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22 settembre 2017

I benefici russi per una Brexit


I risultati dei sondaggi politici inglesi normalmente non sono di grande interesse a Washington, Bruxelles e Mosca; ma questa settimana certamente saranno sotto stretta sorveglianza. I rilevamenti stanno dimostrando in modo sempre più convincente, causando allarme nei governi occidentali, che l’adesione europea sia sempre più rivolta verso un’uscita.
In Europa, l’idea britannica è diventata un tormentone quando è arrivato alle notizie della cronaca, a Mosca invece, è vero il contrario, la prospettiva di un Brexit presenta molte ottime opportunità ai funzionari russi, oligarchi e, naturalmente, al presidente russo.

Il primo grosso e più evidente vantaggio è legato alla proprietà. La sterlina britannica è già in calo, e si prevede il calo di un terzo in caso di Brexit. Ciò permetterà di migliorare notevolmente il potere d’acquisto della ricchezza russa a Londra: da palazzi e appartamenti, ai servizi legali e beni di lusso: dovrebbe essere una benvenuta pausa finanziaria dopo la crisi del rublo.

La seconda opportunità russa è l’opacità. Il rischio principale degli investimenti a Londra negli ultimi anni è stata la richiesta a gran voce che venissero rivelati tutti gli investitori russi, con l’obiettivo d’abbattere il riciclaggio di denaro e il blocco dei servizi legali e finanziari britannici utilizzati dai funzionari legati alla corruzione.
Nell’ultimo periodo, l’élite politica russa temeva che le riforme in Gran Bretagna divenissero severe come quelle dell’UE, e quindi di non essere più in grado d’acquistare in forma anonima le case, aprire i conti correnti o mandare in figli a scuola in tutta l’Europa occidnetale. L’opacità essenzialmente sostituirebbe la campagna per la trasparenza finanziaria: i politici e gli attivisti di destra di Londra spingono per un Brexit perché intendono liberarsi dal fardello normativo dell’UE, che prevede per impostazione predefinita leggi standard sul riciclaggio. Il caos normativo, il disordine e le rinegoziazioni delle relazioni commerciali tra la Gran Bretagna e l’Unione dovrebbero portare via almeno un decennio – periodo idoneo per garantirsi che vengano abbandonati i progetti di trasparenza.

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Brexit non sarebbe semplicemente un evento, ma porterebbe al potere almeno per una generazione la fazione per un libero mercato del partito conservatore. Questo è il motivo per cui l’opposizione del Regno Unito, un partito laburista, si riferisce ad essa come un “Tory Brexit”. Anche in questo caso, però, per le élite russe sarebbe una fortuita svolta politica, in pratica i russi si dovrebbero aspettare l’abbandono delle politiche di trasparenza e la cessazione delle normative di Bruxelles.

La classe politica britannica è la terza opportunità Brexit della Russia: una classe politica più economica, opaca e meno influente, s’adatterebbe perfettamente agli interessi russi, più debole e più amichevole.
Più debole perché, post-Brexit, l’UK cesserà d’essere parte integrante dell’UE entro 5 anni, ma la Scozia, una nazione fortemente pro UE e costituente del Regno Unito, che ha da poco votato per rimanere unita all’Inghilterra, probabilmente chiederà una secessione.
L’adesione all’UE è stata anche una delle basi decisive dell’accordo di pace con l’Irlanda del Nord del 1999, ragion per cui potrebbero tornare delle schermaglie di basso livello, se non addirittura una violenza inter-comunitaria. Una debole UK, diventerebbe più amichevole in diversi modi: Brexit probabilmente potrebbe essere così complessa e potenzialmente economicamente dolorosa che i politici britannici potrebbero cessare le loro ostilità verso le attività russe in tutto il mondo. Boris Johnson, in caso di Brexit, potrebbe essere il futuro primo ministro del Regno Unito, il quale ha più volte sollecitato l’Occidente, grazie all’impegno russo in Siria, a cessare le attività contro Mosca e a sostenere la strategia del presidente russo.
Boris Johnson, viene inteso dalle élite russa, non tanto come un politico senza una mentalità della guerra fredda, ma come un politico, senza una mentalità di politica estera. Il suo mandato come sindaco di Londra è caratterizzato da un’intensa apertura e cordialità verso la ricchezza e l’investimento globale, senza alcun pregiudizio politico, religioso o ideologico.

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Una quarta opportunità Brexit della Russia deriverebbe nel breve all’interno dell’UE.
Lo shock iniziale e l’agitazione di Bruxelles e Berlino non le renderebbe più in grado di far rispettare il consenso sulle sanzioni contro la Russia.
Brexit non sarà in grado di svolgere un ruolo simile a quello che gli Stati baltici hanno giocato nel 1990 con l’Unione Sovietica; certamente la Germania e la Francia prenderanno misure drammatiche per integrare ulteriormente il blocco in un’unione politica. Queste, riducendo notevolmente l’influenza russa nell’UE, potrebbero includere misure decisive per una comune politica estera. L’uscita britannica non sarebbe più in grado di fermare i desideri francesi, polacchi e baltici per un credibile esercito unico europeo e un solo comando militare, anche se ciò, ovviamente, non è nell’interesse russo, proprio perché ridurrebbe a Mosca l’opportunità d’infiltrarsi negli stati dell’ex Patto di Varsavia. Il senso d’emergenza storica che ne potrebbe derivare, e la conseguente tempesta mediatica – specialmente nel caso di una presidenza Clinton – potrebbe riattivare in Europa la forza americana per fermare l’ulteriore disintegrazione o le troppo ovvie emergenti opportunità russe.

I sostenitori di Brexit, quando solo dieci anni fa erano una minoranza politica invisibile britannica, si troveranno con la piacevole sorpresa di un iper-consolidamento, ma oltre che essere felici loro, sicuramente, conforteranno anche il presidente russo.

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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