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26 settembre 2017

Putin e l’UE


Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e Donald Trump, il candidato del partito repubblicano putativo a succedergli, negli ultimi mesi hanno criticato i membri europei della NATO per non aver ottemperato ai loro impegni di spesa per la difesa: i due americani hanno ragione.
L’Europa infatti, non è riuscita a mantenere fede alla propria parte del contratto di difesa collettiva: quasi tutti gli alleati europei della NATO hanno permesso che la loro spesa media per la difesa scendesse al di sotto del livello promesso del 2% del PIL; ma la cosa più importante, è che non sono riusciti a costruire una vera e propria comunità di difesa europea e, a meno che non intensifichino i loro budget, rischiano di dare credito alle sconsiderate affermazioni di Trump, che gli europei sono solo “dei liberi sognatori”, che sfruttano un’alleanza “superata” a spese dei contribuenti americani.

RUSSIA-GERMANY-DIPLOMACY

Un settore in cui l’Europa può dimostrare il suo valore strategico è il rapporto con la Russia di Vladimir Putin. Alcuni già sostengono che l’Unione europea, quando ha affrontato un assertivo Cremlino, non sia riuscita ad esercitare le opzioni di soft-power che ha a sua disposizione; ma, mentre una più ampia strategia UE nei confronti della Russia è certamente carente, c’è ancora tempo per fare ciò che è necessario per frenare il provocatorio comportamento del Cremlino.
Dopo l’invasione dell’Ucraina e l’annessione della Crimea, i paesi UE hanno imposto alla Russia le sanzioni economiche, comprese le restrizioni sul credito alle banche russe e alle imprese energetiche. Le sanzioni, che hanno portato a chiazze di cessate il fuoco, sono state legate all’attuazione del protocollo di Minsk del 2014, e hanno una scadenza programmata per la fine del mese prossimo.

L’Ucraina però, non ha ancora il pieno controllo dei suoi confini, come non ha una tregua affidabile nelle zone di combattimento del Donbas; così di recente, i leader del G7 si sono impegnati a prolungare le sanzioni fino a quando l’armistizio di Minsk non sarà pienamente rispettato. Nell’UE, tuttavia, le sanzioni continuano ad essere oggetto d’accesi dibattiti, con i diplomatici ungheresi, ciprioti, italiani e altri che vogliono ammorbidire la loro posizione nei confronti della Russia [un risultato degli sforzi di lobbying del Cremlino].
E, non sono solo gli estremisti d’estrema destra, come i sostenitori del Fronte Nazionale francese, che sono suscettibili delle lusinghe di Putin – i politici tradizionali francesi e altrove hanno iniziato a mettere in discussione il corrente regime di sanzioni. Il ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, per esempio, ha raccomandato d’alleviare le sanzioni, a condizione che la Russia soddisfi determinate condizioni.

Al di là di sostenere un allentamento delle sanzioni, alcuni leader europei cercano anche d’ingraziarsi il Cremlino, come ad esempio, il primo ministro italiano Matteo Renzi, ampiamente considerato come uno scettico delle sanzioni, il quale questa settimana, sarà, assieme al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, ospite d’onore di Putin al Forum Internazionale Economico di San Pietroburgo.
Non è il momento per l’Europa di prendere una strada “soft” con la Russia. Juncker, invece di partecipare a una conferenza che illumina Putin e fornisce al Cremlino una propaganda per un colpo di stato in vista delle elezioni parlamentari, avrebbe dovuto dare priorità all’Unione europea di cui è presidente. Tali priorità includono la salvaguardia dell’architettura politica e di sicurezza post guerra fredda in Europa, la protezione dell’integrità territoriale dei paesi europei e il rispetto di norme condivise, incarnate da istituzioni come l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE ) e il Consiglio d’Europa, e, solo una volta che Putin avrà accettato di sostenere queste priorità, potranno iniziare le discussioni sulla cooperazione economica Russia-UE.

Renzi-Putin

Un sollievo delle sanzioni contro la Russia potrebbe piacere ai dirigenti d’azienda europei, anche se, fanno più male le contro sanzioni generalizzate russe, che le sanzioni selettive europee. Ammorbidire le sanzioni adesso, senza alcun progresso nell’accordo di Misnk, è pari ad un catastrofico impatto sulla credibilità europea – e un’importante perdita per l’Ucraina.
I leader dell’UE devono rimanere fermi e uniti nel garantire che le sanzioni economiche esistenti verranno tolte solo se l’accordo di Minsk sarà implementato completamente. Questo include il completo ritiro delle forze e tutti gli equipaggiamenti militari russi dal territorio ucraino, e il ritorno al governo ucraino del controllo sul suo confine con la Russia.
Il fatto d’insistere sul rispetto russo degli accordi in Ucraina è molto importante, proprio perché le azioni del Cremlino sono solo un esempio di un comportamento sempre più canaglia, al quale l’UE deve porre fine. Dato questo, piuttosto che indebolire le sanzioni, l’UE dovrebbe adoperarsi per sviluppare misure più incisive, magari ispirandosi alla legge americana “Magnitsky Act”, che si rivolge ai funzionari russi responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Tale approccio garantisce che coloro che beneficiano del capitalismo clientelare di Putin non possano riciclare il loro denaro e mettere al riparo le loro famiglie in Occidente. In realtà, tali sanzioni selettive potrebbero essere più efficaci sulla politica russa che le restrizioni economiche più generali, in quanto forniscono un avvertimento esplicito e tangibile alle élite russe che la loro impunità finisce ai confini del paese.
Al di là delle sanzioni, l’UE e gli Stati Uniti devono diventare più attivi ed efficaci nella lotta contro la massiccia campagna di disinformazione che è diventata una potente arma nella “guerra ibrida” del Cremlino; ma allo stesso modo, l’UE dovrebbe escogitare il modo per sostenere la società civile, gli studenti, i ricercatori e le piccole e medie imprese russe mentre lottano per la libertà, la democrazia e la prosperità. Infine, l’UE deve intensificare gli sforzi per arginare i flussi di denaro e le risorse che Putin sta usando per destabilizzare e dividere il panorama politico europeo.

Coloro che chiedono un approccio più morbido verso la Russia hanno bisogno di rimuovere i loro paraocchi e riconoscere la scala degli sforzi che il Cremlino sta utilizzando per arrivare alla disintegrazione dell’Unione europea. Data la prospettiva di “un’amministrazione americana Trump”, tali pressioni sono l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Unione europea: tenere ferma la Russia è l’unico modo per tenere insieme l’Europa.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha assolutamente ragione quando afferma di non vedere alcuna ragione per togliere le sanzioni alla Russia: il Cremlino non ha fatto nulla per meritare tale compenso. Al contrario, merita sanzioni ancora più severe.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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