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22 settembre 2017

GRANDI DONNE NELLA STORIA: CATHERINE PARR, L’ULTIMA MOGLIE DI ENRICO VIII


re Enrico VIII

Re Enrico VIII

A chi cerca intrighi e scandali di corte non può chiedere di meglio che avventurarsi nell’Inghilterra di Enrico VIII. Tutti a grandi linee conoscono la sua storia, per le numerose mogli (ben sei), o per essere stato il fondatore della Chiesa Anglicana, detentore di un potere assoluto e straordinario. Al suo nome spesso e volentieri associamo quello di Anna Bolena, la più famosa tra le sue mogli, non di certo per la fortunata sorte che gli aspettò, oscurando quasi completamente le figure delle altre consorti di Enrico, dalla scialba Jane Seymour alla sfortunata Catherine Howard, fino alla prima moglie Caterina d’Aragona.

Gli scandali alla corte di Enrico VIII non sono mai mancati; ancora oggi esercitano una strana attrazione per gli studiosi e gli storici che non si sono lasciati certo sfuggire la figura di un’altra grande donna: quella di Catherine Parr, l’ultima moglie. Il suo personaggio sarà forse meno attraente della seducente Anna Bolena ma non per questo di minor importanza; eclissata forse dai numerosi intrighi di corte, può di certo essere annoverata tra le grandi donne nella storia, alla pari di Isabella e Beatrice D’Este, tanto per citare qualche esempio.     [Leggi articolo su Isabella e Beatrice d’Este]

Coraggiosa, di animo buono, romantica fino all’eccesso, molto colta e profondamente credente: sono queste le caratteristiche di Catherine Parr che balzano subito agli occhi di chi ha la fortuna di conoscere la sua storia. Non di minor valore, tra le sue innumerevoli qualità, è l’abilità diplomatica dimostrata nel tempo di reggenza, unita a intelligenza e perspicacia: un cocktail infallibile che gli ha consentito di sfuggire persino alla morte.

Partendo con più ordine, possiamo fissare la data di nascita di Catherine Parr nel 1512, ad agosto probabilmente, nata dall’unione di Thomas Parr, venuto presto a mancare, e da sua moglie Maud Green, da sempre fra le dame di compagnia della regina Caterina d’Aragona.

L’educazione impartitagli è stata severa, improntata sulla fede cattolica e sulla profonda devozione per i reggenti, in particolar modo per Caterina D’Aragona, moglie buona e devota, da prendere come esempio di donna virtuosa. Sebbene di famiglia nobile, la sua dote non era di certo prosperosa, il suo destino era quindi quello di sposarsi, contraendo un buon matrimonio, possibilmente con un ricco Lord.

Contrasse matrimonio per la prima volta nel 1529 con Lord Edward Burgh; la sua fu un’unione dettata dall’amore che la portò a vivere tre anni felici, interrotti purtroppo dalla morte prematura del marito. L’anno successivo, Catherine sposò, il non più giovanissimo, John Neville, che le diede la sicurezza economica che la madre tanto agognava per lei.

Rimasero uniti in matrimonio per ben 10 anni, intervallati da avvenimenti importanti che segnarono la storia dell’Inghilterra nonché della stessa Catherine: il consorte Lord Latymer fu coinvolto, con la forza, nel Pellegrinaggio di Grazia, una rivolta religiosa scoppiata nel 1536 che innalzava la figura di Sant’ Agata, ai danni di re Enrico VIII.
Catherine visse questa vicenda in prima persona, rimanendo in ostaggio dei rivoltosi; mai la sua fiducia nel re vacillò né la sua curiosità e devozione per le Sacre Scritture: le sue tendenze ormai pendevano decisamente verso la religione riformata: leggeva lei stessa i testi sacri in lingua inglese ed ebbe la premura di commentarli in un libello che poi pubblicò.

Thomas Seymour

Thomas Seymour, amante e ultimo marito di Catherine Parr

L’intelligenza e la tempra di Catherine erano forti e indipendenti; credeva nella necessità che una donna del suo rango dovesse essere colta quanto il più possibile, motivo per cui imparò da autodidatta il latino e per cui si distaccò sempre più dai dittami della religione cattolica alla dipendenze della Chiesa di Roma.

Tra i suoi molti meriti, non fu però una moglie fedele; negli anni di matrimonio con Lord Latymer conobbe e si infatuò perdutamente di Tom Seymour, fratello della regina Jane; il loro amore sopravvisse non solo al secondo matrimonio di lei, ma anche al terzo, ben più prestigioso, con il re Enrico VIII.

La storia vuole che le vite di questi due individui fossero da sempre intrecciate: Catherine per il re era sempre stata un’amica leale e una confidente, aiutandolo spesso, nonostante fosse circondato dai medici più preparati del regno, a lenire la ferita alla gamba putrefatta, che il re si porterà dietro fino alla sua morte.
Di certo nella giovinezza, Catherine si sentì attratta dalla figura del re, alto, prestante ed atletico, seducente sotto ogni punto di vista; l’uomo che però fu costretta a sposare fu ben più diverso: vecchio, ormai obeso, malato di gotta e di diabete; la grandezza e il prestigio di re Enrico erano ormai un pallidissimo ricordo.

Il suo ultimo matrimonio fu il più difficile da affrontare; non rinunciò mai alla relazione con Tom Seymour, e inoltre dovette giostrarsi tra gli impegni di una reggente, di sicuro gravosi, e spegnere gli eccessivi colpi di rabbia del marito e la sua eccessiva paranoia che peggiorava con la sua malattia e il suo procedere verso la morte. Aiutò in tutti i modi il re, facendolo riappacificare con le due figlie, Maria ed Elisabetta, coltivando l’amicizia con il figlio di Enrico, Edoardo, e infine prendendo su di sé le redini del governo durante i mesi di guerra.                                                                                       La sua pecca fu quella di attrarre su di sé pettegolezzi e dicerie, dovute alle sue idee sulla religione riformata e sulla mancata nascita di un erede al trono, motivo per cui rischiò di essere arrestata e accusata di eresia dal suo stesso marito, influenzato e ormai non più lucido. Catherine riuscì grazie al suo sangue freddo e al suo buon cuore a convincere il re della sua buona fede, scampando così ad una sicura sentenza di morte.

La morte di Enrico VIII fu per Catherine un sollievo: non doveva più preoccuparsi di dare un erede al trono, non doveva avere più paura degli eccessi di rabbia del marito. Era, finalmente e dopo tanti anni, libera; libera di poter vivere più che dignitosamente, data la ricchezza accumulata dai suoi matrimoni, e di sposare il suo amante.

Il suo spirito sveglio e appassionato non la salvò dal destino che purtroppo la attendeva: morì di febbre puerperale all’età di trentacinque anni, dopo aver dato alla luce una bambina (che morirà in tenera età) e dopo il dolore causato dal neo marito Tom, che non solo attirò su di sé dicerie per il suo comportamento “licenzioso” con la futura regina Elisabetta ma entrò in combutta con il fratello e allora Protettore del regno che lo portarono in breve tempo a sperperare i soldi della moglie e, più tardi, alla decapitazione.

 

 

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