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23 settembre 2017

L’importante è ignorarsi


Se la liberazione di Nadiya Savchenko aveva dato a qualcuno una qualche speranza che potesse succedere qualcosa di nuovo, è stato accontentato sin dal primo giorno di lavoro del pilota: ha eliminato dalla Verkhovna Rada un poster che da 18 mesi invocava il suo rilascio, e ne ha posto uno nuovo, con il quale chiede la libertà per tre dozzine di prigionieri “di coscienza del Cremlino”.
I dettagli che emergono dalla meccanica dello scambio dei prigionieri – 1 ucraino-2 russi – è che l’accordo sia nato dopo un’azione politica che ha messo con le spalle al muro la leadership russa.

– Il processo di liberazione si è sviluppato in due fasi – spiega l’avvocato di Savchenko, Ilya Novikov – la prima è nata quasi subito dopo la condanna del 20 aprile, quando i due presidenti hanno raggiunto un accordo personale e diretto; in quel momento nessuno ci credeva, ma così poi si sono esattamente sviluppate le cose; la seconda fase è iniziata il 23 maggio, quando Putin ha parlato con Merkel, Poroshenko e Hollande, nel cosiddetto formato Normandia, sostenendo che desiderava che non venissero rese pubbliche le modalità”.
Putin è stato, continua l’avvocato, messo sotto una “incredibile pressione” dal vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden e dal segretario di Stato John Kerry:devi liberarla in qualsiasi modo desideri – questo è stato il loro messaggio.

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Fonti vicine al Cremlino confermano che lo scambio non sia parte di un più ampio progetto che coinvolge sia il processo di pace Minsk o un programma di rilascio di altri prigionieri: Savchenko è stata scambiata per due russi catturati in Ucraina orientale – che Kiev afferma essere due militari russi.
Diverse fonti indipendenti a Kiev e a Mosca hanno suggerito che la proposta di scambio fosse partita da Poroshenko; e, come si sa, il governo russo direttamente non spingeva per il ritorno dei suoi due uomini, mentre Poroshenko a voce invocava il rilascio del suo pilota, ma nella realtà non era nel suo istinto: “non si possono scambiare due spie armate prese nel nostro territorio con un eroe” – continuava a dire Poroshenko. Invece, la telefonata di Merkel e Hollande ha fatto capire a Putin l’importanza che per lui avrebbe avuto la liberazione di Savchenko: era un grande gesto che lo riportava sulle scene internazionali in vesti umanitarie.

Mentre sono attesi nuovi sviluppi di scambi di prigionieri, che probabilmente inizialmente saranno limitati agli ucraini Yuriy Soloshenko e Gennady Afanasev – per il loro stato di salute – e Stanislav Klikh – condannato a 20 anni di carcere il giorno dopo lo scambio Savchenko – i servizi di sicurezza ucraini sostengono d’avere una dozzina di prigionieri molto interessanti per la parte russa.
Alla fine, lo scambio Savchenko ha funzionato per tutti: soprattutto, ha reso molto facile vendere il rilascio di una donna condannata per la morte di due giornalisti russi – la propaganda di Stato russa ha trascorso mesi a dipingere Savchenko come un sadico killer; la televisione di Stato è stata in vena difensiva nei giorni successivi al rilascio di Savchenko: gran parte del programma di punta di notizie del presentatore Dmitry Kiselyov, è stato dedicato all’argomento che Putin aveva inviato a Kiev una mina vagante per far esplodere la politica ucraina.
Questo potrebbe rivelarsi anche vero, ma, per i nazionalisti russi, non c’è stata notizia più nera. I loro timori si sono aggravati per i commenti fatti il ​​giorno dopo dal portavoce di Putin, Dmitry Peskov, che ha suggerito che la Russia non vedeva nessun problema a restituire il Donbass all’Ucraina, “giustificando una tale mossa per preoccupazioni umanitarie”.

Le osservazioni sono state riportate in risposta ad una domanda di un giornalista, e la posizione russa non è cambiata; ma dalle lobby anti-Kiev russe, da parte dell’uomo che ha sparato il primo colpo nella guerra in Ucraina orientale, sono state descritte come “una capitolazione senza precedenti”.
Igor “Strelkov” Girkin, mentre la sua stella ha cominciato a svanire nel momento in cui fu cacciato da Donetsk a metà agosto 2014 – tradito, si dice, dall’aiutante di Putin, Vladislav Surkov – e che ora non rappresenta più il feroce comandante della fase più sanguinosa della guerra ucraina [come è stato definito dal tribunale dell’Aja], ha classificato i commenti di Peskov come importanti perché rappresentano un’ampia tendenza: “È dimostrato che Putin è pronto a restituire l’Ucraina per capitolazione senza condizioni, se non con uno o due vincoli. Sta facendo un passo indietro, perché le persone intorno a lui non sopportano il caldo”.

