non ha mai chiesto esplicitamente l’allentamento delle sanzioni, ha a lungo sostenuto il ritorno della Russia nel G-7; Merkel, al contrario, ha sempre mantenuto una linea dura; ora, però, la cancelliere sembra che stia cambiando rotta.

Il piano è quello di sollevare le sanzioni in cambio della collaborazione di Mosca nelle elezioni locali in programma in Ucraina orientale. Berlino non sta pensando di sollevare le sanzioni del settore finanziario, che sono particolarmente dolorose per il presidente russo Vladimir Putin (anche se l’operazione di raccolta Bond russi in Europa non ha trovato impedimenti); né c’è la volontà di rivedere le sanzioni imposte in risposta all’annessione russa della penisola di Crimea; ma la cancelleria sta pensando d’eliminare le restrizioni di viaggio imposte a certi selezionati individui, come ad esempio ai membri del parlamento russo (passo tra l’altro già attuato dalla Francia), oltre che semplicemente ridurre l’intervallo d’estensione delle sanzioni da sei mesi a tre mesi.
La tesi sostenuta da Berlino è che, in un’Europa in cui ci sono quelli a favore delle sanzioni e coloro che ci si oppongono, sia necessario trovare un modo per mantenere l’UE nella stessa pagina. Due settimane fa, Steinmeier ha avvertito che, anche se Bruxelles è impostata per una proroga delle sanzioni, in Europa c’è un aumento di nazioni che sono contrarie. Sta diventando sempre più difficile, ha sostenuto, mantenere una posizione uniforme sulla questione, mentre la necessità è d’avere un’unica decisione. La linea tedesca è che a Putin non deve essere data l’impressione che può dividere l’Unione europea.

La priorità più alta è quella di preservare il consenso dell’Unione europea – afferma Gernot Erler dell’SPD, che è il coordinatore speciale del governo tedesco per la politica russa – Se dobbiamo pagare un prezzo per questo, dobbiamo essere pronti a farlo. Il risultato peggiore sarebbe la disintegrazione dell’unità europea e che l’UE perda il suo ruolo.
A Bruxelles, il Consiglio europeo, il potente corpo che rappresenta i leader dei 28 Stati membri dell’UE e la Commissione europea, l’esecutivo UE, sono ufficialmente fermi su: “solo dopo che il protocollo di Minsk sarà stato per il 100 per cento soddisfatto, si potrà parlare di sollevare le sanzioni” – questo è l’approccio approvato all’unanimità lo scorso anno ed esteso per sei mesi lo scorso dicembre.
Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, giovedì scorso al G-7 in Giappone, ha sostenuto d’essere “abbastanza sicuro” che la decisione di rinnovare le sanzioni sarebbe stata presa “nelle prossime due o tre settimane senza grandi discussioni”. Tusk s’oppone a mettere la questione all’ordine del giorno del vertice UE previsto per la fine del mese di giugno, lui preferisce invece che le sanzioni vengano discusse dagli ambasciatori dell’UE a Bruxelles.

Nonostante l’apparente ottimismo di Tusk, non sembra che sia così facile mettere d’accordo tutte le 28 nazioni membri dell’Unione Europea. Berlino ha ricevuto molte chiamate da funzionari di governo i cui paesi sono diventati sempre più scettici delle sanzioni contro la Russia, anche se finora si sono rifiutati di prendere una posizione pubblica. Altri membri di alcuni governi però, sono chiaramente espliciti di non essere interessati ad estendere le sanzioni nella loro rigorosa forma corrente: il vice cancelliere austriaco, Reinhold Mitterlehner è tra gli scettici, come pure il ministro dell’economia francese Emmanuel Macron, e lo stesso dicasi dei funzionari provenienti da Italia, Spagna, Grecia e Portogallo.
L’Ungheria è stata particolarmente esplicita: il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto, mercoledì ha chiarito che, a seguito di un incontro con il suo omologo russo Sergey Lavrov a Budapest, il suo paese non avrebbe accettato una proroga automatica del regime di sanzioni: le esportazioni ungheresi verso la Russia sono crollate a causa delle sanzioni, un problema vissuto anche dalla Repubblica Ceca e altri paesi dell’Europa orientale.

Il primo ministro italiano Matteo Renzi, è un altro leader eruopeo che da tempo critica l’approccio dell’UE alla Russia. Renzi è infastidito dal fatto che il suo paese ha subito perdite economiche a causa delle sanzioni, mentre la Germania ha continuato a lavorare con la Russia sul Nordstream Pipeline attraverso il Mar Baltico. L’Italia, la terza economia dell’UE, è uno dei maggiori partner commerciali russi in Europa.
L’umore sta cambiando anche in Francia. Alla fine di aprile, il parlamento francese ha adottato una risoluzione non vincolante che chiede la fine delle sanzioni imposte a Mosca. Uno dei motivi citati è che gli agricoltori francesi stanno soffrendo troppe conseguenze negative dal regime delle sanzioni.

