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24 settembre 2017

Un’Ucraina con un qualche segno di stabilità


La settimana scorsa ci sono stati nel governo ucraino, normalmente noto per la sua disunione, diversi positivi segnali che lasciano sperare una certa stabilità. Il 2 giugno, 355 membri dei 450 del Parlamento ucraino hanno approvato le modifiche costituzionali che hanno aperto la strada alle principali riforme giudiziarie del paese; inoltre, il 3 giugno, il presidente ucraino Petro Poroshenko, ha annunciato che la prossima tranche del prestito del Fondo monetario internazionale, che era stata sospesa per la mancanza di riforme ucraine, sarebbe stata erogata nei prossimi mesi, come dalle ultime previsioni.

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Gli eventi di cui sopra, per un governo che solo pochi mesi fa era debilitato da lotte intestine e diretto verso le elezioni anticipate, mostrano significativi progressi. Da dopo la rivolta euromaidan all’inizio del 2014, la coalizione di governo ha perso molti dei suoi alleati parlamentari obbligando il Fondo monetario internazionale a congelare l’assistenza finanziaria necessaria a riparare la malconcia economia ucraina. All’inizio di aprile, in un contesto di turbolenze, si è dimesso l’allora primo ministro Arseniy Yatsenyuk, sostituito pochi giorni dopo da un lealista di Poroshenko, Volodymyr Groysman. La nuova amministrazione, per continuare la strada delle riforme promesse, ha dovuto affrontare forti pressioni, rischiando un nuovo disastroso crollo.

Groysman, nonostante le tensioni, ha fatto notevoli passi avanti, ha aumentato i prezzi dei servizi di utilità dei cittadini, li ha portati a valori più elevati di quanto avesse chiesto il FMI, e, con il voto della revisione costituzionale del 2 giugno, ha posto le basi per una grande e programmatica riforma. Groysman ha ottenuto la modifica costituzionale con il sostegno del partito di Poroshenko e quello di Yatsenyuk – rimasto nella coalizione di governo, anche dopo le dimissioni – e di un gran numero di parlamentari indipendenti. Il primo ministro s’è dimostrato molto abile nel fare alleanze a breve termine e nello sfruttare l’eredità lasciatagli da Yatsenyuk, il quale durante il suo mandato ha dovuto affrontare molte controverse riforme economiche, lasciando a Groysman l’opportunità di mettere in campo riforme più popolari, come l’indipendenza giudiziaria.

Se l’unità politica verso le riforme continua, Groysman farà un passo importante verso lo sblocco dell’assistenza finanziaria del FMI e degli altri finanziamenti occidentali, che presterebbero maggiore legittimità al suo governo; a sua volta, questo potrebbe contribuire ad un’ulteriore stabilità politica di Kiev: una situazione che, con l’alta inflazione e la crescente disoccupazione, è stata molto latitante. Se l’economia ucraina comincia a crescere di nuovo, come le previsioni attuali fanno ben sperare, il governo Grosyman potrebbe emanare ancora più riforme.

Tuttavia, ci sono ancora molte grosse sfide che attendono Kiev; una in particolare è il conflitto in Ucraina orientale tra le forze ucraine e i separatisti sostenuti dai russi. Ad oggi, nonostante gli intensi negoziati che coinvolgono la Russia e l’Occidente, non è stato raggiunto nessun compromesso significativo per la zona del Donbas. In effetti, un cessate il fuoco durevole sulla linea di contatto è rimasto ancora un miraggio, e in realtà la lotta nelle ultime settimane è aumentata. La Russia e i separatisti sostengono, che prima che i componenti di sicurezza dei protocolli di Minsk possano essere implementati, l’Ucraina debba fare di più sul fronte politico, e per la stessa ragione è in stallo la proposta di una missione militare armata dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

L’Ucraina d’altra parte, ritiene che prima sia necessario un certo e stabile cessate il fuoco e poi dare inizio ai cambiamenti politici. Per cui, anche se Kiev sembra fare progressi nella sua politica interna, è probabile che le sia molto difficile portare avanti la sua agenda in Ucraina orientale.

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Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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