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19 novembre 2017

La forza di Putin


Due anni fa, il lungo processo del crescente autoritarismo e isolazionismo del presidente Vladimir Putin, è culminato con l’annessione russa della Crimea; ma mentre gran parte della comunità internazionale ha condannato la mossa, i russi sembra che l’abbiano accolta favorevolmente. Infatti, il “ritorno” della penisola sotto il controllo russo, anche se la Russia sta affrontando l’approfondimento di sfide politiche ed economiche, ha avuto un profondo effetto sul sentimento pubblico, tanto d’aver rafforzato la presa di Putin sul potere. Nel marzo 2014, l’83% dei russi ha sostenuto l’annessione della Crimea, mentre solo il 13% si è opposto. Anche i progressisti – tra cui alcuni che hanno protestato contro il regime in piazza Bolotnaya a Mosca nel 2011-2013 – hanno trovato nella Crimea, anche se con qualche riserva, un motivo per sostenere Putin.

Il presidente ora gode di un indice di gradimento dell’80%, che riflette quanto nella mente dei russi siano strettamente collegati lui e la Crimea. Il motivo per cui l’annessione ha attirato un così ampio sostegno è semplice. Per la maggior parte dei russi, la Crimea rimane parte “dell’impero”, sia culturalmente che geograficamente. A dire il vero, la Russia non possiede il potere e le risorse per ricreare un impero, nemmeno all’interno dei confini dell’astratto “mondo russo”; ma concentrandosi sulla Crimea, il regime di Putin è stato in grado di creare un senso di restaurata giustizia storica e di rivivere le aspettative per un ritorno allo status di “grande potenza”.

Naturalmente, non tutti in Russia sostengono l’annessione. E, in effetti, gli oppositori del movimento, descrivendo la Crimea come un territorio occupato, sono irriducibili; però, sono letteralmente circondati da persone che sostengono le autorità senza discutere – e soprattutto Putin.
La risposta della popolazione, date le conseguenze tangibili dell’annessione, in particolare, l’impatto economico delle sanzioni occidentali, i cui effetti sono stati aggravati dal crollo dei prezzi del petrolio dal giugno 2014, può essere sorprendente. L’elemento emotivo gioca certamente un ruolo; ma questo non è semplicemente una questione di manipolazione da parte della propaganda.

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In effetti, la ragione principale per la quale la maggioranza dei russi supporta l’annessione della Crimea sembra essere proprio questa: la maggioranza dei russi la supporta. Per i russi medi post-sovietici, che si sono “ripresi” la Crimea dal loro divano con in mano il telecomando e si sono messi in linea con la maggioranza, è molto più attraente che smuovere le acque – tanto più che i russi si rifiutano addirittura di pensare in modo critico su quanto sta accadendo: posizione tipica della psicologia della folla.
Questo sostegno risoluto ha portato verso le “sole”, “difensive” e “preventive” operazioni militari sia in Crimea, nel Donbas che in Siria, e persino la guerra commerciale con la Turchia. Nonostante i rischi evidenti associati a tali movimenti, i russi hanno accettato la narrazione che sono necessari per la stabilità, per non parlare del riacquistato status di “grande potenza”.

Come se non bastasse, proprio perché la loro situazione economica è così disastrosa, i russi sembrano sostenere la cattiva gestione economica del regime di Putin. Il russo medio è velocemente tornato alle abitudini associate alla scarsità del suo recente passato: l’attenzione è focalizzata sul come procurarsi le prime necessità come cibo e vestiario; pochi sono interessati ad analizzare le cause del declino dei loro standard di vita.
E chi può biasimarli? Dopo tutto, i russi che prendono in considerazione il contesto politico devono immediatamente confrontarsi con la triste realtà: il regime ha sventrato tutta l’opposizione, non da ultimo alimentando la paura d’essere etichettati come “estremisti”; più di un critico vocale del regime ha incontrato una prematura fine.

Ecco perché, anche le contrapposte manifestazioni ad alcune politiche del governo o del loro risultato, non sono tanto “proteste contro” quanto “appelli” al regime. Senza un fondamentale cambiamento del sistema politico, è improbabile che tali manifestazioni, anche se diventassero più frequenti, possano diventare un’opposizione. E, senza proteste dell’opposizione, è improbabile qualsiasi cambiamento sistemico.
In assenza di un competizione politica aperta, Putin ha costruito un sistema di controlli ed equilibri all’interno delle élite: un gruppo di liberali lealisti controllano i messaggi finanziari ed economici chiave, tra cui strutture come il Consiglio di Sicurezza, che serve spesso come un incubatore di eleganti teorie cospirative di “trame occidentali”. Naturalmente, tutti i membri delle élite devono dimostrare continuamente la loro fedeltà a Putin.

Questo sistema evita che le élite russe spingano per un cambiamento (a differenza del passato, quando le élites tentavano d’avviare le riforme), in quanto preclude qualsiasi possibilità di intrigo anti-Putin. Ragion per cui il regime sembra relativamente stabile, almeno per ora. In effetti, il regime dal 2012 ha guadagnato solo in forza, e ora, con il sostegno popolare post-Crimea, dopo aver comprato un po’ di tempo, sta cercando d’adattarsi al malessere economico, politico, sociale che la Russia si trova ad affrontare.
Ma ovviamente il tempo è limitato. È per questo che, in vista delle elezioni parlamentari di settembre, il regime sta sempre più indirizzando l’attenzione dei cittadini verso “minacce” interne – cioè, oppositori politici e presunti traditori. Un esempio di rilievo è l’ex presidente della Yukos Oil Company, Mikhail Khodorkovsky, le cui espressioni di dubbio sulla leadership di Putin lo hanno portato in carcere e, in seguito, in esilio.

Nel 1970, il dissidente sovietico Andrei Amalrik, in un saggio profetico si è chiesto: “L’Unione Sovietica sopravviverà fino al 1984?”. Ora dobbiamo chiederci quanto tempo il regime di Putin sopravviverà. Sembra probabile che duri fino alle prossime elezioni presidenziali del 2018, che si protragga anche nella successiva elezione, del 2024, ma sono delle questioni che i “cremlinologi” – una specie che sta recuperando in fretta – presto dovranno discutere.

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