La vicenda Savchenko è stata un disastro per la Russia – ha continuato Strelkoved è una “ovvia vittoria” per l’Ucraina. L’intero processo è stato un assurdo. Il soldato ucraino avrebbe dovuto essere processato in un tribunale militare e incriminato per i crimini che realmente ha commesso – ha fatto una piccola pausa e poi pensieroso ha aggiunto – Se fosse per me, io l’avrei condannata ancora in modo più grave”.
La prospettiva che la Russia potrebbe rinnegare l’Ucraina orientale in cambio di un “silenzio” ucraino sulla Crimea, sarebbe stato felicemente accolto dall’establishment dei partiti liberali politici russi. La settimana scorsa, gli ex ministri delle riforme German Gref e Alexei Kudrin hanno entrambi inviato un consiglio a Putin di “abbassare i toni delle tensioni geopolitiche”. Secondo una recente indagine del tabloid tedesco “Bild”, sostenere la regione del Donbas, alla Russia costa non meno di 1 miliardo di euro all’anno.
Nel frattempo, l’Occidente e la Russia hanno re-iniziato a parlarsi. Un incontro a metà maggio tra l’assistente segretario di Stato, Victoria Nuland e Surkov è stato annunciato come una svolta significativa. Alexei Chesnakov, uno stretto collaboratore di Surkov, ha sostenuto che Nuland era venuta a Mosca con proposte “costruttive” per una nuova architettura di sicurezza, queste, ha aggiunto, non sono parte della proposta del ministro degli esteri ucraino, Pavlo Klimkin, per una polizia speciale armata dell’OSCE.

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Molto probabilmente, ipotizza l’analista Vladimir Frolov, le proposte riguarderanno un nuovo regime di controllo dell’OSCE, e forse il blocco dell’artiglieria pesante nei territori separatisti.
Anche questa prospettiva però, sembra improbabile, come ha confermato Surkov, il portavoce di Putin, “Nuland parla a vuoto”, mentre Strelkov avverte che le battaglie potrebbero inevitabilmente riscaldarsi.
L’ultima settimana di maggio ha visto un incremento delle lotte nella maggior parte dei punti caldi del conflitto – Dokučajevs’k, Avdiivka, Pisky, Yasynuvata, Zaitsevo – con la ridistribuzione dell’artiglieria pesante lungo le linee di demarcazione: le informali posizioni delle zone grigie intorno alle prime linee formali a Dokučajevs’k e Zaitsevo, sono state spostate di tre chilometri e di un chilometro rispettivamente.
Le relazioni tra Russia e Ucraina rimangono terribili. Le comunicazione tra i governi, sono strettamente limitate e in genere si dialoga solo da pari a pari: Poroshenko parla con Putin, per lo più limitatamente al cosiddetto “formato Normandia” – assieme con Hollande e Merkel – il ministro degli esteri ucraino Klimkin, parla con Sergei Lavrov, e Surkov parla con il consigliere di Poroshenko, Ruslan Demchenko.

Alcuni dialoghi avvengono attraverso il mondo degli affari, con l’oligarca ucraino Dmytro Firtash e con Rinat Akhmetov. Yuriy Boiko, il leader del partito filo-russo Bloc di opposizione è un uomo del Cremlino. Il problema russo è che nessuno di questi contatti è particolarmente influente a Kiev.
Il ruolo dell’amico di Putin, Viktor Medvedchuk è particolarmente controverso. L’ex alleato di Yanukovich ha una tossica reputazione nella sua nativa Ucraina, anche se Putin, forse pensando di aumentare la pressione elettorale su Poroshenko, sta spingendo la posizione di “dobbiamo fare affari via Medvedchuk”.
In Russia, non c’è al momento nessun appetito per cercare un’alternativa a Poroshenko, conferma Chesnakov, dato che oltre lui non esiste “nessuna reale alternativa”. Allo stesso tempo, la Russia sta cercando di migliorare la sua mano nelle trattative con il presidente ucraino forzando per elezioni parlamentari anticipate. Secondo questi calcoli, questo costringerebbe Poroshenko a fare una coalizione con il partito Blocco d’Opposizione.
Poroshenko è senza dubbio ben consapevole di tali pericoli – sostiene Frolov.

Per il momento, le due parti sono impegnate in una danza diplomatica – creano il miraggio di un progresso, ma non garantiscono nessun cambiamento. Sotto pressione da parte dell’Occidente, la Russia potrebbe accettare nuovi regimi d’ispezione nei territori separatisti, ma non accetterà mai il ritiro cruciale dei carri armati.
L’Ucraina, sotto pressione da Ovest, potrebbe preparare una nuova legge elettorale per il Donbass, secondo gli accordi di Minsk, ma renderà questa legge dipendente dal cessate il fuoco, dalla legge ucraina, dalla presenza dei partiti ucraini, la polizia dell’OSCE e tutta una serie di altre cose che, se non indispensabili, sono necessarie per garantire la sicurezza e la regolarità del processo.
Una fonte del governo ucraino riferisce che “non c’è una sola condizione” attualmente che possa far passare l’idea di elezioni nel Donbass. La parte ucraina è aperta al compromesso, ha sostenuto, ma non si muove senza corrispondenti mosse russe.

Fare la nostra parte a prescindere, non è ragionevole: rende il nemico più audace”.
Se c’è una cosa sulla quale entrambe le parti sono d’accordo, è che gli umori non sono migliorati in seguito allo scambio Savchenko.
I rapporti sono stati così sistematicamente minati che non c’è alcun segno che possano progredire, e secondo Mosca potrebbero solo deteriorarsi ulteriormente – insiste Chesnakov il livello di tensione tra i due paesi è così alto che i principali punti all’ordine del giorno non sono più tanto nella sfera politica, ma sono solo nelle analisi militari”.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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