Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

25 settembre 2017

L’Ucraina è in guerra, non dimentichiamolo


Nel 20 ° secolo, gran parte delle capitali europee erano in guerra, le ultime ad essere inserite in questa triste lista sono state Belgrado, Sarajevo e Zagabria; oggi ce n’è un’altra: Kiev.
Grazie alle ambizioni predatorie di Vladimir Putin, l’Ucraina è l’unico paese europeo che attualmente sta conducendo una guerra di difesa del proprio territorio, e a Kiev, la capitale, ogni inizio pomeriggio c’è un rituale che ci riporta al 20° secolo: il comunicato dal fronte. Alle 12.30 di ogni giorno, ormai da ben oltre due anni, il colonnello Andriy Lysenko, il portavoce militare, legge per la televisione le ultime notizie provenienti da est, dove le truppe ucraine stanno combattendo contro le forze russe e i loro alleati locali che occupano circa la metà delle regioni di Donetsk e Lugansk.

La linea del fronte in Ucraina orientale non si muove più, ma lo spargimento di sangue quotidiano è inarrestabile. Il colonnello Lysenko, viene sempre inquadrato sul medesimo palco con uno sfondo molto particolare: un insieme di figure geometriche modellate con i colori nazionali – giallo e blu – e con delle punte rivolte verso ovest, che sembrano invocare la voglia ucraina di uno Stato normale, non di un satellite russo.
La fase operativa del colonnello è insolitamente banale – ma adatta allo scopo – lui richiama giornalmente Taras Shevchenko, il poeta e autore considerato il padre della letteratura ucraina, le cui parole presentano grande forza di spirito e incitamento contro l’oppressione: “lottate e vincerete!”.

Ieri, ho incontrato Lysenko mentre lui stava preparando le note delle solite tristi notizie da annunciare: “Nel corso delle ultime 24 ore, nella linea del fronte non ci sono state zone calme. A Donetsk c’è in corso un intensivo bombardamento”.
I russi hanno sparato 150 colpi di mortaio e d’artiglieria in 14 punti diversi, uccidendo un soldato ucraino e ferendone altri nove”.
Questo dovrebbe far parte degli accordi di cessate il fuoco di Minsk, dove sì, si può sostenere che la linea del fronte è stabile, ma lo spargimento di sangue quotidiano sembra inarrestabile.

kiev_09

Come si svolge la vita in una capitale europea in tempo di guerra? La vita è diciamo scorrevole, se non continuamente invasa da tristi notizie, sia politiche che militari, e poi per le strade, tanto per ricordare a tutti che si è in un periodo di lotta, ci sono miriadi di banner di reclutamento. Gli slogan dei manifesti degli ultimi giorni non sarebbero molto di moda e non attirerebbero nessuno nelle altre illuminate capitali europee.
Il lavoro degli uomini! – Recita uno striscione che rappresenta un soldato seduto su un carro armato – “Firma un contratto per diventare un vero uomo! – dichiara un altro, che illustra due sorridenti volontari corpulenti.
Non c’è alcun dubbio sull’intensità dei combattimenti, né lascia spazio a immaginazione la scala della sofferenza: la guerra nella parte orientale ha causato più di 9.500 vittime dal 2014 e fatto uscire dalle loro case oltre 1,7 milioni di persone.

Oggi, l’area che conteneva il cuore industriale dell’Ucraina e la maggior parte delle sue riserve di carbone è scivolata dalle mani di Kiev alle mani ombrose di gruppi post-sovietici.
Kiev oggi, è ingiustamente oscurata da Mosca e Berlino, e, le due autoproclamatesi “Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk” non sono due orfani europei non riconosciuti, che la Russia sta puntellando con armi, truppe e denaro, dopo essersi rifiutata d’annetterle come ha fatto con la Crimea – Putin non vuole caricarsi dei costi completi dei due staterelli in fallimento brulicanti di banditi che ha creato con la forza delle sue armi.
Nel frattempo, l’esercito ucraino sta inibendo l’espansione delle due “Repubbliche Popolari”, ma gli manca la forza militare per riconquistarle.

Pur con tanta spavalderia, all’Ucraina manca anche la volontà e, nonostante i manifesti e i comunicati quotidiani dal fronte, c’è poca gente a Kiev disposta a correre per recuperare i territori perduti, come è successo nel 19 ° secolo con i francesi che volevano di ritorno l’Alsazia e la Lorena.
Esco dalla sala di registrazione televisiva e con un gelato in mano passo davanti alla cattedrale di Santa Sofia, un gioiello architettonico che il principe Yaroslav il Saggio ha costruito quasi mille anni fa, a consapevole imitazione di Costantinopoli. Oggi, il suo sarcofago di pietra si trova sotto le cupole dorate della cattedrale – anche se i suoi resti, sembra che siano stati perduti durante i disordini del 20 ° secolo.
Il regno di Yaroslav era un alleato delll’impero bizantino di Costantinopoli e sua figlia, Anna, ha sposato il re Enrico I di Francia. Yaroslav invece, si sposò la figlia del re di Svezia. Tutto questo sta a dimostrare che Kiev è stata al centro del sistema europeo per secoli; ma nel nostro tempo, Kiev è ingiustamente oscurata e non c’è alcun dubbio, allora, come adesso, che si tratta di una grande capitale europea, ma al momento molto isolata.

Tags: , ,

Rispondi

Altre storie da- News

About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.