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19 novembre 2017

Europei 2016: Putin attacca


Nello stesso modo in cui negli ultimi due anni le relazioni russe con l’Occidente sono peggiorate, il governo del presidente Vladimir Putin non ha tardato a lamentarsi “dell’ingiusto” trattamento riservato al suo paese e ai suoi cittadini, come riporta il giornale sportivo italiano, Gazzetta dello Sport; ma la retorica familiare russa continua imperterrita anche se l’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica (IAAF) ha deciso di vietare alla squadra atletica di Mosca la partecipazione alle Olimpiadi di Rio.

Nell’attuale Russia, la maggior parte delle interazioni con l’Occidente sono viste come parte di un conflitto in corso: mercoledì scorso, il ministero degli esteri ha convocato l’ambasciatore francese a Mosca, per protestare contro l’arresto dei tifosi russi a Marsiglia, dove hanno attaccato i sostenitori inglesi – uno dei quali è morto dopo un brutale pestaggio. Il ministero ha sostenuto che i russi erano stati provocati e messi in stato d’allerta per “la discriminazione” e un “ventaglio di sentimenti anti-russo”.
Sebbene il ministro dello sport russo, Vitaly Mutko, abbia una certa riluttanza a condannare la violenza, la linea semi-ufficiale è che l’Occidente veda solo le difficoltà quando sono coinvolti i russi. “Vogliono la guerra – ha scritto su Russia Today, Maxim KononenkoTutte queste dubbie storie di doping a livello statale. Tutte queste bugie sull’occupazione della Crimea. Tutte queste fantasie su alcune minacce ai paesi baltici. Tutte queste sciocchezze sulle truppe inviate in guerra...”.

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Eppure, lo stesso Putin non sembra confondere lo scandalo doping che terrà fuori gli atleti russi dalle Olimpiadi per la prima volta dal 1984, con il resto delle “ingiustizie” che si suppone che stia subendo il suo paese. A marzo, ha sostenuto con i suoi funzionari che non c’era “alcun bisogno di politicizzare o spingere qualsiasi teoria di cospirazione” aggiungendo, “…come insegnano i vecchi allenatori esperti, non dovremmo piangere e gemere ad ogni occasione, dobbiamo vincere, il nostro vantaggio deve essere chiaro, quindi non ci devono essere altre domande a riguardo”.

Putin, che come politica di Stato, ha chiesto la “eroizzazione” dei campioni olimpici che hanno gioito di una loro vittoria alle Olimpiadi invernali di Sochi – il suo progetto multimiliardario – vuole che i suoi atleti vincano lealmente, o, presumibilmente, almeno non si facciano “prendere” mentre fanno qualcosa d’illegale. Si può tranquillamente sostenere che il presidente sta facendo la sua parte: ha organizzato un’enorme campagna di sponsorizzazione delle federazioni sportive per le grandi competizioni che si terranno in Russia, e ha concesso che il ministero dello Sport, mungendo le imprese private e di proprietà dello Stato, ricevesse circa 1 miliardo di dollari all’anno per finanziamenti operativi, nonostante che il paese sia in grosse difficoltà di bilancio. Il modo in cui lo sport russo e i funzionari della sicurezza hanno gestito le recenti indagini della World Anti-Doping Agency (WADA), tuttavia, è stato così mal trattato che in effetti è possibile che la Russia non ottenga un equo trattamento. Dopo che la WADA nel mese di novembre ha dichiarato che la sua filiale russa non fosse conforme alle regole, riportando la falsificazione di massa d’indagini di doping e d’ingerenza del governo nel lavoro dei test dei laboratori, la IAAF ha vietato ai russi la  partecipazione alle competizioni internazionali. I funzionari russi – su sollecitazione di Putin – hanno professato il desiderio di voler sistemare le cose: sono stati licenziati i responsabili dei laboratori, sono stati sospesi gli allenatori e sono state proposte nuove regole di trasparenza. Probabilmente è stata solo una rozza facciata.

