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26 settembre 2017

Il rischio polacco in UE


Non dobbiamo essere tratti in inganno dalle buon maniere di Frans Timmermans, un ex politico e diplomatico olandese, che con la sua pacata e controllata voce può dare l’impressione d’essere un avversario facile a quelle nazioni europee che si fanno beffe dello stato di diritto dell’UE; ma questa ipotesi è un grosso errore, e la Polonia, da quando Timmermans nel 2014 è diventato vice presidente della Commissione europea – l’esecutivo dell’UE, quindi responsabile tra l’altro dello stato di diritto e della Carta dei diritti fondamentali dell’UE – lo sta scoprendo a proprie spese.

Timmermans, avendo lavorato nei primi anni del 1990 nell’ambasciata olandese a Mosca come consulente senior dell’Alta Commissione per le minoranze nazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), ha una grossa esperienza alle spalle, sa cosa vuol dire libertà, stato di diritto e cosa significhino i diritti umani, le sue conoscenze lo adattano perfettamente all’incarico attuale.
Il vice presidente Ue ha preso con passione e molta cura l’incarico ricevuto e sta difendendo a spada tratta i valori comuni del blocco anche in quegli Stati membri, come la Polonia, nei quali solo adesso si cominciano a scoprire. In effetti, quando si tratta di spiegare ciò che rappresenta l’Europa e la sua importanza, Timmermans diventa uno dei più articolati membri della commissione presieduta da Jean-Claude Juncker.

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E, proprio perché è lo Stato di diritto che dà all’Europa una speciale identità, nonché un’attrattiva per una spinta democratica a coloro che sono fuori dall’Unione, che Timmermans ha deciso di non chiudere un occhio alla politica sullo stato di diritto del partito conservatore del governo polacco, Diritto e Giustizia.
Dopo la schiacciante vittoria alle elezioni parlamentari polacche nell’ottobre 2015, il leader del partito di governo, Jarosław Kaczyński, si è mosso alla velocità della luce per cambiare le modalità di nomina e di come dovranno operare i giudici nel Tribunale Costituzionale – la più alta carica giuridica del paese. Kaczyński ha cambiato anche l’organizzazione e il funzionamento della radio e televisione di Stato polacca; ma è lo stato di diritto e la trasparenza che hanno particolarmente suscitato la stizza di Timmermans, tant’è vero che ha affrontato questi problemi fondamentali polacchi pubblicamente: “L’Unione europea si basa su un insieme di valori comuni, come sancito nel Trattato [UE] – ha sottolineato Timmermans in una conferenza stampa il 1 ° giugno a Bruxelles – Questi valori comprendono il rispetto dello Stato di diritto. . . . ed è una responsabilità delle istituzioni europee assicurarsi che lo stato di diritto sia conservato. È una responsabilità collettiva di tutti gli organi dell’Unione europea e di tutti gli Stati membri, ed è parte del ruolo della Commissione, quale custode del trattato”.

In pratica, la Commissione ha adottato un parere in merito allo stato di diritto in Polonia. Timmermans, per risolvere il problema, ha tutte le intenzioni di proseguire il dialogo con il primo ministro polacco Beata Szydło, e se la Polonia non si conforma ai valori fondamentali dell’UE, quest’ultima potrebbe invocare l’articolo 7 del trattato sull’Unione europea, che innesca sanzioni in caso di una grave violazione dei valori fondamentali. Le sanzioni comprendono la sospensione dei diritti di voto del paese in questione in seno al Consiglio dell’Unione europea, che rappresenta i governi dei 28 Stati membri.
Szydło, ha semplicemente messo da parte la decisione di Timmermans, “un parere è un parere – ha sostenuto con i media polacchi – e non può avere alcuna influenza sulla decisione adottata a Varsavia”.
Da parte sua, Timmermans è stato ben chiaro nel non voler trascinare la Commissione nel dibattito “…un dibattito politico in Polonia. Le questioni politiche sono un’attività dei politici polacchi, non della Commissione europea – ha insistito – Il nostro business è di preservare lo stato di diritto, in linea con le nostre responsabilità ai sensi dei trattati”.

Wiceprezes Beata Szyd³o

Ma nonostante ciò Szydło nei suoi commenti sostiene che la politica e lo Stato di diritto non sono legate indissolubilmente. Timmermans non ha intenzione di cedere, mentre sembra che Kaczyński si stia adeguando, infatti, sembra determinato a recuperare gli aspetti della sovranità dell’Unione europea che la Polonia ha accettato di cedere a Bruxelles quando ha aderito all’UE nel 2004; e, senza dubbio, giocherà la carta populista e nazionalista, accusando l’Unione europea d’ingerenza e d’imporre la sua agenda al governo polacco.

Nel momento in cui le istituzioni europee sono sfidate dai partiti euroscettici e dai movimenti contro-EU in tutto il continente, la Polonia sta diventando un test estremamente importante per l’Unione, e, altrettanto importante, per il futuro del paese polacco nell’UE. Timmermans sa bene cosa c’è in gioco.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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