I critici delle sanzioni sostengono anche che Mosca sia un partner necessario, quando si tratta di parlare di pace in Siria, e che mantenere costantemente Mosca alla lunghezza del braccio, sia invece poco conveniente.
L’Olanda, che attualmente detiene la presidenza di turno dell’UE, si trova in una situazione molto complicata. Nel referendum di aprile, gli olandesi hanno votato contro il previsto accordo d’associazione dell’Unione europea con l’Ucraina e, anche se il problema non era direttamente correlato alla questione delle sanzioni russe, alcuni l’hanno interpretato come un voto pro-russo. Da allora, il governo olandese sta agendo con estrema circospezione.
Nel frattempo, Gran Bretagna, Polonia e paesi baltici stanno conducendo l’opposizione a qualsiasi allentamento delle sanzioni in atto contro la Russia; ma c’è un possibile compromesso. La Polonia e i tre paesi baltici – Estonia, Lettonia e Lituania – potrebbero accettare un allentamento passo-passo delle sanzioni se potessero ottenere stabili truppe NATO nei loro paesi – tale soluzione permetterebbe a tutti di salvare la faccia.
È certo, tuttavia, che i piani che sta tramando Berlino non saranno particolarmente ben accolti dall’altra parte dell’Atlantico.

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Le sanzioni contro la Russia devono essere sollevate solo quando il protocollo è ampiamente implementato – sostiene l’ambasciatore americano in Germania, John B. EmersonUna modifica manderebbe un messaggio forte e potrebbe diventare un pericoloso precedente.
Parte delle motivazioni per tenere la prospettiva di un alleggerimento delle sanzioni è quello di fornire a Mosca un incentivo perché si concentri finalmente e compia progressi su Minsk. Putin detiene una notevole quantità d’influenza sui separatisti della regione del Donbass dell’Ucraina orientale: è stato il presidente russo a convincerli a consentire che si facessero le elezioni in accordo con Kiev, e se l’OSCE dovesse confermare che le elezioni sono state eseguite in modo libero e giusto, le sanzioni attualmente in vigore potrebbero essere tolte. Perché ciò accada, però, l’Ucraina deve attuare una nuova legge elettorale. Recentemente, ci sono stati alcuni progressi verso questo fine. Il governo ucraino e i separatisti, con la presenza di OSCE e Russia, hanno iniziato a dialogare per la stesura della nuova legge elettorale, la Russia che è sempre nella sua posizione prediletta di “consulente”, ha dimostrato di poter esercitare una certa influenza sui separatisti. Allo stesso tempo, Mosca, dopo le dimissioni del primo ministro Arseniy Yatsenyuk ha abbassato i toni e le pressioni su Kiev e se la nuova legge elettorale dovesse passare entro la fine di giungo, e venissero fatte le elezioni subito dopo, il processo dell’allentamento delle sanzioni potrebbe già iniziare nel prossimo autunno.

L’alleggerimento minimo delle sanzioni potrebbe essere un tentativo per migliorare le relazioni con la Russia senza tornare alla normalità – e senza inviare a Putin il messaggio che l’Occidente si è dimenticato dell’annessione della Crimea e della sua destabilizzazione dell’Ucraina orientale; questa, almeno, è la speranza. Ma ci sono dei pericoli: Putin potrebbe interpretare la mossa come una debolezza e come un segno che l’Occidente non è sufficientemente unificato per resistere alla sua aggressività.
La sfiducia resta estrema su entrambi i lati, così come la frustrazione: le provocazioni militari di Putin hanno reso il presente periodo il più pericoloso da quando è finita la guerra fredda. La NATO, nel frattempo, sta progettando d’attuare una risoluzione che fornirà un ampliamento della sua presenza in Europa orientale – una mossa che la Russia di certo interpreta come una provocazione. Allo stesso momento, però, l’occidente, dopo un lungo periodo di silenzio, ha mostrato maggior interesse ai dialoghi con Mosca. Il segnale più evidente è la riattivazione del Consiglio NATO-Russia, che – in gran parte per volontà del ministro degli esteri tedesco Steinmeier – presto si riunirà per la seconda volta a livello di ambasciatori.

Le discussioni, però, sono in atto a tutti i livelli. Dei contatti considerati impensabili fino a poco tempo fa, sono in fase di ricostruzione: all’inizio di aprile, ad esempio, un gruppo di parlamentari tedeschi conservatori della Merkel, dell’SPD di Gabriel e del Partito della Sinistra si sono riuniti a Mosca con Sergei Naryshkin, come parte di una conferenza tenuta dal forum Tedesco-Russo. Naryshkin è il presidente della Duma, il parlamento russo, ed è sulla lista delle sanzioni UE. Un ulteriore incontro con Naryshkin è previsto prima della riunione di metà luglio nel forum bilaterale economico di Pietroburgo, volto a promuovere lo scambio tra la società civile russa e tedesca. Nelle ultime settimane ci sono stati una serie di incontri con i parlamentari russi in Germania. Ad un evento di metà maggio, organizzato dall’Istituto Aspen, i deputati provenienti da Russia, Stati Uniti e Germania hanno partecipato ad un incontro riservato nella prima periferia di Berlino. Poco dopo, il Club dei tre, si è incontrato a Berlino con una piattaforma di dialogo franco-tedesco-britannica per dei colloqui con le controparti russe.

Ma senza un riavvicinamento politico, questi dialoghi sono privi di significato. Inoltre, i partecipanti spesso affermano di non riuscire ad andare oltre lo scambio di radicate e ferme posizioni con pochissima comprensione reciproca; infatti, la parte russa ha già indicato che parlare non è sufficiente, e ha mandato un messaggio coerente con l’intervento di Putin in Siria.
Come tale, il nuovo approccio di Berlino alla Russia non è immune da rischi. Infatti, anche se l’UE si dovesse impegnare a perseguire il corso delle relazioni con Mosca, c’è il pericolo che la Russia semplicemente le respinga adducendo che è troppo poco, troppo tardi e che decida d’utilizzare l’arma del ricatto.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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