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26 settembre 2017

La speranza di una missione di pace nel Donbas


La debolezza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è da ostacolo al dispiegamento di una missione di pace dell’ONU nel Donbas. La sola voce di Mosca ha la forza di contrapporsi al mandato del Consiglio di sicurezza, e ridurre la sua funzione ad una espressione di “preoccupazione”. Negli ultimi due anni ci sono state tante proposte atte a “smontare” il discorso russo, ma nessuna è riuscita a sfondare il muro di cemento della diplomazia internazionale delle Nazioni Unite. Indubbiamente c’è stato qualche progresso: il mondo è ormai ben consapevole del fatto che la Russia ha illegalmente annesso la Crimea e che Mosca sostiene direttamente con armi e truppe i militanti filo-russi che combattono contro le forze del governo ucraino in Ucraina orientale, ma ora, come lo era sei mesi fa, è del tutto chiaro che non ci sarà nessuna operazione internazionale che s’adoperi al mantenimento della pace nel Donbas.

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In generale, c’è qualcosa di sbagliato con le operazioni di pace delle Nazioni Unite, e ciò è diventato evidente quando, durante l’ultima riunione del Consiglio di Sicurezza, sono stati affrontati i problemi delle forze di pace in tutto il mondo. Questa riunione è stata la più lunga degli ultimi anni, forse gli ambasciatori nelle dodici ore di colloqui avevano veramente qualcosa d’importante da dirsi. Ancora una volta comunque, l’ambasciatore ucraino all’ONU Volodymyr Yelchenko, ha incontrato l’indifferenza più assoluta da parte del suo omolgo russo, Vitaly Churkin. L’incontro ha messo in risalto lo spirito dell’ONU che è determinato “a cooperare per sostenere i governi a proteggere la loro popolazione e convincere le parti in conflitto a rispettare i loro obblighi. Ma, anche un piano di pace efficace non potrà mai proteggere tutti i civili indistintamente – ha sostenuto il segretario generale Ban Ki-moon. Tra le principali difficoltà dei “caschi blu”, ha osservato il segretario, c’è la scarsa comunicazione all’interno del contingente, i poteri limitati e un’efficienza del Consiglio.

L’inazione del Consiglio di sicurezza nel genocidio in Ruanda, e l’inefficacia della missione di pace durante la pulizia etnica nella ex Jugoslavia a metà degli anni novanta, hanno costretto le Nazioni Unite a cambiare radicalmente l’approccio alle missioni di mantenimento della pace. Molto è stato fatto, ma nonostante alcune missioni di successo in Africa e in Medio Oriente, l’indecisione e la mancanza d’iniziativa del comando più alto rimane ancora un grosso problema. Attualmente, l’utilizzo del veto di Mosca mette un freno a tutte le iniziative di pace dell’ONU, ma, sullo sfondo della mancanza d’impegno di molti Stati membri, non c’è poi tutto di così cupo: è nata un’iniziativa franco-messicana per annullare il diritto di veto in seno al Consiglio quando si tratta di vittime di massa in zone di conflitto. Se dovesse passare una tale proposta il Consiglio poi deciderà a semplice maggioranza. In queste condizioni, l’impiego dei “caschi blu” nel Donbas potrebbe diventare una realtà; ma quanto tempo dovrà passare prima che questa iniziativa prenda piede? Oggi, l’Unione Europea sta discutendo di un possibile dispiegamento di una missione di polizia armata in Ucraina orientale, tuttavia, data l’ambigua reputazione degli osservatori OSCE – Vladislav Gribl, membro della Camera civica russa è il personale rappresentante del presidente dell’OSCE, nel 2014 è stato uno dei fautori dell’annessione della Crimea, è un membro attivo della propaganda del Cremlino – le sue prospettive sono appese ad un sottile filo.

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Attualmente in effetti, è un dato di fatto che, il veto di Mosca mette un freno a tutte le iniziative pacifiche delle Nazioni Unite e ricordando le parole di Ban Ki-moon, che “ l’ONU non è in grado di proteggere tutti i civili indistintamente” l’Ucraina e gli ucraini dovranno pensare di fare affidamento esclusivamente sulle proprie forze.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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