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19 novembre 2017

La missione di polizia armata OSCE: “verbosità” di Kiev


Ultimamente, sembra che l’attuazione degli accordi Minsk possa guadagnare nuovo impulso grazie al dispiegamento nel Donbas di una forza di polizia armata internazionale, per la quale c’è molta insistenza da parte dell’Ucraina, perché “senza sicurezza non si possono avere elezioni libere”. In particolare, secondo il servizio stampa del presidente ucraino, i leader del formato “Normandia” il 24 maggio hanno convenuto che fosse necessario inviare una missione di polizia dell’OSCE nel Donbas. (vedi)

Tuttavia, come al solito, il Cremlino ha interpretato l’accordo in un modo totalmente diverso. In un primo momento il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov, ha sostenuto che i rappresentanti armati dell’OSCE si sarebbero posti di stanza sulle linee di contatto nel Donbas, e non sul confine tra l’Ucraina e la Russia; ma l’altro giorno, il vice ministro degli esteri russo, Grigory Karasin, ha annunciato che nessuno avesse accettato il dispiegamento di una missione militarizzata nel Donbas, e che tutte queste questioni dovrebbero essere negoziate durante adeguati formati, soggiungendo:“la verbosità degli strateghi di Kyiv rovina solo le cose”.

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Via Bankova ha immediatamente risposto alla dichiarazione del ministero degli esteri russo. In particolare, Kostiantyn Yeliseiev, il vice presidente dell’amministrazione presidenziale ucraina, ha esposto in una conferenza stampa: “Abbiamo chiare registrazioni di tutte le conversazioni telefoniche che compongono il consenso del presidente russo per un dispiegamento di una missione di polizia armata dell’OSCE”.
In un modo o nell’altro, la situazione “dell’affare via telefono” sembra un’errata interpretazione o un pio desiderio.
Abbiamo chiesto a Sergii Pyroshkov, un membro del sottogruppo di lavoro sulle questioni politiche del gruppo di contatto trilaterale di Minsk, di commentare l’istituzione di una missione di polizia armata e, se ce ne sono, di raccontarci i progressi dei negoziati.

D. Abbiamo bisogno di un missione OSCE armata di stanza su tutto il territorio occupato del Donbas?
SP. – I negoziati per una missione di polizia armata nel Donbas sono un’esclusività del formato Normandia, così come una particolarità di quei pochi contatti bilaterali esistenti, ma, per quanto posso vedere, ad oggi non è stata presa alcuna decisione definitiva.
Per quanto riguarda la dichiarazione del vice presidente Kostiantyn Yeliseiev, sulle registrazioni dei colloqui tra il presidente russo e ucraino, dove Putin sembra che abbia accettato la missione, devo dire che gli accordi verbali sono una cosa, anche se una decisione presa è ufficialmente registrata. Così mi è difficile dire se è giusto o sbagliato. Inoltre, i risultati degli accordi verbali sono fine a se stessi, ciascuna delle parti potrebbe cambiare la sua idea. In questo non riesco a vedere nulla di insolito, e se una delle parti non riesce a mantenere la sua promessa dimostra solo che ha un atteggiamento irresponsabile verso questi accordi.
In effetti, la Russia in questo caso ha un atteggiamento del tutto incoerente. In un primo momento il portavoce del presidente russo Dmitry Peskov, afferma che la giurisdizione della missione armata riguardi solo la linea del cessate il fuoco – cosa che non soddisfa l’Ucraina – poi i russi sostengono che non sono stati fatti accordi per una missione armata dell’OSCE.

D. Puoi commentare questo aspetto?
SP. Senza dubbio, abbiamo bisogno di una missione armata OSCE di stanza in tutto il territorio occupato del Donbas. La Russia non vuole fare i conti con questo perché di fatto significa perdere il controllo completo di quello che ha ora. Questa è una lotta di posizione nella quale si definisce e si trova una soluzione positiva a questo conflitto.

