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19 novembre 2017

Perché in Ucraina la tensione non cala?


Mentre le Nazioni Unite stanno facendo pressione su tutti i lati per far rispettare l’accordo di pace, perché Mosca, che è legata a vincoli di bilancio, continua a riscaldare il conflitto in Ucraina?
Il 29 aprile, un alto funzionario dell’ONU ha riferito che i combattimenti tra gli ucraini e i filo-russi nel Donbas si erano intensificati a tal punto d’essere tornati ai livelli dell’agosto 2014, e che il mese di aprile aveva rivendicato 173 vite. Questo incremento di violenza sta alimentando grossi timori per la fragile tregua stabilita dagli accordi di febbraio 2015 a Minsk.

I funzionari ucraini e russi, anche se i rapporti di intelligence ucraini forniscono costantemente prove che Mosca sta schierando combattenti e attrezzature militari a Donetsk e nelle altre zone occupate, non sono d’accordo su chi stia violando l’accordo di pace.
Mosca vuole a tutti i costi affermare il proprio controllo sulla parte orientale dell’Ucraina.
Le recenti violazioni del cessate il fuoco suggeriscono che Mosca vuole agire direttamente sugli sviluppi politici in Ucraina orientale, oltre che mantenere vigile la linea di delimitazione dei territori da lei occupati.
Il dipartimento di intelligence del ministero della difesa ucraino ha recentemente riferito che Vladislav Surkov, uno stretto collaboratore del presidente russo Vladimir Putin, ha incontrato privatamente Alexander Zakharchenko, il leader della “Repubblica Popolare di Doneskt”. Durante la riunione, i funzionari russi hanno riferito d’aver criticato Zakharchenko per non aver seguito alla lettera le istruzioni del comando militare russo. In particolare, l’autorità di vigilanza s’è lamentata del fatto che l’esercito di Zakharchenko non avesse usato gli aiuti finanziari e militari russi per le finalità stabilite da Mosca.
Zakharchenko s’è anche attirato le critiche di Mosca per non aver fatto abbastanza per cacciare le truppe ucraine dalla città di Avdiivka.

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Le disposizioni russe di sostegno militare ai suoi proxy separatisti in Ucraina orientale non sembrano destinate allo scopo di un’espansione; anzi, Putin sembra voler fare delle piccole campagne militari per determinare quali potrebbero essere le brigate separatiste filo-russe che potrebbero essere collegate e integrate con le forze russe. La catena di comando militare russa sembra che stia cercando di consolidare il controllo e la disciplina – in parte anche perché se sono più assertivi rafforzano la presa sul Donbas. Nel mese di gennaio, Putin ha nominato l’ex ministro degli interni Boris Gryzlov, rappresentante della Russia nel gruppo di contatto degli accordi Minsk. La nomina di un anziano alleato di Putin dimostra l’importanza di riaffermare l’autorità russa nel Donbas.

Sembra che, piuttosto che lasciare il compito a imprese private russe, il Cremlino direttamente si sia preso in carico la ricostruzione economica del Donbas. Sergey Nazarov, un vice ministro federale specializzato nello sviluppo economico regionale, sta guidando un importante progetto di sviluppo per i settori finanziario, energetico, dei trasporti e del commercio nella regione. La rivendicazione del dominio militare e delle istituzioni burocratiche ed economiche nel Donbas, anche se richiede su piccola scala l’uso tattico delle forze militari, rafforza lo Stato e le aspirazioni internazionali della Russia.

Mentre la Russia e i separatisti pro-Cremlino sono i principali responsabili delle ostilità destabilizzanti in Ucraina orientale, i leader europei stanno anche criticando i politici ucraini per la loro riluttanza a mantenere il cessate il fuoco. A marzo, il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, ha affermato che Kiev e Mosca sono solidalmente responsabili del deterioramento della sicurezza: Mosca perché non rimuove le armi pesanti e non rilascia i prigionieri, mentre Kiev per non concedere l’amnistia e preparare la legge che consenta le elezioni nel Donbas.
Questi fallimenti di Kiev, sono il risultato dei recenti disordini politici, così come della profonda polarizzazione partigiana presente in Ucraina. Mosca sta cercando di sfruttare queste problematiche, dapprima accusando l’Ucraina di lente riforme, e secondariamente addossando tutte le colpe della non attuazione dell’armistizio al fatto che il parlamento ucraino non sta adottando le riforme costituzionali previste nell’accordo di Minsk.
I nazionalisti e i populisti ucraini in effetti, stanno continuando a bloccare le riforme costituzionali legate all’accordo. Queste fazioni, che sono ispirate alla retorica di capi politici come l’ex primo ministro, Yulia Tymoshenko e l’ex presidente georgiano Mikhail Saakashvili, sono viste da Putin ancora più anti-russe dell’attuale presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko.

Questi gruppi politici, grazie alla loro posizione anti-austerità e al fallimento di Poroshenko nel combattere la corruzione, sono sempre più popolari, e ora hanno anche incrementato di molto il loro potere contrattuale sul mercato interno. Tymoshenko ha criticato le misure del decentramento nel pacchetto di riforma costituzionale, sostenendo che favoriscono gli interessi russi; la scorsa estate, un certo numero di nazionalisti di estrema destra hanno dimostrato pubblicamente contro la realizzazione di Minsk.

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Questo crescente peso politico s’è anche esteso a livello internazionale. Vladimir Frolov, ha recentemente osservato su un editoriale del Moscow Times, che i funzionari russi stanno fortemente disapprovando il sostegno tedesco per i deputati ucraini che cercano di separare le riforme costituzionali dal mandato di Minsk. Estrapolando dalla retorica del passato, è logico supporre che la Russia vede i crescenti dubbi ucraini ad attuare Minsk, come una legittima giustificazione per riaccendere le ostilità in Ucraina.
Inoltre, a spiegare l’escalation delle ostilità militari russe in Ucraina, aiuta anche la paura di un accerchiamento della NATO. Negli ultimi mesi, i funzionari del Pentagono si sono adoperati per espandere la presenza militare degli Stati Uniti e della NATO in Europa orientale. Gli Stati Uniti hanno autorizzato una spesa supplementare per la difesa in Europa fino a 3,4 miliardi di dollari per 2017; i membri della NATO chiedono una maggiore presenza dell’Alleanza nel Mar Nero; il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che è in rapporti ostili con Putin, ha recentemente espresso preoccupazione che la NATO debba essere in grado di contrastare il controllo russo sulla costa; la Romania ha preoccupazioni simili, e ha accolto con favore la decisione degli Stati Uniti d’implementare con i jet F-22 da combattimento le basi di Bucarest.

Nel mese di febbraio, la Russia ha organizzato esercitazioni militari massicce nei pressi della Crimea – una chiara indicazione della preoccupazione di Putin sulla maggiore presenza della NATO. Il ministero della difesa russo ha dichiarato che mobiliterà 8.500 soldati e più di 1.000 unità di hardware militare.
Negli ultimi mesi, i casi di jet russi che volano pericolosamente vicino alle navi da guerra della NATO sono diventati sempre più frequenti.
In breve, l’escalation russa delle ostilità in Ucraina orientale si spiega sia con la volontà di Mosca di consolidare l’influenza sui territori che occupa, che con una percepita belligeranza ucraina e della NATO.
Cosa succederà in futuro? Ci sarà probabilmente un aumento tattico a breve termine di conflitti militari, seguiti dalla ricostituzione di un conflitto congelato; ma anche se queste ostilità sono di breve durata, gli accordi di Minsk e le future prospettive di pace in Ucraina sono nervosamente in bilico.

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