In un documentario di una TV tedesca dell’8 giugno, Hajo Seppelt, un giornalista che ha dedicato la sua carriera ad indagare il doping nello sport, ha rivelato che due degli allenatori sospesi stavano ancora lavorando di nascosto con gli atleti russi. Il ministero dello sport russo ha pubblicato una poco convincente smentita, sostenendo che “nessun allenatore squalificato è coinvolto nel lavoro con le squadre nazionali russe o finanziate dallo Stato”. Seppelt, però, non ha mai affermato che il ministero avesse negato d’aver espulso gli allenatori coinvolti!

Mercoledì scorso, la WADA ha pubblicato un aggiornamento sul suo rapporto doping e sulla sua decisione di sospensione. È una relazione agghiacciante e schiacciante e ha confermato le denunce esposte nel lavoro di Seppelt: gli atleti venivano rinchiusi nelle città militari sparse in tutta la Russia, di modo che gli stranieri addetti ai controlli della WADA non potessero avvicinarsi agli atleti. Gli incaricati dell’Agenzia antidoping sono stati messi sotto pressione, tenuti lontani dai centri e minacciati d’espulsione dalla Russia. Sono state segnalate sostituzioni di persone con gli atleti quando si sapeva dei controlli: è stato descritto un egregio episodio in cui un’atleta femminile ha cercato di nascondere un contenitore di urina “pulita” all’interno di una sua cavità corporea.

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In questo contesto, non è facile non credere alle indicazioni del documentario di Seppelt che il sistema di doping russo fosse parte di un sistema globale. Un consigliere di Mutko è stato accusato di “allungare” tangenti a qualcuno della IAAF per proteggere gli atleti contro le eventuali sospensioni. Un ufficiale russo dell’antidoping, nel mese di febbraio, mentre stava scrivendo un libro rivelazione sul doping e aveva promesso delle prove accademiche nelle quali si intravvedevano le violazioni alle regole, è improvvisamente morto e non se ne conoscono le cause.
La trasgressione non può essere solo confinata in Russia: solo che lì è così imperversante e prevalente che è difficile capire come gli organismi sportivi internazionali non siano riusciti a scoprirlo per anni.
Per Putin questo è un disastro personale che difficilmente può essere risolto solo con l’invio di un messaggio “Colpa dei russi? Che strano...”, per sostenere che ci sono intrighi occidentali contro la Russia.

Come può Mosca parlare di intrighi internazionali, se, come riferisce il bell’articolo di Mauro Voerzio,Hooligans Russi, tutto ciò che non vi dicono”, nel quale l’autore affronta con disarmante serenità tutto ciò che propinano i russi – solo in Euro 2016! – è la Russia stessa che trama, spiega Voerzio. Al massimo l’Occidente sta facendo una legittima difesa.
Ora che il divieto per Rio è arrivato, Putin lo userà per fini propagandistici, lui probabilmente si adopererà a collaborare con gli organismi internazionali – particolarmente con il Comitato Olimpico Internazionale ( CIO) – per consentire la partecipazione degli atleti russi che sono puliti.

Il presidente del CIO, Thomas Bach, già il mese scorso ha accennato in un comunicato una simile soluzione, sostenendo che il comitato “avrebbe dovuto prendere in considerazione … se nelle federazioni contaminate si sarebbe potuto applicare la presunzione di innocenza per quegli atleti, che avevano una prova certa”. Questo potrebbe significare che gli atleti interessati debbano dimostrare, fornendo un piano di parità con i loro colleghi concorrenti, che il loro record di analisi internazionali è nato da controlli indipendenti e conformi alle regole della Federazione Internazionale e del Codice mondiale antidoping.
Ciò significa che il divieto IAAF non è definitivo e si adatta allo scopo di Putin, anche se gli atleti russi che avranno il permesso di competere a Rio si rivelassero pulitissimi, ma più importante, porterà al presidente russo un altro punto anti-occidentale con il suo pubblico domestico.

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