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19 novembre 2017

Nuove preoccupazioni per Gazprom in Europa centrale e orientale


Il 17 maggio, l’operatore polacco dei gasdotti di proprietà statale, Gaz-System S.A., ha pubblicato la sua strategia per gli anni 2016-2025. Il documento contiene un nuovo elemento degno di nota: la costruzione di un centro del gas naturale in Polonia per soddisfare il mercato regionale in Europa orientale (CEE) e centrale. Il progetto, in caso di successo, oltre che fornire nuove fonti di energia alle nazioni regionali, creerebbe un’alternativa alla dipendenza dalla Gazprom e minerebbe la politica energetica di Mosca.

La Polonia, che importa dalla Russia circa il 70 per cento del gas naturale che consuma, ha già intrapreso diverse iniziative volte a diversificare le fonti e le vie di consegna. La principale delle quali è la costruzione del terminale di gas naturale liquefatto (GNL) a Swinoujscie, che attualmente ha una capacità annua di 5 miliardi di metri cubi (bcm); a partire da giugno, il terminale sarà in grado d’inviare consegne di GNL direttamente nel sistema del gas polacco, con piani per l’invio di volumi addizionali all’Ucraina. Il gas naturale dal terminale GNL causerà un eccesso d’offerta sul mercato nazionale. La Polonia oggi, è vincolata da un contratto a lungo termine con Gazprom – fino al 2022, si prevede una fornitura di 10,2 miliardi di metri cubi all’anno – che in combinazione con la produzione nazionale – 4,5 miliardi di metri cubi all’anno – soddisferebbe pienamente il consumo di gas della Polonia. L’unica opzione per utilizzare l’eccesso di materia prima è la sua esportazione verso gli Stati confinanti, incoraggiando così la cooperazione regionale.

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In futuro questa tendenza s’intensificherà. La nuova strategia di Gaz-System S.A. propone la costruzione di percorsi d’importazione di gas supplementare e fornisce due scenari alternativi: il primo è un ulteriore sviluppo del terminale di GNL di Świnoujście, che verrà portato ad una capacità di rigassificazione fino a 7,5-10 miliardi di metri cubi all’anno, con annessa la costruzione del tubo del Baltico (un gasdotto che collega la Polonia con la Danimarca e la Norvegia), con una capacità annua di 10 miliardi di metri cubi; l’altro scenario prevede sempre l’aumento della capacità del terminale Świnoujście, ma al posto del tubo Baltico, propone la costruzione di un secondo terminale GNL nella baia di Danzica, con una capacità annua di 10 miliardi di metri cubi. In entrambi i casi, la società prevede la costruzione di un nuovo impianto di stoccaggio di gas naturale, la cui posizione non è ancora stata identificata. La prima opzione è apertamente quella favorita dal governo polacco, che vede nel tubo Baltico un investimento strategico della sicurezza energetica polacca. La decisione, verrà presa entro la fine dell’anno e dipenderà dai negoziati con la danese Energinet.dk, nonché dalla fattibilità della costruzione del tubo Baltico.

La realizzazione di una delle opzioni, promette d’aumentare il ruolo polacco nel mercato europeo del gas naturale; ma richiederà un collegamento della rete del gas polacco con i mercati del gas della vicina Lituania e Ucraina, ma anche con la Germania, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Questo sviluppo include sia l’aumento della capacità delle infrastrutture esistenti che la costruzione di nuovi gasdotti. I collegamenti tra le infrastrutture del gas naturale polacco, della Repubblica Ceca e della Slovacchia hanno già visto la loro inaugurazione.

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Se questi aggiornamenti infrastrutturali dovessero realizzarsi, l’Ucraina potenzialmente potrebbe diventare il partner più importante regionale della Polonia per il gas naturale. La compagnia statale ucraina, Naftohas, è alla ricerca di nuovi itinerari per le sue forniture da fonti diverse da quelle russe. Dal punto di vista polacco, una connessione più grande con l’Ucraina gli permetterà l’accesso al grande mercato del gas naturale del paese e alle sue strutture di stoccaggio, che hanno una capacità di 30 miliardi di metri cubi, come pure potrebbe essere un collegamento infrastrutturale con i mercati del gas del sud-est europeo.
La creazione di un mercato del gas regionale in Europa centrale e orientale avrà anche conseguenze politiche: verrà erosa la posizione di monopolio di Gazprom in tutta la regione. Così, la Russia perderà uno dei suoi strumenti chiave d’influenza politica nella CEE. Di fronte a nazioni che hanno fonti alternative di gas naturale, Mosca presumibilmente sarà costretta a modificare la sua aggressiva politica energetica.

Inoltre, la creazione di un mercato del gas naturale regionale è una condizione necessaria per la politica del mercato competitivo e sicuro dell’unione energetica dell’UE. La posta in gioco è alta, quindi, e Varsavia si sta assicurando che il progetto possa essere annoverato tra quelli definiti come un successo.

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