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12 dicembre 2017

Putin sta forzando per far cadere le sanzioni


Uno dei maggiori obiettivi attuali della politica estera russa è d’erodere l’opposizione occidentale per la sua aggressione in Ucraina; ma molte delle sue tattiche sono goffe e controproducenti. Non a caso, l’Unione Europea ancora una volta potrebbe decidere di rinnovare le sanzioni.
In Europa alcuni leader sono a disagio con le sanzioni imposte alla Russia, in particolare per quelle applicate ai settori finanziario ed energetico, che ledono gli interessi economici dei paesi sanzionatori.

Il mese scorso in Giappone, tuttavia, i leaders del G-7, tra cui il primo ministro inglese David Cameron, il presidente francese Francois Hollande, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il primo ministro italiano Matteo Renzi, hanno legato le sanzioni “alla completa realizzazione russa degli accordi di Minsk e al rispetto della sovranità ucraina”.
Il Cremlino sta conducendo una campagna di distorsione pubblica e d’intimidazione volta a staccare l’Europa dall’America e a mettere i paesi europei gli uni contro gli altri; tanto che in Europa, anche se lo sforzo complessivo russo è indebolito da contraddizioni interne, ci sono i democratici tedeschi, il senato francese, la destra ungherese e il PD italiano, che rilasciano preoccupanti indicazioni di richiesta per una revoca o per un sollievo delle sanzioni.

Dove sta sbagliando Mosca? La Russia, percependo gli europei deboli, senza principi e creduloni, sta creando tensione e sgomento per la sua guerra contro l’Ucraina e la propaganda associata; ma sta commettendo gli stessi errori commessi da Mosca nei primi anni 1980, quando non era riuscita a dissuadere la NATO dal disporre in Europa i missili a raggio intermedio (Inf), in contrasto con i missili sovietici SS-20.
Il noto filosofo napoletano Giambattista Vico, sosteneva la teoria “dei corsi e ricorsi storici” In parole povere, tanto per non essere troppo criptici, il Vico sosteneva che alcuni accadimenti si ripetevano con le medesime modalità, anche a distanza di tanto tempo; e ciò avveniva non per puro caso ma in base ad un preciso disegno stilato della divina provvidenza.

Ma in quali settori le politiche di Mosca degli anni 1980 sono uguali a quelle di oggi con l’Ucraina?”.
Nel 1980, i propagandisti sovietici speravano d’indebolire l’impegno del Regno Unito e della Germania dell’Ovest per la distribuzione dei missili NATO, ponendo dei “cunei” tra il primo ministro britannico Margaret Thatcher e il cancelliere della Germania dell’Ovest, Helmut Kohl; oggi, i propagandisti russi stanno incrementando le chiamate per un Brexit britannico, contrastato da Cameron; attaccano Angela Merkel; e in Francia sostengono il leader populista Marie Le Pen, che si oppone a Hollande.
Nel 1980, la guerra sovietica in Afghanistan e il supporto per la legge marziale in Polonia ha minato il tentativo di Mosca di cancellare il fascino per l’Occidente facendo affossare il suo piano missilistico; ora, il tentativo di Mosca d’indebolire le sanzioni occidentali è compromesso dal suo appoggio alle ripetute violazioni del cessate il fuoco in Ucraina orientale, e dalle tattiche intimidatorie militari nella regione nord-baltica.

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Anche l’abbattimento degli aerei civili, ha avuto un suo ruolo allora come oggi. Nel 1983, due mesi prima che venissero posizionati i missili Inf, i sovietici hanno abbattuto il volo Korean Airlines 007, causando 269 morti; nel 2014 in Ucraina, le forze russe con i suoi delegati hanno abbattuto il volo 17 della Malaysian Airlines, provocando 298 morti. In entrambi i casi, Mosca, indurendo le posizioni occidentali, non ha mostrato nessun pentimento.
Nel novembre 1981 il presidente Ronald Reagan ha proposto l’eliminazione dei missili Inf in Europa come parte di un “doppio binario” politico, la NATO ha continuato la distribuzione dei missili fino alla fine del 1983, ma quattro anni più tardi, grazie ad un trattato, la NATO ha smesso il loro posizionamento; oggi, l’Alleanza cerca la piena attuazione degli accordi di Minsk, mentre allo stesso tempo sta rinforzando la sua sicurezza e le capacità militari in Europa centrale e nel Baltico, e ha preso coscienza che l’attuazione dell’armistizio sia vitale per mantenere vivo il sostegno europeo verso le sanzioni.

Nei primi anni 1980, per la costruzione di un grande gasdotto dalla Siberia fino all’Europa, l’unità occidentale era tesa per le diverse visioni legate al trasferimento di tecnologia all’URSS, oltre che da un piano del presidente Ronald Reagan di sviluppare difese contro i missili a lungo raggio balistici sovietici; oggi, l’Occidente non ha disaccordi interni paragonabili, e ciò rende ancor più difficile per il Cremlino trovare delle fratture sul consenso.
Questi fattori nel loro insieme, anche se le accresciute pressioni di sinistra e dei nazionalisti europei potrebbero logorare il supporto per le sanzioni, minano l’obiettivo di Mosca d’indebolire l’opposizione occidentale: l’Occidente deve fare ogni sforzo per mantenere una posizione unitaria.

A metà maggio, il favorito russo del popolarissimo Eurovision Song Contest, ha perso contro una voce ucraina, i russi hanno pianto, sostenendo che nel voto i paesi europei avessero politicizzato la gara: questo non può essere altro che un altro caso di paranoia russa. A nessuno piace uno che ricatta sia che sia russo o cinese.

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