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19 novembre 2017

Terrore di un colpo di Stato: le rivendicazioni agitano il Kazakistan


Il Kazakistan, il secondo più grande Stato dell’ex Unione Sovietica, si è sempre distinto per la stabilità del suo regime politico. Il presidente kazako, Nursultan Nazarbayev, in carica dal 1989, è un campione di sorta: è al potere di uno stato ex sovietico da più lungo tempo di qualunque altro di pari grado.
Naturalmente, il Kazakistan non è la Russia. Quando l’allora primo ministro Vladimir Putin, ha annunciato che sarebbe tornato al Cremlino, sono seguite un’ondata di proteste e una certa volatilità continua anche oggi; il popolo kazako, al contrario, sembra vedere Nazarbayev come una regola di vita, come un qualcosa di molto naturale e non vede motivo di metterlo in discussione.
Tuttavia, i recenti avvenimenti in Kazakistan hanno sollevato seri dubbi sulla stabilità del regime.

Il 5 giugno, almeno 30 militanti sono stati catturati dalle autorità mentre stavano attaccando due depositi di armi e una installazione militare a Aktobe, una città di 400.000 abitanti, posta vicina al confine con la Russia. Secondo i dati ufficiali, 23 persone, tra cui 13 militanti, sono morti durante l’attacco. Secondo stime non ufficiali il bilancio delle vittime sembrerebbe più alto, poco lontano dalle 30 persone.
Le autorità hanno etichettato l’accaduto come un atto terroristico e hanno reso noto che gli aggressori fossero degli estremisti religiosi. Eppure, a detta di esperti, non sembra un atto di terrorismo: nessuno s’è addossato la responsabilità e non c’è alcuna prova a sostegno delle affermazioni della polizia – fatto abbastanza strano dato che molti degli aggressori sono stati catturati vivi e hanno reso testimonianza.

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Le schermaglie sono continuate per tre giorni. La città è stata paralizzata come se fosse sotto assedio: internet è stato disattivato, le comunicazioni mobili sono state limitate al minimo indispensabile e ai cittadini è stato vietato di uscire dalle case: le autorità hanno scatenato il panico. Gli esami di laurea sono stati annullati, così come quelli di maturità, solo alcune anime audaci si sono precipitate nei negozi per rifornirsi di pane, farina e zucchero in previsione di nuove ostilità.
Dopo tre giorni, le autorità hanno diramato un sensazionale annuncio: è fallito un colpo di Stato. Nel comunicato le autorità hanno identificato in Tokhtar Tuleshov, il proprietario di alcune fabbriche di birra e di cemento nel sud del Kazakistan, vicino al confine con l’Uzbekistan, quale principale responsabile dell’attacco eseguito con l’aiuto della sua organizzazione, basata in Russia, “Centro per le Analisi delle Minacce Terroristiche”, che è un gruppo di persone influenti che godono di un battaglione di circa 100 persone armate.

Tuleshov, è stato arrestato un mese fa con l’accusa di possesso di droga, armi e ciò che apparentemente è vietato da tutta la letteratura legale, assieme a molti suoi complici, tra cui un alto funzionario, un ex generale, un vice procuratore, un generale della polizia e comandanti di varie unità militari – un caso chiaramente a sfondo politico.
Nella notifica dell’arresto, Tuleshov è stato imputato di voler rovesciare Nazarbayev, e, in contraddizione a quanto dichiarano i media del Kasakistan – controllati totalmente dal presidente – che nel paese esiste una “quinta colonna occidentale” che organizza proteste e tenta di ripetere una rivoluzione tipo Maidan ucraino, di aver “organizzato e finanziato” in aprile e maggio le dimostrazioni contro le riforme agrarie previste dal governo.

Allo stesso tempo, Nazarbayev aveva già dato risposta alle manifestazioni istituendo una commissione speciale affinché prendesse in considerazione tutte le lamentele della popolazione.
Da un lato, questa commissione deve gioco forza essere di disturbo a Nazarbayev, perché mina la dottrina ufficiale della sua indiscussa autorità di leader nazionale; d’altra parte, le agenzie di intelligence sono state “svegliate”dal loro torpore da un attacco inaspettato. L’amministrazione presidenziale è apparsa completamente snervata, mentre l’agenzia di intelligence, per distogliere l’attenzione dalle sue mancanze, si è “fabbricata il mito” che era riuscita a sventare un tentativo di colpo di Stato.

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Una spiegazione molto probabile di tutti questi “affari” è che Tuleshov sia rimasto vittima di una lotta tra potenti gruppi finanziari-industriali: l’unica cosa nota è che una banca kazaka ha chiesto a Tuleshov di rientrare di un debito di 100 milioni di dollari in tre giorni dalla notifica, atto che è stato inviato mentre lui era dietro le sbarre. L’uomo eccentrico ha risposto che non avrebbe pagato nulla. L’8 giugno, tre giorni dopo l’incidente, il presidente Nazarbayev ha investito delle colpe dell’attacco militare ad Aktobe alcuni elementi “stranieri”, “nel tentativo di iniziare una rivoluzione colorata” in Kazakistan.

Qualunque sia la vera ragione degli attacchi una cosa è certa: alcuni nel gruppo di comando del governo sono chiaramente molto nervosi: Nazarbayev ha già 75 anni, ed è inevitabile che nel prossimo futuro ci sia un cambio di potere; cosa che all’apparenza sembra molto imprevedibile e più pericolosa di quanto si possa pensare.

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