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19 novembre 2017

RASPUTIN, IL MONACO AMICO DEI ROMANOV


rasputinRasputin. Il suo nome evoca nella mente di tutti l’idea di un personaggio mistico, a tratti demoniaco, che direttamente o indirettamente portò alla fine la dinastia dei Romanov; di certo il cartone Anastasia non aiuta a veder meglio questo personaggio, che viene descritto come un monaco cattivo, demoniaco e pazzo con il solo scopo di rovinare la famiglia al trono.

Quanto c’è di vero in queste storie? Rasputin è stato eccessivamente mitizzato o ingiustamente demonizzato? È stata davvero la persona peccatrice, lussuriosa, abominevole, dotata di poteri tali da sfiorare il sovrannaturale?
Il nome completo di Rasputin è Grigorij Efimovič Novy; nasce a Pokrovskoe, uno sperduto paese della Siberia il 10 gennaio del 1869. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza nel suo piccolo paese, completamente abbandonato a sé stesso e alla sua ignoranza.
Per tutta la sua vita resterà un semianalfabeta ma questo non gli impedirà di scalare i vertici sociali della Russia.

Si racconta che da piccolo cadde insieme al fratello in fiume gelido e che riuscì a guarire grazie a strane visioni e deliri; il fratello invece morì e lasciò nel cuore di Rasputin un vuoto incolmabile, un peso nel cuore che si porterà dietro per tutta la vita e che contribuì a depravare ancora di più la sua natura già corrotta: si trasformò in fretta in un uomo inquieto, perverso, dedito solo a ubriacarsi, a rubare e a correre dietro le donne, per sfamare un appetito sessuale insaziabile.

Una natura di questo genere non poteva certo rimanere impassibile di fronte alle teorie della setta Khlysty secondo cui era necessario peccare e poi pentirsi, per avvicinarsi meglio alla vera essenza di Dio; l’allora diciottenne Rasputin non esitò a indossare gli abiti da monaco e a predicare questa nuova religione, che applicò a suo piacimento, autoproclamandosi veggente e guaritore, guidato soltanto dal volere di Dio.
Si sposò ed ebbe tre figli, ma questo non fu un freno alla sua “attività” e alle sue peregrinazioni che lo condussero fino in Grecia e a Gerusalemme. La sua figura era inconfondibile, solo quella bastava per far nascere oscuri pettegolezzi: alto con una lunga tonaca, moro, occhi penetranti e folli, parlantina sciolta; il suo carisma poteva essere capace di incantare intere folle, di intrappolare nelle sue grinfie persone credulone o eccessivamente ingenue, attratte da una personalità forte e sicura di sé.

Il momento decisivo della sua vita fu quando la sua storia andò a mischiarsi per poi intrecciarsi indissolubilmente con la famiglia degli zar. Riuscì ad introdursi in questa famiglia e a guadagnarsi la loro fiducia facendo leva sulle paure, sulle debolezze della famiglia Romanov: Nicola II era un sovrano incapace di governare, insicuro e debole, che faceva molto affidamento sulla moglie, di origine tedesche, Alessandra. La loro unione diede alla luce tre figlie (tra cui la celebre Anastasia) e infine un solo figlio maschio, Alessio, che arrivò proprio nel momento in cui la famiglia si stava per arrendere alla disperazione di non aver potuto dare alla Russia il legittimo erede al trono. Purtroppo per la famiglia Romanov il piccolo Zarevič nacque emofiliaco, con la vita appesa un filo; tutto, anche un banale incidente poteva ucciderlo.

Rasputin riuscì ad insediarsi proprio in questo momento, “guarendo inspiegabilmente” Alessio da alcuni brutte crisi e trasformandosi in questo modo da monaco analfabeta ad una delle persone più influenti di tutta la Russia.
La sua figura a corte era circondata da un velo di maldicenze che Rasputin stesso non si diede mai pena di sedare o scongiurare; il popolo era all’oscuro della malattia del figlio dello zar Nicola, era inspiegabile agli occhi di tutti il comportamento della famiglia reale. Si diffuserasputin in compagniaro sempre più storie riguardo alla condotta depravata del monaco, intento ad ubriacarsi a corte e a sedurre tutte le donne presenti; persino la Zarina Alessandra e le sue figlie non uscivano immuni da questi pettegolezzi, anzi sembravano fossero inclini alle perversioni del monaco che, nei banchetti, si vantava addirittura di avere tra le mani lo Zar Nicola e quindi le sorti della Russia intera. Per questo motivo fu allontanato da corte, ma subito richiamato dopo un’altra crisi di Alessio; questo episodio si può dire che segnò la condanna a morte dei Romanov: i nobili, i vescovi, tutti gli ex sostenitori dello Zar si convinsero che la Russia non potesse essere guidata da un uomo che si affidava ad una persona tanto deprecabile.

Tutto peggiorò con l’inizio della prima guerra mondiale. Nicola II non era pronto ad affrontare questa guerra che causò ingenti perdite umane per la Russia. Lo stesso Rasputin, contrario alla guerra, gli aveva consigliato una condotta neutrale: chissà, se in questo caso avesse seguito i consigli del monaco così caro alla sua famiglia, il destino dei Romanov sarebbe stato diverso, migliore forse. Ma così non accadde. Nicola II partì per la guerra, lasciando la moglie Alessandra a governare sotto i consigli del caro amico Rasputin, come lei stessa lo chiamava, che la spinsero a licenziare diverse cariche nel governo e lo stesso comandante dell’esercito, tutti coloro che erano avversi a Rasputin e alla sua posizione di comando.

È facile capire a questo punto perché i membri della famiglia reale decisero di ordire un complotto ai danni di Rasputin, per allontanarlo definitivamente dalla famiglia reale. Fu una delle morti più cruente e terribili mai progettate; Rasputin diede del filo da torcere ai suoi assassini. Si dice infatti che prima fu avvelenato, senza successo, poi pugnalato e lasciato a dissanguarsi per un’ora, anche questa volta senza successo, per poi essere colpito 4 volte da colpi di pistola,  percosso e gettato infine nel freddo fiume Neva. Si racconta che la tempra forte gli permise di morire solo per annegamento.

Persino la sua morte risultò mistica e contribuì a creare ad alimentare i miti e le leggende su questo monaco, depravato e ignorante, ma sicuramente dotato di intelligenza e furbizia che riuscì a mettere nelle sue mani il destino dei Romanov e di tutta la Russia.

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