D. Signor Pyrozhkov, il 1 ° giugno è stata la prima volta che ha preso parte ad una sessione del sottogruppo politico del gruppo di contatto trilaterale di Minsk. Lei si è fatto un’idea se la controparte ucraina- russi e separatisti – stanno puntando a una soluzione pacifica del conflitto?
SP. No, non siamo ancora arrivati a questo. Loro portano avanti solo i loro interessi e vogliono avere la stesura dei documenti legislativi che servono pienamente agli interessi dei rappresentanti dei territori occupati delle regioni di Donetsk e Luhansk. Quindi, a mio avviso, non c’è alcun progresso. Dobbiamo continuare a negoziare. In qualità di membro del sottogruppo per le questioni politiche, devo dire che ci sono stati accesi dibattiti riguardo a molti aspetti, ma ognuno ha la mano sempre vicina alla fondina delle pistole. Dobbiamo cercare altre leve per rompere questo stallo.

D. Chi pensi che detenga queste leve di influenza? Cosa avremmo dovuto fare noi e i nostri partner occidentali – Merkel e Hollande?
SP. Penso che dovremmo lavorare congiuntamente con Merkel, Hollande e l’OSCE. Se non prendiamo un atteggiamento comune diventerà purtroppo molto difficile persuadere il lato opposto.

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D. Ma non abbiamo un atteggiamento comune? Poroshenko e Klimkin continuano ha parlarci della solidarietà dell’UE per le sanzioni contro la Russia.
SP. Sì, abbiamo solidarietà a livello di leadership; ma si tratta di un processo a più stadi, e le posizioni ai vari diversi livelli non coincidono. Come è noto, la nostra posizione è la seguente: prima la sicurezza e poi elezioni …
Credo che questa sia l’unica posizione possibile. In sostanza, si devono prendere le misure globali adottate nel mese di settembre 2014 nel formato Normandia e registrate su carta. Se non si riprendono in mano tutto il resto sarà un’imitazione. Purtroppo, la parte russa non sta adottando queste misure, anzi ogni volta ne propone alcune di sue proprie. Ad esempio, i russi hanno elaborato una legge elettorale e alcuni altri documenti e stanno insistendo su una scaletta per realizzarli, ma questi “indirizzi” sono in netto contrasto con le procedure accettate da tutte le parti – Germania, Francia, Ucraina e Russia – e che, purtroppo, non vengono effettuate. Nel frattempo, tutti dicono che si deve, in primo luogo, cessare le ostilità; in secondo luogo, ritirare le armi pesanti; e, in terzo luogo, un monitoraggio OSCE. Solo dopo potremmo cominciare a discutere d’iniziative di pace, come di elezioni locali e di come modificare alcune aree delle regioni di Donetsk e Lugansk. Non ci potrà essere alcun progresso fino a che non verranno implementati i tre punti di cui sopra.

D. Se non c’è alcun progresso nei primi tre elementi, significa che non ci sono modi per convincere Putin a cambiare il suo punto di vista, sul quale sono risposte le speranze dell’Occidente e l’imposizione delle sanzioni contro la Russia; cosa intende dire con questo?
SP. Le sanzioni hanno un impatto, ma non sono una bacchetta magica. Si tratta di un processo lungo, di una procedura lunga e sempre crescente; però dobbiamo notare, che Putin non reagisce alla pressione e, al contrario, lui si sta opponendo attaccando. L’Occidente non oltrepasserà una certa linea di confine, quindi noi dobbiamo essere consapevoli e tenere conto di queste realtà”.

D. E, tenendo conto di queste realtà, cosa dovrebbe fare la nostra leadership?
SP. Dovrebbe continuare la sua linea di azioni, difendere la propria posizione e cercare di garantire che venga attuato il cessate il fuoco e che le armi pesanti vengano ritirate perché la gente sta morendo. Questa è la cosa principale. Se la situazione attuale continuerà, potremmo vedere il cambiamento da un conflitto “congelato a caldo”. Dovresti aver sentito cos’ha detto Lavrov citando Putin: “se l’Ucraina non accetta la posizione russa, riprenderemo a sparare”. Quindi, di cosa stiamo discutendo?
Noi non possiamo fare altro che esercitare pressioni su Putin affinché si adegui agli accordi di Minsk, quindi possiamo discutere a tutti i livelli, nei formati Normandia, nel Gruppo Trilaterale di contatto di Minsk e, naturalmente, dobbiamo anche utilizzare i buoni uffici di altri paesi, come gli Stati Uniti e l’Unione europea.

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