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19 novembre 2017

Il nazionalismo russo e la guerra ibrida


Quasi tutte le guerre ibride russe degli ultimi decenni hanno motivazioni molto simili, e, successivamente al conflitto non esiste nessuna analisi che lo qualifichi, se non una versione russa di Vikipedia che elenca solamente la cronologia degli eventi, esaltandone intrinsecamente la censura.
Perché?
La banalità di molte guerre moderne con la Russia è insita nel motivo principale: il nazionalismo etnico.

Per riferimento, cosa intendiamo per nazionalismo etnico russo? Il nazionalismo etnico russo cerca il dominio sugli altri, sia nella società che nel sistema politico, ed è una delle principali cause dei conflitti nello spazio post-sovietico, è sostenuto dalle leggi russe, come è anche messo a fuoco dalle tradizioni storiche, religiose e culturali. La sua base è la popolazione di lingua russa che regola la rete nazionalista in Russia e all’estero.
Il nazionalismo etnico può essere visto in due stadi: a) “pronto” che cova per un lungo periodo di tempo, tuttavia, quando viene rilasciato, b) diventa “una tempesta etnica” ed è in grado di distruggere un’intera nazione. Di ciò ci sono molti esempi.
A scopo illustrativo, diamo uno sguardo al tempo post-sovietico vicino a noi.

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Il conflitto del Nagorno-Karabakh nel 1988, s’è scatenato dopo che il consiglio del popolo dei deputati della NKAO (la regione autonoma di Nagorno-Karabakh) ha adottato la decisione di far aderire la loro regione all’Armenia; ma la contraddizione etnica era che, se questa regione fosse stata legata all’Azerbaigian, a loro parere, non ci sarebbero più stati armeni, per questo il consiglio del popolo ha deciso che il territorio doveva essere parte dell’Armenia. Tipicamente, la Russia in questa contraddizione etnica ha sostenuto la parte Armena.

Il conflitto in Transnistria nel 1989, si basa su presunte molestie alle tradizioni slave moldave. La Russia ha avviato la polemica. Il 31 agosto 1989 il Soviet supremo della RSS di Moldavia promulgò due leggi. Una dichiarò il moldavo lingua ufficiale, invece del russo lingua ufficiale de facto dell’Unione sovietica, nella legge si parlava anche di un’identità linguistica moldavo-rumena. La seconda legge stabilì il ritorno all’alfabeto latino-romeno.
Questi eventi, insieme alla caduta del regime di Nicolae Ceausescu in Romania nel 1989, alla parziale riapertura delle frontiere tra i due paesi il 6 maggio 1990, spinse molti abitanti della Moldavia e della Transnistria a considerare inevitabile una riunificazione tra Moldavia e Romania. Questo scenario spaventava molti abitanti di lingua russa, i quali temevano di essere esclusi da diversi aspetti della vita pubblica.
A partire dal settembre 1989 si ebbero dure proteste nelle regioni vicine al “governo centrale delle politiche etniche”. I movimenti di protesta, successivamente, chiesero maggiore autonomia per la Gagauzia e la Transnistria e il riconoscimento come lingue ufficiali del russo e della lingua gagauza, fino a diventare movimenti separatisti. Quando il Soviet supremo moldavo considerò fuorilegge queste iniziative, la Gagauzia e la Transnistria dichiararono l’indipendenza e la loro volontà a riunificarsi con l’Unione sovietica come repubbliche federali indipendenti.

Conflitto Abkhaso. Quando l’Unione Sovietica cominciò a disintegrarsi alla fine degli anni ottanta, le tensioni etniche tra abcasi e georgiani crebbero all’avvicinarsi dell’indipendenza georgiana. Molti abcasi si opposero a questo, temendo che l’indipendenza della Georgia avrebbe portato alla “georgianizzazione”, ritenendo invece che fosse il caso di avere il diritto di istituire una repubblica indipendente. La disputa divenne violenta a Sukhumi il 16 luglio 1989. 16 georgiani furono uccisi ed altri 137 feriti quando tentarono di iscriversi all’università georgiana invece che in quella abcasa. Dopo diversi giorni di violenza, le truppe sovietiche riportarono ordine in città, ma i paramilitari nazionalisti rivali furono accusati di provocare gli scontri.
Il catalizzatore del conflitto è stata la Russia, le cui truppe combattevano dalla parte dell’Abkhazia. Nel 2002, gli istituti russi in Abkhazia hanno rilasciato passaporti russi per tutti: volevano registrare i georgiani abkhazi come russi. È stata la cosiddetta annessione “dei passaporti” dei nazionali georgiani. Quasi identico nel suo senso storico etnico s’è sviluppato anche il conflitto in Ossezia meridionale.

