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22 novembre 2017

Germania, Russia chi prevarrà?


La Russia oggi, che si pone sulla scena mondiale come una potenza, una nazione che può competere da pari a pari con gli Stati Uniti – posizione comprensibile in quanto Mosca è discendente dell’URSS – è solo in grado d’esternare le sue ambizioni: le risorse energetiche non sono in grado di sorreggerla. Mosca inoltre, che ha impostato il suo potere sulle ricchezze economiche che derivano dal suo territorio, ha fallito anche il concetto di porsi una superpotenza energetica: i suoi ricavi derivati dal gas e dal petrolio sono in massiccia diminuzione e non è riuscita a diversificare l’economia nazionale. La Russia economicamente è in declino.

La Russia, con la sua aggressiva politica estera costruita sull’intimidazione e la rappresentazione di terzi, si è isolata e allontanata dai capitali e dalla tecnologia occidentale, indebolendo in suo “soft power” e, a differenza dell’Unione Sovietica, non offre nessuna ideologia globale. La propaganda russa all’estero è indirizzata ai gruppi radicali o finalizzata a rafforzare il senso “d’appartenenza alla Russia”; ma così facendo, ha ristretto numero di partner o amici, ha affossato le sue più prestigiose istituzioni accademiche e ha portato la sua attrattiva culturale al minimo storico.

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L’unica risorsa di potere che può giustificare la pretesa russa di nazione globale è la sua capacità nucleare. Ecco infatti dove la Russia può rivendicare condizioni di parità con l’America: la Russia si stima che abbia 7.300 testate nucleari, gli Stati Uniti per contro ne hanno 7.000; tutte le altre potenze nucleari ne hanno meno di 300. Il presidente russo Vladimir Putin sta basando tutta la sua strategia di politica estera su questa risorsa: è il suo arsenale nucleare, che dà alla Russia mano libera ai suoi interventi militari in Ucraina e in Siria.
Una chiave, forse una questione decisiva per la sicurezza europea nei prossimi anni e decenni, potrebbe essere una Russia che riesce ad avere successo nella sua ridefinizione del campo di gioco in Eurasia: proprio come durante la guerra fredda, l’intimidazione nucleare potrebbe giocare ancora una volta un ruolo centrale.

In questo campo la Germania è messa molto male: non ha armi nucleari e dipende dalla protezione dei suoi alleati, principalmente dagli Stati Uniti, ma anche da Francia e Gran Bretagna. Di fronte a intimidazioni nucleari, molti tedeschi, quasi istintivamente, ricorrono alla strategia della guerra fredda – Ostpolitik e distensione. La parte russa vede però questa reazione solo come un segno di debolezza e di suscettibilità ai ricatti.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha risposto alla definizione russa del campo di gioco nucleare in modo diverso: lei, si riferisce sì al 1990, ma con una visione ottimistica della globalizzazione, mentre Putin si rifà alla guerra fredda. Per Merkel, l’aggressione russa è un attacco alla globalizzazione, intesa come dialogo, cooperazione e interdipendenza. Il conflitto sottoposto alle sfere d’influenza e territoriali, come lo pensa la Putin, per Merkel è una regressione storica, “pensavamo d’averlo superato – sostiene il cancelliere tedesco. La forza, anche quella geopolitica, al giorno d’oggi può “essere costruita solo con i principi e gli strumenti del nostro tempo – insiste Merkel.

Merkel e Putin stanno lottando per definire quale campo di gioco dovrebbe prevalere.
Prevarrà la forza economica e di cooperazione o l’intimidazione nucleare e il conflitto militare? Chi s’imporrà nei prossimi anni?
Per il Cremlino, l’Europa è solo un allegato degli Stati Uniti, non un soggetto politico mondiale a sé stante. L’obiettivo di Putin è lo stesso obiettivo dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda: dividere l’Europa dagli Stati Uniti e, quindi, indebolire entrambe le sponde dell’Atlantico; ma allo stesso tempo Mosca, non vuole fare in modo che in Europa emerga una nazione influente che sia in grado d’agire collettivamente.

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Come finirà questo conflitto, dipende in gran parte dalla volontà tedesca. Merkel oggi, s’è posta come un avversario di Putin. Insieme al ​​presidente Barack Obama, Merkel ha trainato l’Occidente durante il conflitto Ucraina, e sorprendendo il Cremlino, ha sviluppato una risposta all’attacco russo non con mezzi militari, ma civili, e soprattutto sanzioni economiche.
Nella misura in cui l’Occidente sarà in grado d’agire, potrà definire il campo di gioco. L’Occidente deve accettare la sfida russa e prenderla sul serio, e deve respingerla in modo amichevole, ma decisivo: deve affermare le regole dell’ordine internazionale con l’uso delle sanzioni. Con più l’Europa sarà ferma e unita agli Stati Uniti, maggiormente l’Occidente sarà in grado di mantenere il nuovo conflitto Est-Ovest nei campi dov’è più forte: economia e diplomazia.

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