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22 settembre 2017

I fondi russi in Europa


Secondo il ministro degli esteri ceco Lubomir Zaoralek, la Russia, cercando di far aumentare il numero degli euroscettici populisti, sta perseguendo in Europa una politica di “divide et impera”. “Di ciò si parla regolarmente – ha sostenuto ZaoralekNon abbiamo alcun dubbio che la Russia non abbia trovato il modo per finanziare queste attività”.
Altri prima di lui hanno fatto accuse simili, ma, come Zaoralek, non sono mai stati in grado di produrre una prova di tali finanziamenti: forse per averli dobbiamo attendere la caduta dell’attuale regime. Nel frattempo però, è molto importante valutare due cose riguardo all’ascesa dei partiti di destra in Europa: a) se la Russia ne trae vantaggio e b) se i partiti sono in grado d’aumentare i loro sostenitori senza il sostegno di Mosca.

L’unica prova del sostegno finanziario russo ad un partito di destra dell’Unione anti-europea è l’ammissione del partito Fronte Nazionale francese, che si è assicurato un prestito di 9 milioni di euro da una piccola, ma ben collegata banca privata russa. Il leader del Fronte Nazionale, Marine Le Pen, non ha alcuna vergogna a sostenere d’aver ricevuto il prestito. All’inizio di quest’anno, il tesoriere del partito Fronte Nazionale, Wallerand de Saint-Just, ha chiarito che, dal momento che le banche francesi continuano a non voler erogare crediti al suo partito, lui prevede di ricevere ulteriori prestiti dalle banche russe. Il prestito russo chiaramente non è una scommessa per un affare.

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Oltre a questa dimostrazione, le prove d’eventuali sostegni russi sono circostanziali, abbozzate o entrambi. Nel mese di febbraio, il settimanale tedesco Der Spiegel ha scritto di un “Seminario di politica di sicurezza”, il quale è stato organizzato dal partito tedesco anti-immigrati e anti-UE, Alternative fuer Deutschland, e co-finanziato dall’ambasciata russa di Berlino; alcune voci hanno roteato attorno a Jobbik, il partito d’estrema destra ungherese, e ad altri partiti di destra bulgari e greci. Nella legge Intelligence Authorization 2016, il Congresso degli Stati Uniti ha ordinato un’inchiesta, a far data dal 2006, sui finanziamenti russi ai partiti politici stranieri e alle organizzazioni non governative, ma, anche se è stato presentato un qualche rapporto, non è stato reso pubblico.
La mancanza di dati non è sorprendente: il sostegno finanziario diretto da parte dell’Unione Sovietica ai partiti di sinistra è sempre stato ugualmente difficile da dimostrare, fino a quando nel 1991, a Mosca non sono stati aperti per un poco di tempo gli archivi del Partito Comunista. Le registrazioni hanno dimostrato che i partiti comunisti francesi, italiani e statunitensi hanno ricevuto circa 2 milioni di dollari ciascuno nel 1980. Altri paesi, alleati sovietici hanno ottenuto meno, e i trasferimenti sono continuati fino al 1991, quando l’Unione Sovietica si è frammentata, poi da allora non si conosce più nulla.

Putin, come ex ufficiale del KGB, ha sicuramente familiarità con quella macchina, e ci sono documenti d’archivio idonei a ricrearla; ma la Russia, ora come paese capitalista, deve gioco forza aver messo in piedi una rete più sofisticata per il trasferimento dei fondi di quella usata in epoca sovietica.
Oggi, mentre le vecchie lealtà sinistroide sono da tempo sbiadite, c’è una chiara affinità tra i populisti di destra e il Cremlino. Peter Kreko, che dirige il think tank politico Capital Institute di Budapest, ha analizzato le dichiarazioni pubbliche e le votazioni dei membri del Parlamento europeo che rappresentano questi partiti e ha scoperto che dei 14 di questi gruppi, otto erano “impegnati” a sostenere la Russia. Ciò non significa che tutti o alcuni di questi partiti ricevano aiuti russi: potrebbero essere solo degli alleati ideologici.

L’anti-occidentale, anticapitalista, l’ideologia statalista e nazionalista, il sistema della politica autoritaria russa, il tradizionalismo, un leader forte e la sua retorica legata ad una grande potenza s’adattano perfettamente alla politica europea dei partiti d’estrema destra – ha scritto Kreko.
A differenza dell’epoca sovietica, il Cremlino non ha veramente un’ideologia. Quando Putin è salito al potere nel 2000, non ha nemmeno escluso una adesione alla NATO, e più tardi, negli anni grassi del petrolio, la Russia semplicemente si definiva come una superpotenza energetica; ma ora, la più recente linea anti-occidentale di Putin è fiorita in risposta ad una convenienza politica interna. La necessità di combattere i nemici esterni, per Mosca significa trovare alleati per minare da dentro l’Europa, e la rubrica del diritto populista forma bene il conto: arrestare il marciume, mantenere le tradizioni nazionali e cristiane, tenere fuori gli immigrati e governare con una mano forte.

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Mentre la luna di miele ideologica tra Putin e il diritto europeo continua, non importa molto se il denaro cambia di mano, soprattutto perché Putin, proprio come l’Unione Sovietica non s’aspettava che i partiti comunisti occidentali mettessero in scena le rivoluzioni, in questo momento non sembra pretendere molto dai suoi alleati.
Anche se Putin non riesce a vedere che i partiti con tendenze filo-russe formano i governi, può ancora sperare che la loro crescente influenza eserciti una notevole pressione sulle amministrazioni europee, soprattutto per quanto riguarda le relazioni con la Russia – ha scritto in un documento il greco Antonis Clapsis Per dirla semplicemente, i partiti d’estrema destra filo-russi possono agire come cavalli di Troia del Cremlino, nei suoi tentativi di minare la coesione interna dell’UE e la NATO”.

Il Cremlino conosce bene i suoi alleati – come quando l’Unione Sovietica supportava la sinistra – e sa che questi partiti sono troppo deboli per dettare una politica, ma gli obiettivi di Putin in questo ambito, non sono così ambiziosi. Che si tratti del voto olandese contro il libero scambio con l’Ucraina in un referendum non vincolante, o dell’evidente Brexit che sale nei sondaggi, gli esponenti della destra servono soltanto per far diminuire gli avversari di Putin.
I populisti non possono che diventare più forti se più europei sposano le loro idee, ma questi non possono davvero essere acquistati con qualche milione di euro raccattato qua e là. La popolarità di Le Pen ha poco o nulla da dividere con il denaro russo: lei s’è presa un reale supporto grazie ai fallimenti dei partiti tradizionali; l’AFD tedesco non ha i sondaggi che indicano il 15 per cento perché l’ambasciata russa ha co-sponsorizzito i suoi eventi – questo succede perché molti tedeschi sono scontenti dell’incoerente politica d’immigrazione del cancelliere Angela Merkel.

La Russia sta usando la nostra debolezza – ha continuato ZaoralekDobbiamo trovare il modo di rispondere. La risposta necessaria, tuttavia, non dipende tanto dai tentativi di trovare le tracce dei finanziamenti russi – che probabilmente è un inutile esercizio – ma dal sconfiggere i populisti alle elezioni, e se succedesse Putin, non si fermerà dal dar loro supporto; ma proprio come il fiasco ideologico comunista ha provocato un’Europa più forte, nascerà, nonostante il sostegno russo, un’Europa più sicura e più stabile.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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