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L’annessione della Crimea ucraina dalla Russia nel 2014 – l’inizio della storia è l’idea di “ucrainizzazione” forzata subita dai russi etnici che vivono in Crimea. La ragione dell’escalation della situazione è il “referendum di emergenza” russo innescato da presunte istruzioni delle autorità ucraine d’inviare “formazioni Bandera” nella penisola.
L’occupazione di una parte dell’Ucraina nel 2014, la regione del Donbas – il motivo della guerra è stata una presunta molestia all’etnia russa nelle regioni orientali dell’Ucraina. In generale, la situazione è una continuazione dell’annessione della Crimea da parte della Russia, che aveva in programma la “rievocazione” della Nuova Russia – Crimea, Donbas – via terra fino al congiungimento con la Transnistria.
Il nazionalismo etnico russo non è presente solo sul territorio post-sovietico. Esperti e politici di diversi paesi insistono sul fatto che motivi di manifestazione di dominio dell’etnia russa sono evidenti nei paesi baltici, Polonia, Ungheria e in altri paesi europei. Nelle loro osservazioni, confermano che al momento le manifestazioni di questi gruppi etnici non hanno un carattere aggressivo. In una parola, il meccanismo del nazionalismo etnico è stato effettivamente testato in molti conflitti o contraddizioni interne.

Gli esperti distinguono tre gradi d’influenza nella coscienza sociale e politica.
La prima ondata di nazionalismo etnico si manifesta con un leggero predominio politico – la Russia è come un fratello maggiore nella famiglia unificata delle Nazioni. Questa situazione può durare per decenni. Parlando di Ucraina, tale periodo, probabilmente durava da secoli.
La seconda ondata di nazionalismo etnico si manifesta attraverso la pressione con informazione attiva e focolai culturali-storici o politici. In Ucraina, un esempio del genere si è verificato nel 1993, quando l’80% delle navi sovietiche della flotta del Mar Nero hanno issato le bandiere russe e hanno “espresso” il desiderio di servire la Russia; oppure, per esempio, nel 2004, quando, sotto gli auspici del dissenso ucraino nato con i risultati delle elezioni presidenziali, era stata instaurata una “Repubblica autonoma sud-orientale ucraina”. Come regola generale, gli zampilli della “seconda ondata” rivelano le debolezze delle difese contro le minacce del nazionalismo etnico.

In terzo luogo, l’onda del nazionalismo etnico sviluppa tratti molto aggressivi e si trasforma in un confronto militare aperto. A titolo d’esempio illustrativo è l’esplosione del nazionalismo etnico russo nelle regioni meridionali e orientali dell’Ucraina all’inizio del 2014. A quel tempo, gli attributi principali di tutte le manifestazioni erano bandiere russe, con slogan “Russia, salva il Donbas” o “Donbas è la Russia” e, “Putin, invia l’esercito a Slovyansk!” [Slovyansk è la città ucraina presa dalle truppe russe nel mese di aprile 2014. È stata la principale base terroristica fino a luglio 2014, quando l’esercito ucraino ha liberato la città].
Questo periodo è stato caratterizzato da forme estreme di pressione etnica – referendum russo in Crimea sotto la supervisione delle unità “omini verdi” o, diciamo, la creazione di un “enclave” filo-russo con l’aiuto delle truppe russe nel Donbas.

La pressione etnica viene effettuata in alcune aree di influenza, in vari modi:
– direzione della cultura e della tradizione: la diffusione di opinioni sull’identità slava, l’antica civiltà, la priorità dell’ortodossia russa e altre, con sempre un vettore: la Russia;
– direzione storica: stabilire una nuova storia russa, in cui la Crimea e il Donbas, così come altre regioni dell’’Ucraina sono “terre native-russe”. A questo proposito, è indicativo il discorso di Putin rivolto ai giovani storici russi, in cui il presidente ha individuato i compiti per la scrittura di “una qualitativamente nuova storia russa”;
– educazione ideologica: la formazione dell’ideologia della società “mondo russo”, la simulazione di un gran numero di nemici attorno alla Russia creando l’illusione di dover proteggere la “terra russa”. L’esempio più brillante di questo aspetto è il sostegno del governo per il Kazachestvo russo “le capacità di guerra di lotta del Cremlino motivate ​​dal patriottismo nazionale russo”;
– il nazionalismo intrinsecamente-etnico in Russia costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale sia in Ucraina che in altri paesi dove ci sono comunità della diaspora russa o altre organizzazioni filo-russe.

