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24 settembre 2017

La fuga dalla Crimea


L’occupazione russa della Crimea ha fatto fuggire circa 100 mila persone dal territorio – riporta una nota di un ente di beneficenza ucraino – Il numero dei fuggitivi è rapidamente salito negli ultimi due mesi a causa del peggioramento del regime di repressione”.
Da quando le truppe russe si sono dislocate in Crimea e hanno sequestrato la regione dall’Ucraina nel febbraio 2014, coloro che non erano disposti ad accettare il dominio del Cremlino hanno cominciato a lasciare la penisola. La maggior parte di questi si sono stabiliti altrove in Ucraina, compresa la capitale, Kiev.

Nuove prove suggeriscono che questo esodo sia stato significativamente più grande di quanto si pensasse: circa 21.000 persone provenienti dalla Crimea sono ufficialmente registrate in Ucraina come “sfollati interni”, ma molti, si sa che sono privi di documenti. Il numero totale dei fuggiaschi dalla Crimea probabilmente spazia tra i 50.000 e 60.000, secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre, un gruppo con sede a Ginevra.
Ma Tamila Tasheva, il co-fondatore e coordinatore di Crimea SOS, un ente di beneficenza ucraino, ha riferito che la cifra reale fosse oltre i 100.000.
Ci sono sempre più persone che lasciano la Crimea perché la repressione peggiora di giorno in giorno – ha spiegato – I nostri uffici sono pieni di richieste e di domande d’aiuto per persone in difficoltà e bambini”.

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La nuova stima si basa sui dati comunicati dalle autorità ucraine. Tra gennaio 2015 e aprile di 2016, c’è stato un movimento netto di 73.100 persone dalla Crimea verso le regioni ucraine adiacenti, secondo il Servizio Nazionale delle guardie di confine.
Tale termine non comprende i primi nove mesi d’occupazione russa – periodo senza registrazioni – né il rinnovato deflusso che si è verificato da aprile. Quindi la signora Tasheva pone un totale reale dei fuggitivi oltre i 100.000.
Per dare una giustificazione alle ragioni per le quali sta avvenendo un tale esodo, gli attivisti puntano sulla crescente campagna russa contro il dissenso: arresti e inspiegabili scomparse sono diventate di routine in Crimea, senza tenere presenti le azioni contro i tartari.
Nel 1944, i tartari sono stati deportati dalla Crimea e reinsediati nell’Asia centrale sovietica; hanno vissuto in esilio fino al 1980, quando Mikhail Gorbachev ha permesso loro di tornare. Dopo aver sofferto così gravemente per mano del Cremlino, i tartari si oppongono categoricamente al ritorno del dominio russo.

La maggior parte di coloro che dopo l’annessione, si sono trasferiti nelle regioni vicine alla Crimea o a Kiev, non solo i tartari, ma anche gli ucraini, non hanno nessuna intenzione di tornare indietro.
L’evidenza suggerisce che il ritmo delle partenze si sta incrementando di nuovo. Lo scorso novembre, l’ufficio di Kiev di Crimea SOS, ha ricevuto solo 14 richieste d’aiuto da parte di persone sfollate; il mese successivo, dicembre 2015, non ha registrato nessuna richiesta;
ma nel mese di aprile di quest’anno, 183 persone hanno contattato la società caritatevole per chiedere aiuto. E, altre 197 lo hanno fatto a maggio.
C’è un clima di paura in Crimeaè per questo che i cittadini si sentono costretti a lasciare – ha sostenuto la signora Tasheva.

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L’anno scorso, la Russia ha impedito all’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) d’inviare una missione per valutare la situazione dei diritti umani in Crimea. Il gruppo OSCE, nel mese di ottobre 2015, ha fatto un sondaggio in Ucraina con le persone fuggite dalla Crimea, e ha rilasciato un rapporto sconcertante: “il dominio russo ha drammaticamente avuto un impatto diretto sui diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i residenti della Crimea, in particolare per quelli che si oppongono all’annessione”.
Tuttavia, la Russia, per spiegare i disagi esistenti nella penisola, addossa tutte le colpe all’Ucraina: lo scorso novembre, il governo ucraino ha tagliato le forniture d’elettricità alla Crimea, lasciando la regione al buio per più di due settimane; la Russia da allora non è ancora stata in grado di soddisfare le esigenze energetiche dei cittadini.
La signora Tasheva ha sottolineato che la Russia, come potenza occupante, ha la responsabilità legale e morale del benessere della gente della regione.

Certo che potremmo definire l’Ucraina responsabile perché rende la vita difficile ai cittadini della Crimea – ha chiarito – ma la Russia è la responsabile diretta in quanto è il paese occupante.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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