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Questi sono canali di distribuzione di idee nazionaliste che sono in sintonia con le mura del Cremlino. Negli ultimi anni, ci sono stati un bel po’ di tali espressioni lanciate da esperti russi e politici. Per esempio:
i. l’ambasciatore russo in Ucraina, M. Zurabov, ha dichiarato nel mese di agosto 2012, che la Russia attuerà un programma di finanziamento per i soggetti russi in Ucraina nelle scuole dello Stato. Il programma includeva materie opzionali, come la storia russa, la letteratura e la geografia all’interno del programma educativo ucraino;
ii. Il direttore dell’Istituto dei paesi CSI – Comunità degli Stati Indipendenti – nel 2013 ha apertamente detto che si stava trasferendo in Ucraina per creare il movimento nazionale russo;
iii. Il politologo e giornalista S. Gorbachev, nel 2013 ha osservato che Mosca avrebbe dovuto condurre delle operazioni in Ucraina costringendola all’amicizia;
iv. Il comandante russo della flotta del Mar Nero, A. Fedotenkov, nel 2013 ha sostenuto che Sebastopoli è una “città di marinai russi”, e che la Russia sarebbe rimasta titolare della città fino al 2042;
v. Il leader del partito russo LDPR, Vladimir Zhirinovsky, nel marzo 2014, ha sollevato una questione sulla divisione tra la Russia, l’Ucraina, la Romania, l’Ungheria e la Polonia in una sessione della Duma di Stato della Federazione Russa. È significativo che, dopo tali odiose dichiarazioni, Zhirinovsky non sia stato denunciato da nessuno dei parlamentari russi;
vi. Il presidente del partito “L’altra Russia” Eduard Limonov, la scorsa settimana nel suo articolo sul futuro dell’Ucraina ha spiegato che, in ultima analisi, rimarrà con solo nove regioni intorno a Kyiv. “Noi, russi, prendiamo la terra abitata dai nostri fratelli russi: le regioni di Kharkiv, Odessa, Zaporizhia, Kherson e Mykolaiv.

Naturalmente, questo non è un elenco definitivo delle dichiarazioni dei leader russi riguardo alle pressioni etniche sull’Ucraina; ma anche in solo questi esempi è facile tracciare l’intenzione del Cremlino.
È chiaro che, anche il ministero degli affari esteri russo ha iniziato a sviluppare un nuovo concetto di politica estera: con il concetto di politica estera della Federazione Russa (2013/12/02 g) insieme con l’applicazione 1 (18 g) dove definisce lo scopo e la direzione dell’impatto del “soft power” russo nei confronti di altri Stati.
In tali documenti l’Ucraina era considerata come un “partner prioritario del CSI”, ed era inclusa in un piano “profondo dei processi d’integrazione” del Cremlino. In breve, il nazionalismo etnico costituisce una grave minaccia per la sicurezza nazionale dell’Ucraina, come indicato nella strategia di sicurezza nazionale ucraina (sezione. 3.1.3.).

Gli obiettivi dell’attuale nazionalismo etnico russo sono:
– la popolazione delle regioni in cui si sono stabilite le autorità di occupazione – la penisola di Crimea e parte delle regioni Lugansk e Donetsk;
– la popolazione delle regioni meridionali e orientali dell’Ucraina, che rimangono percepibili dell’influenza del nazionalismo etnico russo;
– la popolazione dell’Ucraina, che è rilevante per la Russia per vari motivi;
– le minoranze nazionali ucraine, compresa la diaspora russa, Trans Carpazi Rusyns e altre;
– l’Ucraina è in uno stato di perpetua (anche se non dichiarata) guerra con la Russia. In questo modo il Cremlino utilizza vari pretesti per aumentare il predominio etnico;
– emissione di passaporti russi nelle regioni occupate del Donbs, ripetendo così lo “scenario georgiano”;
– fare oscillare le relazioni interetniche svolgendo referendum nelle regioni “pacifiche” dell’ Ucraina – per esempio a Mariupol, Odessa o in Transcarpazia;
– una massiccia affermazioni di “filo-russi” ucraini che desiderano vedere l’Ucraina nelle associazioni internazionali russe;
– numerose speculazioni sul tema delle molestie dei diritti di lingua russa ucraini in ogni occasione.
Se il nazionalismo etnico russo è stato in grado di penetrare nel pubblico ucraino, significa che lo Stato ha una debole immunità “etnica”.

Lavoro in collaborazione con “Studi militari internazionali”, Germano Fainelli, Luciano Ruberti, William Weiss.

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